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Zurma: Noi la vogliamo autoctona

Di Agostino Zurma /CFI pubblicato il 01/12/16



Tutto ha avuto origine dalla richiesta di approvazione, per ora sospesa, (luglio 2014) del nuovo regolamento ittico della regione Emilia Romagna dal quale la carpa viene tolta dalla lista delle specie protette, quindi da considerarsi autoctone per passare tra gli alloctoni. Decisione certamente anomala, quella presa da chi ha scritto le norme del regolamento,visto che sino a quel momento tutte le regioni e provincie Italiane, tra cui appunto l’Emilia Romagna considerano nei propri regolamenti ittici la carpa come autoctona. Una protezione, guadagnata  naturalmente con l’assenso di tutte le componenti scientifiche che, come ben sappiamo, sono parte rilevante nella stesura di detti regolamenti. Una cosa è certa, che se la specie fosse privata delle attuali tutele la  possibilità, per la carpa, di continuare ad avere la sua presenza nelle nostre acque sarebbe messa in forte discussione. Abbiamo tutti ben presente come oggi il prelevamento di questo pesce, nonostante abbia tutte le tutele degli autoctoni, avvenga in modo aggressivo e devastante.

Con il supporto di un legale, in qualità di Presidente della nostra Associazione, sono stati realizzati due documenti, inviati in data 1 ottobre 2014, uno al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare al quale viene chiesto di pronunciarsi sulla disciplina applicabile alla carpa riconoscendola al pari degli autoctoni e uno alla Regione Emilia Romagna con la quale si invita, in attesa delle disposizioni Ministeriali di mantenere lo stato attuale di identificazione del ciprinide tra, appunto, le specie autoctone, o comunque che alla stessa specie vengano mantenute tutte le norme a tutela attualmente presenti, ovvero la misura minima, i periodi di divieto, la possibilità di reimissione e il quantitativo massimo giornaliero prelevabile. Le sollecitazioni attuate nei confronti del Ministero hanno portato lo stesso organo a pronunciarsi nei confronti della richiesta inoltrata da CFI. Mi è infatti pervenuta, in data 13 febbraio 2015, una risposta con la quale si ribadisce e conferma l’individuazione della carpa tra le specie parautoctone così come definita dallo stesso Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (oggi ISPRA) nelle “Linee guida per l’immissione di specie faunistiche”.Ma non si molla la presa, si insiste con il Ministero e nella seconda risposta( di cui allego copia) si ribadisce che la specie è parautoctona e si dichiara apertamente che alle Regioni spetta la gestione della fauna ittica. Quindi care Amministrazioni Regionali alibi non ne avete: la carpa va difesa, punto e basta!

Il giorno otto novembre 2016, considerato che il Ministero ha in atto per le specie ittiche,  la stesura degli elenchi nei quali si individueranno gli autoctoni e gli alloctoni ho spedito una nuova  rischiesta con la quale si chiede, motivondola, di inserire la carpa tra gli autoctoni. Questo perchè l’art. 2, lett. o-quinquies), D.P.R. 357/1997 stabilisce che deve essere considerata “autoctona” la popolazione o specie che per motivi storico-ecologici è indigena del territorio italiano. E proprio in virtù del richiamo ai motivi storici (appunto altrimenti incomprensibile ai fini della qualificazione di una specie come indigena), il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in collaborazione con l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (oggi ISPRA) nei “Quaderni di conservazione della Natura n. 27” - Linee Guida per l'immissione di specie faunistiche” del 2007 ha affermato, al par. 6.1.2, che, proprio in riferimento a tale dettato normativo ed alle definizioni tecniche approvate a livello nazionale (AA.VV., 1997 Suppl. Ric. Bio. Selvaggina, XXVII: 897-905), si ritiene possano essere considerate autoctone quelle specie, sottospecie o popolazioni naturalmente presenti sul territorio nazionale o su parte di esso, nel quale si siano originate o vi siano giunte senza l'intervento diretto (intenzionale o accidentale) dell'uomo, nonché quelle specie -denominate parautoctone- che, pur non essendo originarie del territorio Italiano, vi siano giunte - per intervento diretto intenzionale o involontario dell’uomo – e quindi naturalizzate in un periodo storico antico (anteriormente al 1500 DC), oppure che siano state introdotte e naturalizzate in altri paesi prima del 1500 DC e successivamente arrivate in Italia attraverso naturali fenomeni di espansione.In conseguenza di ciò, nelle citate linee guida, Allegato 1, la Carpa (Cyprinus carpio) è considerata, sia dal punto di vista scientifico che gestionale, specie autoctona.Si chiede pertanto che, tenuto conto di tutto ciò la Carpa (Cyprinus carpio)venga inserita tra le specie da considerarsi autoctone del territorio italiano.

Il Presidente Nazionale


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