In copertina...



Sponsor



Zig-rig per iniziare

di Edoardo Maria Martini pubblicato il 06/09/15

 Zig rig per iniziare

Prima di andarvi a illustrare come personalmente mi sono approcciato alla tecnica dello zig rig vorrei specificare che non tratterò le modalità della pesca a “mezz’acqua” mediante l’utilizzo dell’apposita bombarda, ma quella che più frequentemente è impiegata sia nel settore agonistico sia da chi vuole tentare un nuovo approccio per catturare carpe.

Data la cattiva opinione che alcuni carpisti nutrono verso lo zig-rig, mi sento in dovere di puntualizzare che questo approccio  è concettualmente simile alla pesca con una pop-up staccata 10 cm dal fondo… solo che nel nostro caso non sarà una pop-up ma una spugnetta ad alta galleggiabilità e non parliamo di pochi centimetri di sospensione, ma di qualche metro.

Chiusa questa parentesi , ricordo di essermi avvicinato a questa tecnica circa 6 anni fa, ma allora non era così diffusa e conosciuta come lo è oggi e scarseggiando video didattici sul web e articoli correlati ho cominciato a fare le mie prove. Ovviamente il tutto è andato molto a rilento, ma ora finalmente ho delle basi sufficienti per poter tentare la cattura di qualche ciprinide.

Come mi è consueto fare, procediamo per punti.

Realizzazione del terminale
Premetto che non vorrei soffermarmi molto sui prodotti, quanto più sul come fare, tanto siamo agli inizi e ognuno utilizzerà quello che già ha nella propria cassettina  porta minuteria.
I requisiti necessari del materiale di cui avremo bisogno sono:
- amo di una misura compresa tra il n°12 e il n°8, in base alla taglia dei ciprinidi che troveremo nel lago in cui andremo a pescare
- filo galleggiante specifico per lo zig-rig. So che molti utilizzano il fluorocarbon che personalmente  sconsiglio, poiché per terminali dai 5m in su risulta troppo “pesante” e rigido, compromettendo la presentazione del nostro innesco
- Spugnette ad alto grado di galleggiabilità di vari colori

La costruzione risulta molto semplice, in quanto non dovremo fare altro che un semplice hair-rig, con due piccoli accorgimenti. Il primo è mettere un pezzettino di tubo siliconico e non il termo-restringente  sul capello e farlo scorrere sull’amo a modi blow-back rig. Il secondo è stendere un velo di colla (una goccia sarebbe già troppo!) sul nostro nodo senza nodo poiché il nylon tende a serrarsi meno della treccia al fine di non rischiare che le spire si sovrappongano se non le fissiamo.

Per la lunghezza del terminale ovviamente nessuno può sapere a priori a che altezza stazionerà il pesce, quindi vi consiglio di preparare a casa più terminali con differenza di 50cm l’uno dall’altro, partendo da 1m sotto la superficie fino a scendere a 2 m dal fondale. Nel globale non serviranno più di 7-8 terminali minuziosamente riposti sui nostri rocchetti.

Per la scelta delle spugnette basterà seguire dei chiari e semplici concetti:

-prevalentemente si useranno spugnette di due colori opposti: uno scuro che andrà passato sul “capello” per primo e uno chiaro per secondo; questo perché l’innesco deve evidenziarsi cromaticamente rispetto allo sfondo. Tale “astuzia” permetterà al pesce che arriva da sopra al nostro innesco di notare qualcosa di più chiaro rispetto al fondale, mentre il pesce che nuota sotto vedrà un qualcosa di più scuro rispetto al cielo.
- scelta dei colori: giornata soleggiata implica colori forti, ben evidenti, come un giallo/nero o giallo/rosso; mentre se la giornata è più nuvolosa dovremmo scegliere colori più tenui, come un bianco/arancio o bianco/rosso. Il fine ultimo è come sempre stimolare la curiosità del pesce.

Pasturazione
La pasturazione per lo zig-rig è molto particolare perché deve lavorare sull’intera colonna d’acqua, motivo per cui mi affido ad un prodotto studiato appositamente per questa pesca e altamente performante: lo Z-mix. E’ un composto di farine, micropellets e semi di varia natura. Pesi specifici diversi e granulometria abilmente elaborate lo rendono una micidiale arma attrattiva. Il mio consiglio è quello di svuotare il contenuto della busta in un secchio in cui poi andremo ad aggiungere latte (di mandorla, di cocco o il classico latte di mucca, a voi la scelta!) e acqua del lago fino a raggiungere una consistenza molto molle. Nulla vieta di aggiungere ulteriori attrattori e liquidi vari. Quindi a questo punto caricate lo spomb e fate due o tre lanci ogni mezz’ora nella zona in cui state pescando.

 
 Una marcia in più

Per avere qualche chance in più di cattura mi piace dare un odore alle spugnette da innescare, e per tale finalità  si rendono necessari  gli Enerdip spray Diamondbaits e/o i Goo.
Onde evitare inutili sprechi, ho inserito le mie spugnette dei vari colori in diversi barattolini, ognuno con il proprio aroma, in modo tale da lasciar loro assorbire il relativo liquido nel tempo.

 

Tattica

Finiti tutti i preparativi , passiamo all’azione di pesca vera e propria. La pesca con lo zig-rig è una tecnica dinamica  e non d’attesa come la pesca a fondo, quindi non sperate di rimanere in relax aspettando la partenza di una carpa, ma rimboccatevi le maniche! Per prima cosa misurate in vari p  unti la profondità dello specchio d’acqua che vi trovate davanti mediante l’utilizzo del marker. Stabilita l’altezza dal fondo della zona in cui intendete pescare, cominciate a provare i vostri terminali. Personalmente, do circa un’ora di fiducia al mio terminale, poi lo cambio con uno più lungo o più corto. In quell’ora rilancio la canna dalle 3 alle 6 volte in base a dove percepisco movimento del pesce, mentre pasturo costantemente (vedi sopra). Una volta localizzata la fascia d’acqua in cui stazionano le carpe viene il bello: il combattimento! Se vogliamo portare a guadino la nostra preda dovremo avere veramente molte accortezze, a cominciare dalla partenza stessa. Punto primo: pescando a zig-rig non si ferra. Dobbiamo infatti portare tranquillamente il pesce verso di noi evitando di forzarlo. Ricordiamoci che stiamo pescando con ami molto piccoli. A nostro vantaggio vi è il fatto che dall’altra parte non avremo  una carpa impaurita e combattiva come siamo abituati a vedere  perché la stessa, non percependo il peso del piombo che dista da lei qualche metro, si farà tranquillamente “accompagnare” verso la riva.
Punto secondo: recuperare a canna bassa con la punta immersa nell’ acqua, evitando così spiacevoli sbalzi del piombo che potrebbero portare a slamare la carpa prima che sia ormai al sicuro nel vostro guadino.

Desidero mandare un buon augurio a chiunque si voglia avvicinare a questa vivace tecnica e ricordiamo tutti… a zig-rig chi dorme non piglia pesci!

 

 






Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)