News

Vuoi salvare i pesci? Colpisci i soldi…

Di Gianluca "IL Basco" Milillo pubblicato il 01/02/17

Una piccola riflessione: per alcuni saranno concetti scontati ma probabilmente per molti no.

Per anni si sono combattuti gli effetti, per anni si è trattato il bracconaggio ittico come un problema legato alla pesca, per anni si è accettato che criminali, schiacciati nel giusto modo nelle nazioni d’origine, venissero accolti (come tanti) nel nostro paese a rivendicare il diritto di “pescare” in modo distruttivo, per anni si è difesa la pesca di professione in acque interne, definendola risorsa, pur se la sproporzione tra il profitto monetario privato e il danno ecologico era abissale, per anni si è sanguinosamente lottato per avere leggi poi rivelatesi inutili per mancanza di vigilanza, o si è vista la vigilanza fallire per l’inadeguatezza delle leggi.
Politici pro, politici contro, associazioni che strillano al disastro e bande di sciacalli che ridono e ingrassano.
Tutti questi sono effetti: non cause…
La causa è da trovare a livello dell’inquinamento sociale, di una distorsione dell’evoluzione che ha traslato l’asse di gravitazione tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, che ci ha voluto far credere che il male era un valore e la ricerca della giustizia razzismo, egoismo, estremismo.
E questo mentre il pesce moriva, i fiumi venivano svuotati e la vita umana, sulle sponde, che si interrogava su chi fosse il più frustrato tra i due contendenti.
La causa della devastazione ecologica che ha massacrato l’areale del Fiume Po, come ogni male di cui l’uomo è vittima e carnefice, è il guadagno ed il potere: è solo il valore economico intrinseco che spinge bracconieri a pescare ed enti a proporre progetti.
Finchè non si colpiranno i profitti, è impossibile contenere la “fame” di pesce, di spazi, di risorse.
Se (e dico un SE grande metri) fossi ancora partecipe del panorama pubblico di quella parte del mondo di pesca sportiva che da anni (che io ricordi almeno 15) denuncia e si batte per frenare l’emorragia di vita dalle acque causata dalle reti, proporrei un movimento che usi ogni mezzo di comunicazione per boigottare l’uso commerciale (alimentare o vivo) di pesce selvatico, con una campagna tanto selvaggia da “spaventare” chiunque pensi di mettersi nel piatto un pesce pescato nel Po: sanitaria, deontologica, morale.
Oppure spingerei per un accordo internazionale per sanzionare il commercio o ancora moratorie ai mercati ittici.
Denuncerei ogni servizio veterinario ASL che non verifica quando il pesce è nei mercati autorizzati o proporrei sanzioni penali per chi vende, importa o detiene pesce selvatico.
E non pensate che siccome “razze inferiori”, i destinatari extra nazionali di questi prodotti, pur se sono culturalmente dediti a questo cibo, il mercato loro non cali vertiginosamente.
Vuoi salvare i pesci? Trova il modo di colpire i soldi…


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)