Tecnica

Viaggio tra gli odori del carpfishing

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 25/06/12

La magia del carpfishing è un misto di tante emozioni, coinvolge e riempie il nostro tempo libero e traccia un profondo solco quando si va a parlare di odori. Di sostanze che odorano o puzzano tutti ne abbiamo fatto finora grandi annusate, in certi casi andandole poi a comperare, mentre in altri non avendone il coraggio, perché alcuni prodotti sono da considerarsi una sorta di arma chimica. Le mura di casa imbrattate da quel fetore, seguito dalle urla dei genitori sono cose che credo non riuscirò mai a dimenticare e saranno di sicuro circostanze comuni a noi tutti che, spesso, fregandocene continuiamo ad “appestare ambienti”.

Ognuno di noi ha ovviamente un proprio gusto, a pelle infatti un odore può piacerci, incuriosirci o disgustarci, quindi fin da subito riusciamo ad esprimere un giudizio. Purtroppo lo stesso discorso non può essere fatto per le carpe che non hanno di certo un olfatto scarso come il nostro, non hanno le nostre esigenze in termini di cibo e non rispondono agli stessi segnali alimentari. Probabilmente uno dei più grandi difetti di noi carpisti, è quello di odorare un liquido piuttosto che una boilie e utilizzare o meno lo stesso, in base al solo nostro gusto personale; Ci accontentiamo del segnale di gradimento che il cervello ci restituisce, ignorando che esso non corrisponde necessariamente a quello delle carpe (non a caso siamo animali diversi).

Nel viaggio tra gli odori e nell’impiego di taluni prodotti, ciascuno di noi ha fatto il proprio “percorso olfattivo”, per poi scegliere i “compagni di viaggio fidati” da utilizzare. Parlare di odori in ambito di carpfishing è parlare di buona parte di questa disciplina, pertanto addentrarsi in un percorso di questo tipo richiede tempo e va fatto step by step, cosicché riusciremo a parlare un pò di tutto, colmando le perplessità e le curiosità specialmente dei neofiti ai quali dedicherò buona parte dei prossimi articoli. Iniziamo dunque! Come precedentemente accennavo i prodotti che “odorano” sono tantissimi, iniziamo a parlare di quelli che sicuramente prima di altri ci colpiscono, data la loro assoluta forza inebriante: gli aromi. Un aroma (o essenza), altro non è che un soluto (parte odorante), disciolto in un solvente (che può essere di vario tipo) spesso in forma liquida, utilizzato per aromatizzare le nostre boilies. L’aroma colpisce immediatamente e molto velocemente riusciamo a gradirne o meno le caratteristiche olfattive, personalmente non mi soffermo troppo sull’odore, dato che non credo esso rivesta un ruolo fondamentale nell’esca che andrò a rollare. Ciò che in realtà dobbiamo valutare è l’impatto che l’aroma ha sul gusto della boilie e su quanto la sua presenza nel nostro mix inciderà sulla capacità e facilità di individuazione nel breve periodo da parte delle carpe, vista la sua dispersione in acqua. L’aroma infatti non serve, come molti credono, a far arrivare sulle esche le carpe, ma a completare il gusto e l’identificazione dell’esca nell’immediato, senza impattare sulla qualità dell’esca o su altre caratteristiche (digeribilità, pasturazione nel lungo periodo ecc…). Col tempo ho compreso che davvero l’aroma è forse l’elemento che meno incide sulla qualità e sull’attrattività delle nostre esche, anche perché se un’esca non è “buona” di sicuro non lo sarà se introduciamo in essa un aroma strepitoso, quindi innamoriamoci poco di ciò che colpisce noi e magari investiamo risorse in prodotti che sono di sicuro utili anche se “nemici” del nostro naso, che riservano ai ciprinidi un interesse maggiore. Per rendere al meglio il concetto pensate per un attimo di mangiare un piatto di sterco (ovviamente non ve lo auguro), bene credo proprio che anche se accompagnerete a questo dell’ottimo vino e lo guarnite con della glassa del miglior ristorante di Parigi, fondamentalmente poco cambia perché sempre sterco resta.

Due consigli velocissimi sull’impiego degli aromi: non andate mai oltre le dosi di impiego riportate sui flaconcini consigliate dalle aziende produttrici (io mi tengo al di sotto) e non utilizzate gli aromi come una sorta di dip, in entrambi i casi gli effetti in pesca potrebbero essere disastrosi. Per l’appunto un dip è un composto, generalmente liquido, nel quale bagnamo il nostro innesco che serve essenzialmente ad amplificare i messaggi alimentari che partono dall’esca in acqua, quindi si comporta da liquid food ed è utile nella più facile localizzazione della fonte alimentare da parte delle carpe (in certi casi più dello stesso aroma). Differenziare la/e boilie da innesco dalle altre, e “mettere il turbo alla stessa” è un qualcosa che tutti vorremmo, il dip è forse il prodotto che più di altri appaga la nostra voglia o, secondo alcuni, esigenza di “elevare” o potenziare l’innesco.  Esistono numerose tipologie di dips. I più diffusi sono sicuramente quelli liquidi, abbiamo poi quelli spray, ma anche in polvere e infine quelli più concentrati, vischiosi, definiti glugs. In un dip sono disciolte una serie di sostanze, che hanno una caratteristica ben precisa: sono estremamente attrattive. Per essere tale la sostanza rispetto al classico aroma deve derivare da sostanze naturali le quali, all’interno del nostro dip, sono estratte da diverse famiglie: fegato, canna da zucchero, mais, ecc…. In tutta onestà finora non ho registrato un significativo incremento di catture confrontando il numero di partenze su boilie naked e dippata in condizioni di “acqua medio-calda”. Nonostante ciò l’impiego in un dip carico di attrattori naturali può davvero fare la differenza in due situazioni sulle altre: in acque fredde, infatti il dip è un’arma a cui non rinuncio mai nel periodo invernale,  o all’interno di sacchetti in PVA, concentrando al massimo la pasturazione nei pressi dell’innesco.

Due parole prima di concludere dato che in molti si chiedono quale sia la differenza tra ammollo e dip. Pur non esistendo una vera e propria definizione, diciamo che un ammollo è una forma di contatto tra esche e parte liquida per un periodo più lungo (generalmente giorni o addirittura mesi) rispetto al classico dip (immersione veloce o comunque contatto non superiore ad una due ore). C’è in pratica una convivenza lunga tra parte liquida (dip) e esca all’interno di un barattolino e pian piano parte delle sostanze saranno assorbite dall’esca, per poi essere rilasciate lentamente in acqua nel momento del lancio o della calata, non la toccata e fuga classica del bagno veloce nel dip. Una ricetta veloce per auto-produrvi un dip: partendo dal presupposto che la base di un dip è sempre zucchero miscelato ad acqua, proprio lo zucchero di canna liquido (o melassa) rappresenterà metà del dip. L’altra metà sarà invece rappresentata da attrattori e oli di vario tipo, purché essi siano solubili nella base scelta.

Considerando lo zucchero (50%) vi propongo dunque un restante 50% costituito da: betaina più dosi basse di fenoli, oleoresine e oli essenziali, aggiungendo anche un tocco personale che non guasta mai (spezie in polvere magari). Taluni inseriscono anche dosi bassissime dell’aroma, io evito di farlo dato che preferisco sempre l’impiego di “prodotti e odori fatti in casa”, a meno che non abbia un dip neutro da personalizzare aggiungendo il solo aroma, in modo da scegliere che tipo di dip creare da una base standard. La prossima volta parleremo di liquid foods, restate connessi!


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Commenti

Gianluca.C il 25/07/12
Quirino vi leggo tutti sul sito, siete forti complimenti davvero a Ripamonte che ha messo su questa squadra. Bravi, bello articolo, bravo


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