Tecnica

Uno sguardo tra le piante.

Di Emiliano Bani pubblicato il 31/08/15

 


In questo articolo voglio trattare un tema che probabilmente avrà interessato molti di voi nel corso della vostra esperienza di carpisti.

Con il passare degli anni mi è capitato di assistere a cambiamenti talvolta profondi delle caratteristiche di un lago o di porzioni di esso.

In alcuni casi questi cambiamenti sono limitati a modifiche nelle abitudini alimentari delle carpe, comportamenti che mutano in seguito a più motivi, come la pressione di pesca, il variare delle stagioni e delle temperature, altre volte invece questi cambiamenti hanno caratteristiche più importanti legate all’ecosistema acquatico che, per motivi talvolta inspiegabili, vanno a modificare l’ambiente che ci circonda.
Tra i vari casi a cui ho assistito ce n'è stato uno che in assoluto mi ha lasciato senza parole.
Si tratta di una cava artificiale non molto grande, caratterizzata da una profondità media di circa 4/5 metri e con le sponde molto ricche di vegetazione, come alberi ad alto fusto, arbusti e porzioni di canneto.
Inizialmente questa cava aveva un fondale fangoso con una buona percentuale di sedimento dovuta al materiale portato da un piccolo ruscello e dall'abbondante quantità di foglie che ogni autunno andava a cadere al suo interno dai molti alberi presenti sulle sponde.

Il lago in questione è sempre stato ricchissimo di alimento naturale come cozze d’acqua dolce, ver de vase e piccolissime lumache d’acqua, quindi, abituare le carpe ad alimentarsi con esche artificiali è risultato molto difficile.

Iniziammo col proporre esche naturali come mais, ceci, Tiger nuts, e pasturando con piccole granaglie, molta canapa unita a micro-particles come grano, miglio, orzo etc.

Dopo un inizio soddisfacente però, incontrammo un periodo di stallo e così decisi di cambiare la dieta delle nostre amiche.

Fu così necessario elaborare un’esca che a livello nutrizionale fosse all’altezza di sostituire ciò che l’ambiente acquatico riusciva ad offrire, un’esca in grado di stimolare il gusto delle carpe.

Decisi così di elaborare un mix appositamente studiato per quel posto, che riprendesse in qualche modo ciò che era normalmente a disposizione in acqua, aggiungendo quel gusto in più che convincesse le carpe a cambiare ”ristorante”.

Nacque così un mix proteico, con selezionate farine di pesce ed una buona percentuale di Green Lipped Mussel, unite ad un birdfood speziato che le rendesse digeribili e appetibili.

Dopo un’iniziale titubanza nell’accettare questo nuovo cibo, le carpe cominciarono ad apprezzarlo con continuità ed iniziarono ad arrivare le soddisfazioni.
Tutto procedeva al meglio riuscendo col tempo a portare a guadino carpe bellissime e pesanti finché improvvisamente, durante un estate particolarmente calda, iniziarono a comparire delle piante acquatiche (Potamogeton crispus) che dal fondale salivano fino alla superficie.

La crescita di queste piante interessò inizialmente il sottoriva e la parte del lago con fondale più basso, e nel giro di circa un paio d'anni, arrivarono ad occupare la quasi totalità dello specchio d'acqua, rendendo la pesca quasi impraticabile.
Inizialmente questo drastico cambiamento sconvolse le nostre abitudini, ed i risultati delle nostre sessioni di pesca andarono calando ,costringendoci a cercare delle soluzioni tecniche che con il tempo ci avrebbero consentito di tornare a catturare in modo regolare.

Innanzitutto dovemmo cambiare il nostro modo di pescare, e dalla classica pesca a lancio passammo alla pesca con la barca, un mezzo indispensabile in queste circostanze, sia per il posizionamento dei terminali che per il recupero delle catture che ogni volta trovavano un immediato rifugio tra l’abbondante vegetazione.


Quando l'ambiente acquatico si riempie di vegetazione infestante, le carpe adattano il loro comportamento al nuovo ambiente, creando al suo interno dei percorsi che consentono loro di spostarsi liberamente alla ricerca di cibo.
Queste piccole "autostrade", così come le zone di alimentazione, non sono facilmente individuabili ed il solito ecoscandaglio anche se di qualità, non sarà sufficiente a questo scopo, pertanto dovremo andare "a vista".
Per fare questo oltre all'indispensabile barca, dovremo munirci di un “batiscopio”, strumento con il quale andremo a cercare visivamente questi percorsi e gli spazi liberi dove poter calare i nostri inneschi.

Passammo così molto tempo ad individuare dei possibili spazi utilizzabili e durante i giorni che precedevano la sessione di pesca andammo a pasturare gli spot scelti con continuità, controllando poi in seguito (sempre a vista e dove la profondità e la trasparenza dell’acqua lo consentiva) dove le carpe avevano ripulito il fondale dalle nostre esche, segnalandoci così le zone dove avremo dovuto calare le lenze.

Colgo l’occasione per dare un piccolo suggerimento da utilizzare in casi simili a quello di cui sto parlando:
Le volte in cui ci troveremo a calare nei pressi della sponda, può essere utile utilizzarla come ancoraggio… mi spiego meglio, quando la vegetazione è molto fitta o esistono piante galleggianti che si spostano sulla superficie dell’acqua con l’azione del vento, per evitare che la lenza si impigli troppo o venga spostata “sporcando” il nostro terminale e mettendoci così fuori pesca, io utilizzo degli ancoraggi da fissare sulla sponda (può andar bene anche un semplice picchetto della tenda) dove fisso un spezzone di nylon sottile (0,16/0,18mm) con all’estremità un piccolo moschettone che servirà, una volta calato l’innesco, ad agganciare la lenza madre prima del nostro rientro al pod.

Questo sistema ci garantisce stabilità in pesca ed una quantità minore di lenza in acqua, che resterà così libera dalle piante, agevolando il nostro compito durante il recupero dalla barca.

In queste circostanze inoltre è indispensabile utilizzare un sistema di “piombo a perdere”, io preferisco utilizzare dei semplici sassi (magari prelevati direttamente sul posto) del peso sufficiente al nostro scopo e da legare anch’essi con del nylon molto sottile fissato al sasso per mezzo di un elastico ( un pezzetto di camera d’aria andrà benissimo, per avere la certezza di perderli facilmente e poter combattere il pesce con la lenza libera da appigli.

Per quanto riguarda i terminali personalmente prediligo delle soluzioni Pop Up o bilanciate, per avere un innesco molto leggero che si mantenga facilmente al di sopra dello sporco aumentandone la visibilità e l’efficacia in fase di aspirazione (un trecciato galleggiante e resistente all’abrasione come Ultima Buzzsaw 45Lb sarà perfetto per questo scopo).

Inoltre, per avere la garanzia di un innesco presentato alla perfezione, io ho l’abitudine di proteggerlo all’interno di un sacchettino in Pva, dove andrò ad inserire tutto il terminale, il piombo ed una buona dose di method ottenuto con boilies macinate e dip a base di olio che farà risalire gli attrattori fino alla superficie.

Consiglio di non forare il PVA dei sacchettini, questo affinchè la quantità d’aria presente al loro interno li mantenga staccati dal fondale, facendo adagiare delicatamente il terminale sulle eventuali alghe presenti sul fondale solo dopo l’apertura del sacchetto.

Inutile dire che per avere la meglio in queste condizioni, con prede che possono anche essere di notevole taglia, avremo bisogno di un’attrezzatura adeguata, ovvero canne molto potenti ma con un’azione sufficientemente parabolica che consenta di ammortizzare le testate dei pesci più forti incastrati tra le alghe, un’ottima treccia in bobina come Ultima Vertibraid in grado di tagliare facilmente le piante acquatiche ed ovviamente terminali all’altezza della situazione, con filati ed ami affidabili ed ultra-resistenti.

Questa serie di accorgimenti mi hanno così permesso di tornare a catturare regolarmente in acque diventate molto complicate, e mi hanno fatto capire quanto sia importante adeguarsi ai cambiamenti, un Angler che vuol essere vincente deve sempre trovare delle soluzioni come quelle riassunte in questi  piccoli consigli che, se applicati correttamente, vi aiuteranno senz’altro a districarvi dalle insidie delle “foreste sommerse”.

Buona divertimento!!!

Emiliano Bani.


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