Tecnica

Un rig facile per carpe difficili

Di Mattia Travasoni pubblicato il 26/10/12

KD Rig

E’ da qualche periodo che noto sui principali media a noi rivolti, hair rig che vincolano moltissimo la mobilità dell’esca e di conseguenza dell’amo. Sulla base del palm test questi rig sono davvero performanti ma appena si provano in pesca, se non siamo di fronte a pesci voracissimi, allora i problemi sorgono numerosi facendomi dedurre che con carpe abituate a nutrirsi in modo attento, un’esca più leggera abbinata a un rig mobile può diventare la strategia migliore per ottenere il successo.

Vado quindi a riesumare uno tra i concetti chiave del carp fishing sottolineando che il rig può funzionare solo se associato alla forza peso del piombo; non mi dilungo in questa nozione che a parer mio è ormai patrimonio di chiunque, ma esistono rig che più di altri sono soggetti alla forza di espulsione della carpa una volta piccata fallendo di conseguenza.

Soprattutto con pesci catturati e ricatturati servono terminali che annientano la forza d’espulsione e magari la utilizzano per favorire una maggiore penetrazione dell’amo; purtroppo un hair vincolato da vari tubetti lungo il gambo dell’amo potrà essere annientato in modo semplice da un pesce attento e dotato di forza d’espulsione notevole, diversamente capita per un rig che sfrutta la sua morbidezza e mobilità per proiettare la forza d’espulsione sulla punta dell’amo, rinsaldando così la piccata.

Tra i rig che maggiormente mi hanno incuriosito trovo il KD Rig, un rig che ho usato con risultati a dir poco sorprendenti.

Il necessario è di facile intuizione:

  • ·         Un amo K-Karp Anti Eject del numero 4 o 6;
  • ·         Una serie di pallini in piombo assortiti;
  • ·         Un trecciato morbido come l’Elusive o X-Tra Tough di K-Karp da 35libbre;
  • ·         Boilies Pop Ups, nel mio caso le Odyssey XXX CC Moore
  • ·         Un po’ di manualità che a noi carpisti non manca!

La sequenza è semplice e per non cadere in qualche equivoco ho accompagnato un comodo video esemplificativo, resta comunque una precisazione da porre sul “nodo senza nodo” o “No-Knot” che prevede la fuoriuscita dell’Hair dopo appena tre giri, continuando il nodo senza coprire il capello. La semplice descrizione risulta un po’ laboriosa ma vi assicuro che potrebbe rientrare tra i rig più semplici ed efficaci da preparare in pesca.

Perché il KD?

Ho provato il KD in una pescata estera in cui le carpe tendevano a slamarsi dopo pochi istanti dalla ferrata. Questo problema non capitava solo a me, ma anche altri carpisti erano flagellati da questo rompicapo irrisolto; alcuni tra i più tradizionali rig avevano ormai fallito allora, visto che le pop ups erano gradite, pensai di applicare il KD trovando in poco la risoluzione del problema, infatti, dopo aver bilanciato in modo chirurgico una pop ups preparai uno stik da associare al mio innesco e, dopo appena due ore, una grossa regina posò davanti alla mia Canon.

Da quella volta decretai il KD tra i miei rig fedeli adatti però solo in determinate circostanze.

 

Il KD Rig al voto da 1 a 10:

Acque pressate:              9

Acque selvagge:             6

Fondali melmosi:           9

Fondali rocciosi:            5

Fondali duri e sabbiosi: 9

Alghe:                             3

Esche Pop ups:               10

Esche Affondanti:          2

Esche bilanciate:            4

Manualità richiesta:       3

Efficacia:                        8,5

Costo totale:                   8


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