Tecnica

Un 'filo' logico!

Di Beppe Contesini pubblicato il 22/10/17

Spesso parlando con chi é alle prime armi resto veramente stupito nel vedere quanta poca importanza si tende a dare alla lenza che viene utilizzata in bobina.

Nello scegliere con quale filo riempire i nostri mulinelli servono infatti una serie di considerazioni molto importanti perché in commercio si trovano svariate opzioni ed ognuna ha determinate caratteristiche utili per tipi di pesca differenti inoltre bisogna tenere a mente che quando si decide di insidiare pesci di dimensioni importanti niente deve essere lasciato al caso.

Iniziamo ad analizzare i vari tipi di  filati che possiamo utilizzare dividendoli in tre gruppi: i trecciati, i nylon ed i fluorcarbon. Vediamo ora quali caratteristiche li rendono così diversi l'uno dall'altro e cerchiamo di capire quale scelta risulta la migliore tenendo in considerazione diversi fattori come gli ambienti che affronteremo, le distanze a cui pescheremo, la resistenza al nodo e all'abrasione, le performance nel lancio e la capacità di affondamento. 

 IL TRECCIATO

 

Come dice lo stesso nome, il trecciato é ottenuto intrecciando sottilissimi fili di dacron o dyneema, la trama che si crea dona a questo filato un carico di rottura molto più elevato a parità di diametro rispetto ai monofili come nylon e fluorcarbon inoltre ha la particolarità di non avere elasticità e proprio per questo risulta essere molto adatto per la pesca a lunga distanza perché sarà possibile cogliere anche la toccata più leggera che faticheremmo a notare in caso utilizzassimo filati con elasticità maggiore. Ha una buonissima resistenza al nodo ma pecca un po' per quanto riguarda la tenuta all'abrasione sopratutto se peschiamo in ambienti ricchi di rocce, risulta invece un grandissimo alleato se si affrontano acque con molti erbai o piante acquatiche perché riesce a "tagliarle" e ci permette di evitare che si raccolgano grandi quantitativi di foglie lungo la lenza. Per quanto riguarda la performance nel lancio il trecciato non risulta essere il top anche se spesso utilizzando diametri molto ridotti e trecciati dalla forma rotonda anziché piatta si possono comunque raggiungere distanze considerevoli ma come vedremo dopo per lanci estremi servono filati più "morbidi" e che scorrano meglio tra gli anelli della canna, inoltre se non imbobinato alla perfezione nel mulinello capita, durante il lancio, di fare parrucche difficili da sbrogliare! Non si tratta certo di un filo da neofiti, infatti la mancanza di elasticità va ad influire anche nel combattimento con la preda che dovrà essere affrontato con molta calma per evitare che il pesce si slami. 

 IL NYLON

Si tratta di un poliammide sintetico che in base alla formula con il quale si ottiene può trasformarsi in diversi oggetti di uso quotidiano, a noi interessa perché da moltissimi anni rappresenta il filo da pesca più utilizzato in assoluto! Ideale per la pesca a medio/corta distanza e per pescare a lancio, ha una buona resistenza al nodo e all'abrasione e lo si può trovare con caratteristiche che coprono la maggior parte dei bisogni di un carpista infatti si possono trovare nylon molto morbidi ideali per raggiungere distanze importanti con il lancio, se ne trovano con un peso specifico molto elevato per avere un affondamento rapido ed adattarsi perfettamente alle forme del fondale, ne esistono anche di galleggianti che sono utilissimi per chi pesca con la tecnica dello zig rig. Personalmente sui mulinelli monto monofilo di diametro 0.40 per pescare in fiume dove ci sono parecchie rocce e ho bisogno di un buon compromesso tra performance di lancio e resistenza all'abrasione mentre per le bobine che utilizzo in piccoli canali o cave ho scelto di utilizzare un monofilo di diametro 0.30 questo perché il diametro ridotto mi permette buoni lanci e lo rende più discreto in acqua, insomma risulta essere un filo ideale per chi ama praticare un carpfishing molto tecnico e curato. Voglio concludere il discorso del nylon sottolineando che spendere qualche euro in più per l'acquisto di un monofilo di qualità può evitarci spiacevoli sorprese come fili che risultano troppo rigidi e di conseguenza con elevata "memoria" (un buon nylon una volta uscito dal mulinello deve essere il più dritto possibile, capita però che acquistando prodotti di scarsa qualità il filo tenda a restare arricciato mantenendo la forma che aveva da imbobinato, da qui la parola memoria). Ultimo accorgimento importante é quello di immergere il nostro nylon in un recipiente con acqua mentre lo stiamo imbobinando, questa operazione lo renderà più morbido e ci permetterà di ottenere una disposizione delle spire in bobina pressoché perfetta.

 

IL FLUOROCARBON

 Nato come filo per la pesca in mare é diventato famoso in quanto la sua composizione gli dona una rifrazione della luce molto simile a quella dell'acqua pertanto risulta pressoché invisibile una volta immerso. Negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede anche nel carpfishing, dapprima come materiale per costruire terminali stiff o come alternativa al leadcore e pian piano lo si sta iniziando ad utilizzare anche come lenza madre, ma per quale motivo un filo nato per pescare a mezz'acqua può soddisfare anche le esigenze di noi carpisti che pratichiamo una disciplina in cui insidiamo pesci prevalentemente sul fondo? La risposta si trova nelle proprietà del fluorocarbon, viene da se che a noi non interessa tanto per la sua "invisibilità" o meglio non solo per questo infatti ha diverse caratteristiche interessanti come un elevato peso specifico di conseguenza affonda rapidamente ed ha una resistenza all'abrasione veramente eccezionale, ha la pecca di "soffrire" i nodi più del nylon, tende anche ad essere molto più rigido e meno elastico.

É quindi la soluzione intermedia tra il trecciato ed il classico nylon, il fluorocarbon ci permette infatti di raggiungere buone distanze nel lancio, di pescare anche marginal ed in acque molto limpide ed inoltre non teme la pesca in prossimità di ostacoli perché la sua rigidità ci permette di poter forzare il pesce e l'altissima resistenza all'abrasione ci garantirà una maggiore tenuta in caso di "sfregamenti", insomma rappresenta una buonissima soluzione per chi magari non pratica la pesca a lunga distanza ma nello stesso tempo affronta ambienti diversi con approcci differenti.

 

 

Abbiamo capito che ogni filato ha caratteristiche particolari che lo rendono indicato per specifici utilizzi ma una cosa che riguarda tutti i tipi di filo e che voglio spiegare riguarda al carico di rottura infatti con questo termine non si va ad indicare il peso massimo dei pesci che si possono recuperare con quel medesimo filo, ma bensì la massima forza che può sostenere in trazione! Pertanto un filo il cui carico di rottura é attestato intorno ai 10kg permette di recuperare qualsiasi carpa senza grossi problemi, soprattutto perché la canna e la frizione del mulinello faranno da "ammortizzatori" impedendo al filo di subire un trazione eccessiva. Spero che chi si sta avvicinando pian piano al mondo del  carpfishing e perché no anche chi lo pratica da tempo possa trovare informazioni utili in questo scritto perché spesso le cose che fanno la vera differenza in pesca sono le più banali e proprio per questo le più trascurate, la lenza madre rappresenta il punto d'incontro tra l'acqua e la terra, é la parte della nostra attrezzatura che collega il nostro mondo a quello delle carpe e se secondo qualcuno questa é cosa da poco evidentemente non ha mai valutato le cose seguendo un "filo" logico.


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