News

Bracconaggio; un business milionario.

Di Unione Pescatori Aretini pubblicato il 18/07/17

In una sola notte di razzia sarebbero riusciti a pescare illegalmente pesce che gli avrebbe fruttato fino a quattromila euro. I conti sono quelli riguardanti l’episodio di bracconaggio ittico avvenuto a Montedoglio nelle scorse settimane dove, una banda di pescatori di frodo è stata denunciata dai carabinieri forestali della Valtiberina.
A fare i conti è l’Unione pescatori aretini che, proprio sulla scia dell’ultima operazione che ha riguardato il territorio provinciale stila un dettagliato report di tutto quello che c’è da sapere sul fenomeno della bracconaggio ittico.

Di seguito il lungo resoconto.

Prima che il sipario mediatico si abbassi sull’increscioso fatto accaduto a Montedoglio crediamo sia doveroso fare chiarezza sulla vastità del fenomeno del bracconaggio ittico a scopi di lucro.

Il bracconaggio ittico in acque interne è un fenomeno predatorio senza pari. In poco più di dieci anni oltre 30 bande di predoni si sono stabilite sul territorio della provincia di Ferrara, Rovigo e Ravenna, concentrando nei corpi idrici di questi territori la loro azione.

Non agiscono casualmente ma in veri e propri gruppi organizzati e coordinati tra loro, tanto da essersi divisi con precisione il territorio.

Questi gruppi agiscono attraverso un’organizzazione gerarchizzata, dove a capo si trova solitamente un pescatore di professione di cittadinanza rumena, spesso nativo di Tulcea ( città Romena nota per il bracconaggio fluviale ) con regolare licenza di mestiere e residente in Italia.

Questo è il coordinatore, colui che si occupa di organizzare i trasporti, le uscite in pesca, organizzare il lavoro dei “braccianti”.Sostanzialmente il responsabile dell’intero ciclo produttivo che parte dal pesce catturato con metodi illegali e termina alla fine del trasporto verso i mercati ittici o verso la Romania e l’Ungheria, luoghi di destinazione della merce.

E’ stata fatta anche una stima sui proventi illeciti derivanti da quest’attività illegale, e si presume che ogni squadra sia in grado di percepire 20.000 euro a settimana, semplicemente con la vendita del pescato che viene catturato a decine di quintali ad ogni azione di pesca, per poi essere venduto illegalmente in Italia o in Romania ad un prezzo variabile tra i 2 e i 4 euro al chilo.

Tornando alla vicenda di Montedoglio

Facendo un rapido calcolo con il quantitativo del pesce trovato già morto nelle reti stipate a riva ed il pesce liberato nelle reti ancora in acqua dai pescatori volontari, il giorno dopo dell’operazione dei carabinieri forestali, superiamo nella peggiore delle ipotesi i 10 quintali, che valutati da 3 a 4 euro al chilofanno la cifra di quasi 4.000 euro in una sola notte di razzia.


Dal 2010 ad oggi specialmente nelle acque dell’Emilia Romagna, dove questa organizzazione criminale si muove, sono stati fatti numerosi sequestri, i più eclatanti nel canale di Ostellato (16 reti a tramaglio per 800 kg di pesce avvenuto nel febbraio del 2013) canale ad oggi quasi totalmente svuotato della sua fauna ittica.

Nel Canal Bianco, Adria (Ro) 19/06/2013 3000 kg di pesce, anchesso ad oggi corso d’acqua quasi totalmente depredato.

Bando Valle Lepri (Fe) 11/12/2014 3500 kg di pesce e 4000 mt di reti.

Queste bande di predoni che si sono mosse e si muovo ancor’oggi in maggioranza nell’areale padano, si sono ultimanente spostate anche in centro italia dove il fenomeno è ancora poco conosciuto riuscendo a prelevare dai corsi d’acqua da alcuni quintali a qualche tonnellata di pescato utilizzando attrezzi vietati e dannosi per l’intero ecosistema non che distruttivi per la fauna ittica.

Le bande di bracconieri, al 95% di origine Rumena e nativi di Tulcea o altre cittadine situate nel territorio del delta del Danubio, sono costituite spesso da familiari, gli uomini lavorano fuori casa e le donne si occupano del resto. Non è infrequente che gli uomini, una volta fermati dalle forze dell’ordine chiamino le loro mogli che anche a tarda ora arrivano nei luoghi più desolati della provincia con mazzette di contanti alla mano per saldare immediatamente le multe ed evitare così l’eventuale sequestro, e conservativo gli attrezzi utilizzati per la pesca.

Pagano anche 1000 o 2000 € in contanti pur di riavere immediatamente l’attrezzatura e non sprecare la successiva nottata di pesca. 

Queste bande hanno quasi sempre a capo un uomo con le loro famiglie a seguito e sono state cacciate dal delta del Danubio per disastro ambientale da un’apposita task force istituita dal governo romeno (SAS TULCEA). Trovandosi senza un “lavoro” e con il rischio di numerosi anni di galera in caso di flagranza di reato,  si sono stanziate nella zona più ricca di acqua e di pesce d’italia, l’areale padano. 

 

Oltre alle mogli e alle compagne pronte ad intervenire, anche alcuni avvocati, ormai noti, si dimostrano reperibili e prestano la propria assistenza legale ai clienti bracconieri una volta colti in flagranza. Quest’assistenza è prestata telefonicamente in orari certamente non ordinari, tra le 2 e le 5 del mattino, finalizzata ad impedire e rendere più difficoltosi gli accertamenti da parte delle forze dell’ordine. 

E’ stato riscontrato che numerose bande fanno riferimento agli stessi legali, ennesima dimostrazione di quanto sia strutturata la loro organizzazione.

I campioni di fauna ittica realizzati dall’Università di Ferrara parlano chiaro, nei corsi d’acqua in cui sono stati condotti i campionamenti,essa è risultata in netto calo, stimato dal 30% al 50%. Ma sono semplici stime, che indicano probabilmente in minus l’entità della devastazione provocata dai bracconieri. La realtà se ipotizzabile, è ancora peggiore.

Bacini idrici famosi per la ricchezza delle loro acque , caratterizzati da una profondità poco elevata , come il Canale Circondariale di Ostellato, o i Canali Acque Alte e Acque Basse di Codigoro, sono ormai stati spopolati quasi completamente dal pesce.

E’ stato stimato che anche nel fiume po’ e nel suo delta abbiano ridotto la popolazione ittica di oltre il 50% in poco più di 10 anni, provocando un disastro ecologico non quantificabile.

L’aggressività dell’azione di questi predoni, infatti, distrugge la vita acquatica, qualsiasi forma di vita. Gli strumenti utilizzati non sono solo le reti a tramaglio, fissate o manovrate a strascico, ma esse sono utilizzate insieme all’ elettro storditore, o a veleni e fertilizzanti agricoli, che hanno la funzione di stordire e mettere in fuga il pesce verso le trappole disseminate appositamente. E’ un metodo brutale, che uccide qualsiasi essere vivente presente nello specchio d’acqua in cui viene esercitata l’azione di bracconaggio, e permette di ridurre la durata delle operazioni di pesca a poche ore, garantendo un bottino consistente.

La loro attività comprende l’intimidazione dei pescatori sportivi che frequentano le sponde e soprattutto dei pescatori di professione che lavorano lecitamente nelle acque interne ( Fiume Pò). Nella cronaca locale sono numerosi i furti di motori e imbarcazioni a danno dei privati, e si sono verificati frequentemente atti intimidatori e vandalici a danno di coloro che hanno provato a contrastare quest’attività illegale.

L’offesa, la minaccia e l’intimidazione rappresentano la norma per questi delinquenti, tanto da potersi quasi qualificare ad un modello associativo di stampo mafioso all’interno della loro organizzazione; i cui soggetti talvolta agiscono armati, e non hanno timore di mostrarsi spavaldi e minacciosi, veri e propri criminali .

Anche su facebook questi personaggi non temono di mostrare il loro vero volto, le numerose foto con gli introiti del bracconaggio e con le armi in pugno vengono da loro pubblicate senza nessun timore. 

A seguito dell’aumento della domanda di specie ittiche, considerate fino a pochi anni fa di scarsissimo rilievo gastronomico, il pescato arriva anche sui banchi alimentari italiani e attraverso semplici quanto false dichiarazioni relative alla sua provenienza, è regolarizzato insieme al resto dei prodotti. La qualità di tali prodotti catturati con tecniche vietate risulta spesso non idonea all’alimentazione, a causa dei carenti metodi di conservazione del pescato, e dall’utilizzo di veleni durante la pesca. Per poco più di 1,5 euro al chilo, riempiamo i nostri mercati di pesce inquinato e dannoso per la salute, e distruggiamo il settore della pesca sportiva che in Italia fattura ogni anno oltre 1 MILIARDO di euro.

Tornando a Montedoglio ci chiediamo se siamo ancora in tempo, visto che è stato provato che gli individui fermati per il fatto di Martedì notte erano già stati segnalati ben tre anni fa. E già nell’ottobre dello scorso anno e in questa primavera, altre reti erano state segnalate  e rimosse dai pesca sportivi frequentatori del lago.

Sottolineamo anche che Montedoglio era fino a poco tempo fa un paradiso per lucci, lucci perca e persici reali, pesce di pregio non facile da trovare ne nelle acque dell’areale padano, ne nei mercati ittici,  pertanto acque molto invitanti sotto il profilo economico.

Secondo le numerose testimonianze dei pescasportivi della zona, tutte queste specie sono in drastico calo da tre anni a questa parte e questi cali non sono certo dovuti ad un a pesca che nella maggioranza dei casi avviene in modo ecosostenibile ( Catch & Release).

Venuti a conoscenza che gli individui denunciati, successivamente al fermo , sono potuti , tornare alle loro case con i loro furgoni frigorifero auspichiamo un’immediato intervento delle alte cariche istituzionalii per munire di imbarcazioni per il controllo del bacino idrico di Montedoglio i Carabinieri Forestali della tenenza di Sansepolcro e Pieve S.Stefano a cui va il nostro plauso per il lavoro svolto anche con scarsità di uomini e mezzi.

Ci auguriamo che le persone denunciate vengano processate quanto prima e  grazie  all’articolo 40 della nuova legge 154 del 28 luglio 2016 varata appositamente per contrastare questo “nuovo” fenomeno del bracconaggio vengano definitamente smantellate privandole  dei loro mezzi di trasporto in modo da ostacolare nei migliori modi possibili la loro attività criminale.

(Articolo in parte tratto dal Dossier sul bracconaggio ittico a cura di Marco Falciano – Coordinatore guardie ittiche volontarie UPE provincia di Ferrara).

Unione Pescatori Aretini

 
 

FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)