Tecnica

Un posto nuovo

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 07/06/15

Tra le domande più ricorrenti che ricevo durante gli incontri tecnici vi sono quelle che si imperniano sulla preparazione e la scelta di un nuovo settore di pesca.
Ho sempre creduto che, per poter essere un buon angler bisogna imparare a fare da soli ed in secondo momento, si possano unire le forze e le conoscenze per creare team compatti in cui tutti diano analogo contributo.
Dal mio modesto punto di vista, la scelta del posto “nuovo” è un momento “bello” che fa lavorare molto la fantasia poiché  si spera sempre di aver trovato un eden ricco di enormi carpe. Ma è un momento in cui spesso, arrivano in faccia delle cocenti delusioni soprattutto quando si comprende di aver perso il proprio tempo e qualche decina di chilogrammi di boilies.
Quante volte è successo di dover preparare un nuovo posto di pesca nella speranza di vivere nuove magnifiche emozioni? Personalmente è raro che uno stessa zona mi veda protagonista per più di una decina di sessioni (un totale di una ventina di giorni di pesca) per una  buona serie di motivi. Innanzi tutto è difficile riuscire a trovare un lago o una sponda di un fiume che non si popolino di carpisti e pescatori di ogni genere alla voce che alcune belle catture sono state effettuate in una data area. Ancor più facile è trovare una serie nutrita di “scrocconi” che si piazzano sulla tua pastura sapendo di aver trovato un fesso che fa tutto il lavoro per loro. Questo virus si diffonde a tutti i livelli ed anche coloro che si sentono più esperti, cadono nella tentazione di pescare dove gli altri si sono dannati l’anima facendo su e giù con barche, ecoscandagli e quintali di mais e boilies. Altra considerazione, soprattutto se parliamo di pesca in fiume, è che le carpe vanno trovate con una ricerca continua e sperare di trattenerle in una data area per molto tempo è pura utopia a meno che si trovi una grande zona protetta di stazionamento. Purtroppo, non avendo ancora capito alla perfezione le dinamiche che spingono il pesce in un dato posto piuttosto che un altro (e sfido chiunque ad avere le idee perfettamente chiare al proposito), penso sempre che il luogo da me scelto, anche se ha regalato catture di buon valore, può essere certamente superato da un altro, magari molto migliore (spesso invece non è così)…….ed in questo modo, le spinte emotive che portano a cercare un nuovo posto, si moltiplicano.

Come scegliere
La fase di ricerca di un nuovo posto di pesca è complessa se non si hanno le idee completamente chiare altrimenti non esiste libro o video che possa spiegare tutte le situazioni. Ci ho provato e continuo a farlo da anni sui miei filmati ma, poiché ogni singola situazione è differente, non ho la presunzione di avere delle risposte definitive.
La ricerca del pesce è sempre funzione di molteplici fattori e tra essi, l’habitat, la presenza di cibo naturale, l’esistenza di ripari (tronchi, pietre e sponde ripide e infrascate) siano ai primi posti in ordine di importanza. La stessa stagione di pesca ci insegna che ciò che è ottimo a aprile, maggio non lo è in genere a giugno, luglio per cui bisogna ingegnarsi a trovare almeno una serie di alternative e non scartare nessuna possibilità. Un  esempio è dato da un canale di piccole dimensioni e poca acqua che scorreva vicino a casa mia e che nessuno aveva mai considerato pescabile proprio per le dimensioni. Ebbene, proprio in quella pozza d’acqua, quasi per scherzo ho avuto una partenza di una amur di circa 20 chilogrammi seguita da altre catture di taglia minore in piena estate. Cosa ci facevano quei pesci in un fiumiciattolo così piccolo? Io penso stessero tenendosi semplicemente lontani dalla confusione che regnava in quella stagione in ogni altro specchio d’acqua preso d’assalto da pescatori d’ogni genere.Forse questo non accade ovunque ma, quante volte abbiamo disdegnato piccoli insignificanti bacini sottocasa per dedicarci alla pesca in acque più ampie di …di moda? In realtà, soprattutto in certi momenti il conoscere zone in cui il pesce non è disturbabile diventa importante. Altro esempio; siamo in piena estate e fa un caldo insopportabile. La zona scelta è un grande lago del Centro in cui abbiamo posizionato le canne (con medi risultati) in un fondale compreso tra 5 e 8 metri. Solo una canna è stata sistemata a 15 metri di profondità con una pasturazione di boilies alle spezie concentrata solo attorno all’innesco e completamente fuori dalla zona di precedente pasturazione. Alle 13.30, con una temperatura prossima ai 34 ° centigradi e senza alcuna teorica possibilità di cattura (tutti gli altri pesci erano arrivati di notte) ci scappa una partenza di quelle storiche che fa fischiare l’avvisatore come una pentola a pressione. Folle combattimento e specchi di oltre 17 chilogrammi che finisce a guadino dopo una impressionante serie di fughe facilitate , tra l’altro, dalla notevole profondità dell’acqua. Stessa sorte tre ore dopo con una regina di circa 10 kg e una specchi più piccola. Tre catture avvenute nell’arco di tempo in cui, nei due giorni precedenti, la stessa canna, innescata e posata nello stesso identico modo ma a soli 5 metri di profondità, aveva dormito sonni beati guardandosi bene dall’interrompere il nostro profondo riposo. Rimane il rammarico di non aver pescato per tre giorni interi a quelle profondità sebbene la soddisfazione di aver risolto una situazione così scadente sia certamente grande. Ma, diciamolo chiaramente, quante altre volte abbiamo realmente il coraggio di mettere una canna totalmente fuori pastura ad una profondità inedita rischiando di perdere tempo?
Chi scrive, ci riesce poche volte.
Ma, se questa tattica, soprattutto dove si possono usare tre canne, diventasse consuetudine? Chissà quante altre volte avremmo risolto a nostro favore la situazione!

Cosa guardare.
E’ teoricamente facile dire che cosa dobbiamo guardare se abbiamo la possibilità di usare una barchetta e possiamo scrutare il fondale con un ecoscandaglio. La presenza di ostacoli infatti è decisiva perché attorno ad essi si svolge gran parte della vita di un lago o di un fiume. Dando questo per scontato, cerchiamo di capire quale  è la massima profondità ella zona e se esistono dei settori con improvvise variazioni. Nei fiumi e nelle dighe invece dobbiamo assolutamente capire se quella zona, durante la stagione secca è ancora bagnata oppure se troveremo pochi centimetri d’acqua dove solitamente ve ne erano dei metri. La presenza costante di acqua infatti crea le condizioni per la vita degli esemplari migliori che difficilmente si lasceranno condurre in zone dove in estate non vi è nulla che terra secca. Questo discorso trova la sua eccezione nel periodo di riproduzione in cui le carpe si muovono anche in prati allagati e ovunque possano compiere i loro doveri senza essere disturbate. Proprio quei punti, che sono validi per qualche giorno (vedi primo esempio  fatto) rischiano di diventare improduttivi a seguire quando, il pesce si sposta in zone più ricche di cibo.
La profondità sta diventando un rebus su cui in tanti si affrettano a dare una risposta. In linea di massima 2 – 5 metri sono una zona ideale per lo sviluppo di tante forme di cibo naturale per cui questi valori sono un utile riferimento. In pieno inverno alcune catture da foto (una specchi di oltre 20 kg nell’alto Arno) sono avvenute in meno di un metro di acqua mentre altre a 2 metri di profondità. Legata alla profondità vi è la temperatura dell’acqua che dovremo avere l’accortezza di misurare. Se infatti la temperatura degli ecoscandagli è superficiale dobbiamo avere con noi un piccolo termometro per vedere quanti gradi vi sono sul fondo. Valori compresi tra 12 e 22 gradi sono eccellenti e garantiscono la presenza del pesce. Valori maggiori o minori ci impongono una ricerca di acqua molto più fonda (piena estate in lago e fiume) o bassa (giornate di sole in inverno)

Come pasturare..guardando al portafoglio..
La tecnica che sto adottando è abbastanza semplice visto che sto andando solo sulla quantità piuttosto che sulla qualità. Poiché pesci in acque ampie e che scorrono veloci, sono convinto che serva solo la quantità per stoppare un branco di carpe per cui, i consorzi agrari della mia zna, sorridono quando mi vedono. Mais a secchi depositati nelle zone scelte (una media di 10 chilogrammi i giorni che precedono la sessione) mescolati con boilies di ogni tipo andando dalle ready mades miste, le pellets e qualche chilogrammo di boilies surgelate frutto delle sessioni di preparazione invernali sono la semplice ricetta di “approccio di massa”, che preferisco portare avanti. Per dare qualche numero,  nelle passate settimane ho utilizzato circa 30 kg di materiale in un nuovo posto di pesca che ho individuato quasi per caso, risalendo un fiume con una barchetta. Ho trovato una parete a picco con alberi che danno sull’acqua ed un fondale che degrada verso una punta di 9 metri partendo da una piana con un piccolo affluente (che altro non è se non uno scarico d’acqua. La prima volta che ho provato, dopo una veloce pasturazione e l’uso intensivo del method mix, mi sono trovato per le mani una regina da circa 11 kg che pareva abbastanza sorpresa di quello che era avvenuto. IN quella occasione, come in tantissime altre ho avuto la conferma che è il Method ad avere un margine di vantaggio su tutte le altre forme di presentazione, (intendo sacchetti e retine di PVA) e forse soltanto gli stick, hanno analoghe possibilità di riuscita. Per la fase di pasturazione successiva, non ho mai aggiunto alle granaglie, nulla che non fosse acqua, evitando così di immettere melasse o attrattori che influissero sulla spesa complessiva
L’unico vezzo è stato quello di aggiungere, per ogni 10 chilogrammi di mais, 1 kg boilies fatte a  casa e di ingredienti semplicissimi  che tenessero basso il costo. Una base di semolino, farina bianca e farina di ceci con un 5% di riso tanto per indurire leggermente le palline è una soluzione a basso costo in cui immettere solo qualche goccia di aroma. Forma e dimensioni delle boilies, non mi sono interessate perché, ahimé, non ho più il tempo di mettermi sulla tavoletta e rollare palline perfette per cui, mi limito a tagliare l’estrusione con il coltello e bollire questi “gnocchi”.
In genere, tre o quattro sessioni dedicate alla pasturazione sono più che sufficienti per osservare le prime partenze a meno che non abbiamo sbagliato settore; cosa quest’anno successami in un settore del Tevere che sembrava assai promettente d invece aveva un fondale che è andato rovinandosi sempre più man mano che il caldo cresceva. Questo è , ad esempio, un aspetto che fa saltare il banco poiché, la siccità estiva e la diminuzione del livello dei fiumi ha fatto risalire l’acqua salmastra modificando radicalmente molte aree altrimenti produttive. Accade allora che in pieno inverno e nella prima parte della primavera una data area sembra fantastica ma, poi, man mano che l’acqua sale di temperatura, si osservano crescenti risalite di bollicine dal  fondo e l’odore delle nostre esche diventa ….orrido  (!!) , dopo poche ore di immersione. I nostri sogni di trionfo, crollano in pochi giorni di bastaste e anche alcune certezze di aver capito molto della pesca.
 Un aspetto importante è dato dalle dimensioni del settore che dobbiamo pasturare e se dividiamo la zona in aree di 10 metri per 10 otteniamo uno scacchiere che ci  facilita l’operazione poiché sapremo come dividere i quantitativi di pastura che vogliamo lanciare in acqua. Una area di 10 x 10 mt può essere coperta con 3 kg di esca al giorno (boilies e mix insieme) e se abbiamo l’accortezza di pasturare per 4 o 5 giorni vedremo che ogni zona si soddisfa con circa 15 kg. Se la area che abbiamo scelto possiamo dimezzare le quantità e quindi vedremo che parlare di 30 chilogrammi per preparare un posto nuovo non è affatto sbagliato.


Come pescare la prima volta.
Pescando con tre canne e per la prima volta in una sessione di uno, massimo due giorni in un acqua assolutamente nuova e nella quale non abbiamo notizie di altri carpisti con boilies e simili, non possiamo fare a meno di sottovalutare l’importanza delle semplici granaglie. Per questa ragione, almeno due delle tre canne che uso, sfruttano le proprietà del mais che, raramente tradisce. La terza canna è invece destinata alle boilies, sia per vedere quanti cavedani arrivano sulla pastura sia, per verificare se le carpe cominciano ad interessarsi anche alle palline di pasta
Anche recentemente, ho avuto alcune discrete catture (7-9 e 11 kg) solamente sul mais (una sulle Tiger Nuts) mentre le boilies (BFM Salmon & caviar) offrivano catture di cavedani record e scardoloni. Il tempo era ventoso e con una caldo afoso che andava diradando grazie all’arrivo di qualche corrente più fresca. Il posto era “quasi nuovo” nel senso che l’avevo studiato qualche mese fa limitandomi a pasturarlo tre volte con la strategia che ho descritto precedentemente e dopo una doppia sessione di ledgering con tanto di bigattini e pellets per vedere che cosa poteva offrire su esche super veloci.
I passi successivi saranno abbastanza graduali poiché conto di sostituire il masi (o le tiger), con le ready mades nel giro di altre due /tre uscite e sperare di vedere finalmente la canna con le boilies, partire sotto la fuga di una carpa. Questo è il segnale che anche le boilies sono diventate efficaci e che finalmente, sta finendo il tempo di caricarsi di secchi e di cucchiaioni per lanciare le granaglie.
Tutto sommato, da quella fase di “prima cattura su boilies”, si passa alla seconda a fase che ci porta a “mantenere” il posto di pesca con lanci graduali di ready mades o esche fatte in casa. Da quel momento, la pesca diventa leggera poiché basterà solo un sacchetto con qualche esca ed un paio di chilogrammi di method già preparato a casa
Poiché ho già sperimentato questa (ovvia) progressione in tanti luoghi, sono convinto nell’affermare che le boilies entrano in funzione solo dopo qualche giorno per poi diventare vincenti solo dopo 4 / 5 sessioni ripetute. Prima di questo tempo, si rischia di perdere denaro e preziose occasioni di pesca. E per tanti di noi, con il tempo tirato all’osso, ogni giorno perso è una occasione sprecata!


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