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L'evoluzione della pesca dalla preistoria ai social

Di Samuele MAFFEI pubblicato il 29/12/16

TRATTATO  SULL’EVOLUZIONE DELLA PESCA:DALLA PREISTORIA  AI SOCIAL

Volevo farlo da tempo perché sentivo il bisogno di uscire dai protocolli tradizionalistici dei racconti tecnici o narrativi per iniziare a battere su tastiera delle parole che, se incastrate bene, potessero definire la parabola storiografica della pesca sportiva partendo dagli albori per arrivare ad oggi, alla mia bacheca facebook piena di post che riguardano la nostra disciplina. Come è ben percepibile dal titolo di questo articolo, quello che verrò a proporvi nelle righe seguenti non è un testo propagandistico mirato a delineare una mia posizione riguardo l’influenza del web sulla pesca, ma essendo un trattato teorico ha come obiettivo quello di descrivere il periodo pre e post-social con le relative positività/negatività.

LA PREISTORIA

Parlando di preistoria, dovremmo parlare di quando portare una macchinetta digitale dentro la proprio box non alloggiava ancora nelle menti di nessun angler. Non avendo vissuto questo periodo, posso solo provare a tuffarmi in quel lontano passato o quantomeno assimilare i racconti di tutti quei pionieri che hanno vissuto in prima persona quell’epoca e che sono considerabili buone fonti per ricostruire idealmente le aspettative e gli obiettivi che una sessione di pesca poteva assumere. Ovviamente in particolare mi servirò delle molte testimonianze di mio padre, essendo a me più accessibile ed oltre a lui sfrutterò i tanti racconti che i suoi amici si sono lasciati sfuggire durante le pescate in mia presenza. Da questi fattori sono riuscito a tracciare un minimo comune multiplo per uscire dall’aspetto narrativo, innalzandolo su un piano più storico e teorico.

Non essendoci quindi nessuno strumento per immortalare i momenti più salienti della giornata, i “preistorici” tendevano ad assorbire maggiormente le emozioni offertegli dalla loro passione che potevano solo incamerare nella loro mente e cercare di proteggerle dal forte vento dello scorrere del tempo, che spesso le spazzava via. Questo rischio, per molti era risolvibile solo con la condivisione delle gioie con altri partner e molto spesso (in assenza di questi ultimi) veniva risolto con l’uccisione del pescato che talvolta aveva più scopo dimostrativo che di sussistenza. Pochi anarchici iniziarono ad accontentarsi delle sensazioni immediate e quindi a buttar fuori dalla pesca-sportiva ogni tipo di esibizionismo dannoso, per far spazio ai nuovi valori del catch and release e del rispetto per l’ambiente. Questo tipo di anticonformismo, è sostanzialmente figlio di un più elevato livello culturale che ha saputo portare la pesca su un piano prettamente etico e morale. Il rilascio del pescato iniziava a comparire nelle tv  a tubo catodico con il programma “Fish Eye” e iniziarono a nascere delle riviste del settore che avevano tra gli obiettivi quello di sensibilizzare i pescatori su questa nuova ottica. Chi collaborava con queste testate erano generalmente promotori del C&R che formarono nel giro di pochi anni una vera e propria “oligarchia giornalistica”. Poter divulgare la propria filosofia di pesca, tramite racconti di sessioni o descrizioni di paesaggi-itinerari diventava quindi un privilegio non di poco conto. Si venivano a creare dei veri e propri idoli intorno al quale girava il sistema delle sponsorizzazioni. Dal momento in cui le aziende ricercavano esclusivamente la collaborazione di chi aveva una carriera da pubblicista nel settore, di difficile accesso diventò anche la possibilità di diventare “testimonial”. Quest’ultima parola, che oggi va tanto di moda, comportava un onere, che consisteva nel dover scrivere articoli periodicamente per pubblicizzare il marchio, ed un onore perché oltre ad essere un traguardo di difficile raggiungimento significava poter disporre gratuitamente di tutti i prodotti che la casa aveva a disposizione. In questo scenario iniziarono quindi a stanziarsi in Italia dei gruppi ristrettissimi di tester che delegavano i vari marchi i quali li ricompensavano “ricoprendoli” di attrezzatura  gratificandoli compensi in moneta.

LA MACCHINETTA FOTOGRAFICA

Fino a questo momento il mondo della pesca viveva sotto  un regime piuttosto conservatore, ma tuttavia si respirava un aria tranquilla e pacifica.

La comparsa della macchina fotografica ha portato importanti cambiamenti che segnano molti  punti della nostra “parabola”. Pensare di poter disporre di un attrezzo in grado di fermare il tempo avrebbe comportato un abbassamento del tasso dell’esibizionismo dannoso (di cui parlavo poc’anzi) a favore dell’aumento dell’ esibizionismo virtuale. Con quest’ultimo intendo definire la sempre più crescente voglia di dimostrare al prossimo le potenzialità individuali tramite la fotografia di cui si può disporre in ogni momento. D’altra parte però questo importante evento ha spostato le finalità delle sessioni di pesca nel porre le catture davanti l’obiettivo, perdendo così quella voglia di incamerare emozioni tipiche dei nostri “antenati”.

La pesca inizia ad essere svalutata, e ridotta ad un semplice gesto che non sarebbe servito a nient’altro che a mostrare all’amico il risultato delle proprie performance. Le foto erano tante, la condivisione poca e già le aspirazioni di chi stava fuori dalla “classe dirigente” iniziavano a farsi vive. Intanto il rilascio del pesce diventava cosa consueta e praticata da chiunque si definisse “angler”.

 

IL WEB E LA CONDIVISIONE NEI SOCIAL

Collezioni megagalattiche di foto ruotavano intorno alla figura di un singolo pescatore. Restavano impalate  sui muri dei garage, nei negozi di pesca, nei club dei paesi, ma non sulle riviste del settore dove finalmente avrebbero potuto trovare successo. Poi un evento frutto dello sviluppo tecnologico bastò ad invertire le carte in tavola ed a far rinascere le aspettative dell’angler medio che iniziava a perdere le speranze guardando la muffa dei suoi album fotografici. Nascono i social e viene stravolto il regime verticale e restrittivo precedente a favore di una democratizzazione  della pesca sportiva in cui viene ampliato il range di accesso alla condivisione di idee concernenti. Tutti sullo stesso piano, vecchi e giovani, esperti ed inesperti e tutti con le stesse possibilità di aspirare alla fama, sempre se di fama si può parlare. Le nuove leve iniziano a fiorire nelle bacheche dei blog dimostrando e sperando di essere all’altezza di far parte del tanto ambito meccanismo di sponsorizzazione. D’altra parte le case produttive, prese dalla mania della pubblicizzazione del prodotto, estendono il dominio dei testimonial a molti che prima restavano fuori dal giro. I team del marchio passano spesso da triumvirati a veri e propri ingenti gruppi che si accontentano di quel poco che le aziende possono offrire (vista la massificazione dei tester) per indossare maglietta e cappellino. Questa ventata ossessiva di aspiranti promoter ha fatto spesso perdere quello che era il passo iniziale che avrebbero dovuto svolgere, ossia quello di valutare la qualità dei capi prima di stringere una collaborazione vera e propria. Al giorno d’oggi sono veramente pochi i team che contano i propri membri sulle dita di una mano ed io ho l’onore di farne parte. Vero è che la possibilità di far arrivare in tempo reale a tutti gli amici virtuali un messaggio promozionale ha permesso lo sviluppo di molte piccole imprese che un tempo sarebbero rimaste sconosciute. Le idee più innovative per la realizzazione  di materiale per la pesca vengono messe nel mercato, facendo disporre all’acquirente di un’ampia possibilità di scelta.

Un altro fondamentale cambiamento sta in seno alla diffusione giornalistica dell’ambito pesca. Il formato cartaceo ha perso 0-4 contro le interfacce digitali e le riviste online (come questa in cui sto scrivendo) hanno potuto svilupparsi anche sull’ombra della praticità.

La storia ci insegna che l’eccessiva liberalizzazione è spesso buon trampolino di lancio dei pensieri massimalisti. Questa parità di livello tra vecchia guardia e nuove leve, tra giornalisti e promulgatori di post ha sostanzialmente accelerato il processo di sviluppo di molte ideologie estremiste. Ma ora non voglio entrare nel merito, essendomi promesso di mantenere una linea descrittiva. Posso solo soffermarmi a dire che le classiche vertenze da social nate sotto il polverone di queste velleità radicali e spesso prive di logica, hanno spaccato un possibile fronte comune di tutti i figli del catch and release. Fronte che doveva essere compatto nei confronti della sempre maggiore minaccia che viene dall’Est, la quale sommatasi alle concezioni arcaiche della pesca delle popolazioni locali, mettono continuamente a repentaglio la popolazione ittica delle nostre acque interne. Così il fenomeno del bracconaggio può fare la sua sfilata nella passerella del nostro mondo, troppo strappato e concentrato in futilità che contribuiscono a distogliere lo sguardo dai veri problemi che dovrebbero affrontare sia le istituzioni che la politica (probabilmente quando capiranno che la pesca ricreativa è un vero e proprio indotto economico avranno inventato il teletrasporto), ma in primis dovrebbe toccare le aspirazioni di tutti gli Anglers italiani.

A volte mi piace pensare a come sarebbe il mondo della pesca senza macchinetta fotografica, probabilmente passerei ogni sessione a guardare attentamente ogni attimo della giornata per arricchire la mia memoria visiva, a respirare forte per ricordare ogni profumo che la natura dilaga o a percepire attentamente ogni canto d’uccello o gracidare di cicale per risentirlo nei momenti più nostalgici.

A volte mi piace pensare a come sarebbe il mondo della pesca con la macchinetta ma  senza i social e senza il web, probabilmente passerei il tempo a guardare controluce le mie diapositive col sorriso, ma dubitando che esse arrivino a qualcuno, a voler divulgare le mie idee sulla pesca al primo che passa, perché potrei dimostrare di poter dire la mia con le foto. Magari starei scrivendo su una rivista cartacea, o magari collaborare con una testata sarebbe il mio sogno nel cassetto.

Poi mi piace pensare a com’è la pesca oggi, bella e democratica, garante della messa in mostra delle proprie potenzialità, ma allo stesso tempo piena di conflittualità frutto dell’invidia e del protagonismo che fanno spesso venir voglia di abbandonare il grande castello che è stato costruito, dalla preistoria ad oggi.

Samuele MAFFEI


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Commenti

Mauro Lausdei il 30/12/16
Fotografo e scrivo per mestiere da trent'anni... Dalla pellicola al digitale, dalla penna al pc... Uso i social per lavoro (con un certo sforzo, lo ammetto...) Ancora respiro forte l'odore del vento e del mare. Ancora mi presento al cospetto della forza della natura con la mia umiltà e consapevolezza dei miei limiti. Ancora amo il sapore della sfida e del confronto con la "preda", che onoro, sempre, restituendole la libertà, grato delle emozioni che mi ha donato. Certo, un po' di nostalgia ogni tanto affiora, mentre assisto allo scempio contro la natura e digerisco fiumi di parole ed immagini che chiamare così è un eufemismo. Grazie Samuele! Auguro a te, ai tuoi cari ed a tutti noi un nuovo anno di emozioni vere. Quelle che cercano gli Anglers. Quelle che provano gli Uomini...


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