Voi Autori

Tramonto marocchino

Di Lorenzo Ravalli pubblicato il 07/05/14

Urla il vento rabbioso sferzando polvere rossa mentre il telo della tenda sbatte rumorosamente, concertando con la fragorosa risacca in un inquietante contrappunto. Leggo faticosamente un bel libro, distratto dal vento e dai miei pensieri che volano verso una casa lontana.Penso anche al viaggio e godo quella strana sensazione che provo quando passo qualche giorno da solo. Si sa che carpfishing è spesso un'emozione da condividere, in molti casi il lavoro di equipe è un buon sistema per effettuare belle catture; ho condiviso ore meravigliose con amici veri sulle sponde di laghi e fiumi e ricordo tante bellissime serate passate a conversare, non soltanto di pesca, aspettando il suono dell'avvisatore. Ma ogni tanto per effetto della frenetica routine quotidiana e della fatica per la "sopravvivenza sociale"mi rendo conto di aver bisogno di staccare per così dire la spina, di effettuare una specie di reset possibile unicamente stando un po' da solo: è questo che mi ha portato in Marocco, oltre alla curiosità di vedere un angolo di mondo affascinante e di poter inseguire carpe bellissime. Lo so che l'obbligatorio appoggio ad una organizzazione mitiga il senso dell'avventura e che non sono l'unico pescatore sul lago,non sono proprio un eremita ma mi accontento.

Con questi pensieri mi assopisco piano piano e quando mi sveglio mi accorgo che il vento si sta calmando, trasformandosi in una leggera brezza, preludio ad un tramonto che mi auguro meraviglioso come lo è stato nei giorni scorsi. Consumo una cena semplice e gustosa, condita con un paesaggio unico, osservando le planate di un falco che sfrutta gli ultimi istanti di luce per ghermire una preda ritardataria e mi godo i salti fragorosi delle grandi carpe. Un'arancia succosa conclude la cena ma non riesco a finirla perchè, come per magia, un avvisatore suona! Ferro con decisione ma combatto con molta attenzione e un certo timore perchè ieri in circostanze simili l'amo era saltato lasciandomi con la lenza tristemente lasca. Stamani ho sostituito l'amo con uno dello stesso collaudatissimo modello ma di una misura più piccola, sperando che abbia maggiori possibilità di agganciarsi. Alla fine la rete del guadino accoglie il pesce stanco e io tiro un sospiro di sollievo; si tratta di una carpa che non fa notizia, nella media per queste ricche acque (sorrido pensando che nell'amato Arno sarebbe nella top ten delle catture degli ultimi dieci anni) ma a me sembra magnifica:robusta,forte ma non tozza,con una livrea color bronzo e grandi pinne aranciate. Dopo averla rilasciata mi siedo su un sasso,guardando il lago e respirando profondamente; aspetto che le stelle compaiano nella volta celeste e ancora, nel silenzio della notte, cerco un non facile dialogo con me stesso. Tra un paio di giorni tutte queste emozioni trasfigureranno in ricordi, aleatori e sfumati ma persistenti come l'infinito retrogusto di un grande vino di annata.


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