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Tra Fango e Ninfee

di Graziano Paolucci pubblicato il 30/01/15

 

 

LE TATTICHE ADETTE PER GLI HOT SPOT

Nell’ambito della pesca “difficile” rientrano con frequenza le sessioni nei settori ricchi di ninfee e dal fondale fangoso. Per avere una marcia in più in queste situazioni il carpista non trascura di individuare quali possono essere le zone di passaggio di stazionamento e di alimentazione. Il comportamento delle carpe infatti è condizionato dal tipo di abitat e dalla vegetazione presente. Le nostre strategie cambiano in base al tipo di situazione che ci troviamo ad affrontare. QUANDO CERCARLE. Prima di tutto quando è opportuno cercare le carpe nei pressi delle ninfee? La risposta è proprio nel periodo più difficile, quando le piante sono il massimo del rigoglio. In questo momento le carpe sanno che possono trovare zone dove ripararsi, cercare cibo, ossigeno ottimale e stare al riparo dal caldo nelle ore più afose, fino a che il ciclo della vegetazione non comincerà  a morire e ad agiarsi sul fondale per cominciare un lento processo di decomposizione, rimangono solo pochi giorni per sfruttare la situazione.Dopo saremo costretti a cercare le altrove le nostre prede perché verranno a mancare tutti gli elementi prima elencati e soprattutto l’ossigeno, rubato dai processi degenerativi e fermentativi della vegetazione morta  . DOVE CALARE.  Quando ci troviamo ad affrontare uno specchio d’acqua ricco di ninfee andremo a calare i nostri inneschi a filo delle piante o poco dentro le anse create dalla vegetazione stessa, con l’aiuto di un piombo possiamo andare a tastare il fondale per vedere se troviamo una zona più dura, magari un punto dove le carpe grufolano e si spostano creando dei veri e propri corridoi di passaggio. Il natante è obbligatorio. Cosa fare quando una carpa fa suonare i nostri avvisatori? Quasi sempre la preda non appena si accorge dell’amo che si trova in bocca, si catapulta dentro alle ninfee in questi casi ci sarà di aiuto una zavorra a perdere(sasso) che servirà da ( autoferrata)  e farà si che l’amo si conficchi bene senza  bisogno del nostro intervento. L’importante è non mettere pressione al pesce fin da subito, ma andargli incontro con la lenza leggermente in tiro in modo da far si che non reagisca con troppa violenza quando ancora siamo troppo lontani. Inizieremo a forzarla una volta arrivati vicino, cercando di tirare con forza in modo da farla uscire subito dalle fitte ninfee e cominciare il combattimento a lago aperto dove sarà privo di ostacoli. Se con l’imbarcazione dovessimo portarci sopra alle ninfee la cosa migliore da fare è usare i remi che risulteranno più efficaci, sollevare il motore in modo che non sia di ingombro andandosi a incastrare con gli steli delle ninfee e anche per non rovinare l’abitat. La treccia…. Per le fasi di recupero il materiale che andremo a usare riveste un ruolo molto importante, importante è la scelta di imbobinare i mulinelli con una treccia robusta e dal diametro non eccessivo. Una treccia sottile sappiamo che taglia indiscutibilmente meglio gli steli delle piante, ma ci dobbiamo ricordare anche che  per quanto sia di qualità è sempre più vulnerabile alle abrasioni, quindi consiglierei di non scendere al di sotto  dello 0,30mm .La rigidità della treccia è fondamentale per rilevare anche il minimo spostamento del pesce specie a lunga distanza, perché come sappiamo non è infrequente che la carpa una volta allamata rimanga ferma sul posto o faccia solo pochi movimenti che le permettono di entrare tra le piante, dove si sentirà più al sicuro cercando “magari” di liberarsi dell’amo. Per questo motivo gli ami dovranno avere una sezione spessa e robusta e un’ardiglione ben pronunciato in modo che una volta entrato faccia tenuta anche in caso dovessimo allentare la presa. Leadcore&Terminali. Le montature che possiamo usare sono inline o a elicottero, la differenza tra le due è che se ci troviamo ad affrontare un lago con il fondale totalmente melmoso e privo di zone dure in questo caso dovremo utilizzare dei finali molto più lunghi del normale, si parla di 30-40 cm, questo è obbligatorio perché altrimenti con il peso della zavorra un finale di 15-20 cm tenderebbe a sprofondare sotto il fango e ci escluderebbe dall’azione di pesca. La montatura ad elicottero ci permette di preparare terminali più corti, in questo caso 20cm saranno sufficenti per garantire all’esca di rimanere adagiata correttamente sopra il fango. Il terminale dovrà essere realizzato con un robusto trecciato. Ci sono molte marche e modelli e ognuno ha la sua preferita, quando si pesca in ambienti ricchi di vegetazione il carico di trazione si sposta sul terminale e la girella, che rappresentano uno dei punti con maggiore probabilità di incaglio. Non sarebbe una bella cosa ritrovarsi con il terminale rotto e sapere che c’è un pesce che gira con la nostra montatura in bocca, per questo dobbiamo usare materiali con una maggiore tenuta. Anche la scelta dell’amo deve essere scrupolosa, usando modelli dal filo spesso e con l’ardiglione molto pronunciato, cosi avremo maggiore possibilità di portare a termine il combattimento e salvaguardare la salute del pesce. L’ECOSCANDAGLIO. In alcune situazione ci può essere di grande aiuto per vedere la conformazione del fondale, intercettare le zone di passaggio delle carpe trovare gli spot giusti, vedere se ci sono ostacoli dove calare vicino i nostri inneschi, la temperatura dell’acqua e i vari dislivelli del fondale. L’importante è usare una sensibilità dell’eco bassa per essere sicuri di trovare gli spazzi liberi che si formano. L’ideale è un livello di sensibilità dello schermo del 30-40 per cento, aumentandolo rischiamo di sovraccaricarlo di informazioni. Per interderci il nostro eco rifletterà anche il segnale di rimbalzo prodotto dalle più minuscole particelle in sospensione, arrivando a distinguere ciò che c’è sul fondo  da ciò che c’è a mezz’acqua…bisogna saperlo leggere. GIOCO DI SQUADRA. Il gioco di squadra è l’elemento che forse determina le sorti di una pescata in queste condizioni. Stare lontani dalle canne vuol dire regalare un vantaggio spesso troppo grande alle nostre carpe. Ferrare ai primi bip può essere indispensabile per portare a termine senza compromessi il combattimento. Lo stesso discorso vale se lasciamo la frizione troppo lenta, che permetterà alla carpa di prendere metri preziosi di filo e senza sforzo di nascondersi tra le fitte ninfee. Pescare in queste condizioni non è comoda e rilassante, occorre quindi stare sempre vigili sulle canne e essere sempre pronti a uscire dalla tenda il più velocemente possibile,  salire in barca mettersi sempre il giubbetto salvgente e dirigersi verso la carpa. DOBBIAMO SAPERE CHE… non è vero che le carpe di notte non stanno dentro alle ninfee “erbai-castagnole ecc” dobbiamo sapere che le piante sfruttano la fotosintesi clorofilliana per vivere e con la luce del sole inizia il processo dalla quale scaturiscono i gas importanti “ ossigeno e glucosio” che è la fonte di nutrimento per la pianta. L’esperienza ci dimostra che anche in estate con l’acqua più calda i pesci stazionano in queste aree anche se la quantità di ossigeno è inferiore, causa il non rimescolamento degli strati.

 

 

 

 






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