Tecnica

Termoclino e turnover delle acque

Di Gigi Negri pubblicato il 08/06/17

Neve, vento, pioggia e caldo torrido sono solo alcune delle difficoltà che si devono affrontare quando si pesca nelle varie stagioni dell’anno.
Ma vi siete mai chiesti come reagiscono gli specchi d’acqua lacustri che affrontiamo ai cambiamenti climatici stagionali?
Per parlare di questo argomento, bisogna tenere conto di due aspetti fondamentali: il termoclino e la stratificazione delle acque, concetti che cercherò di esporre partendo dalla stagione calda per poi passare alle altre.

Come potete vedere nella prima immagine, a causa dell’insolazione, delle alte temperature e dei venti caldi, durante l’estate si assiste ad un’evidente stratificazione delle acque, con uno strato superiore (detto epilimnio) più caldo e più leggero ed uno più in profondità caratterizzato da una temperatura più bassa e da maggiore densità (detto ipolimnio).
La fascia di separazione tra i due strati è denominata termoclino o metalimnio, ed è quell’area di transizione in cui la temperatura superficiale tende a diminuire rapidamente sino a giungere all’ipolimnio. Normalmente, in specchi d’acqua molto grandi e profondi, questo strato può essere ampio anche qualche metro, ma in casi estremi è talmente brusco e sottile (può essere limitato anche a solo 2-3 cm) da essere visibile a occhio nudo a causa della distorsione della diffusione della luce generata dalla netta variazione di densità dell’acqua.

Proseguendo lungo il percorso stagionale, una volta arrivato l’autunno, a causa della diminuzione della temperatura atmosferica, l’acqua superficiale tende a raffreddarsi aumentando la propria densità. Così facendo, diventa più pesante e comincia a sprofondare verso il basso, innescando il fenomeno del “turnover”, che favorisce il rimescolamento tra lo strato superiore e quello inferiore, con la conseguente e progressiva scomparsa/attenuazione del termoclino.



Sopraggiungendo l’inverno, la fascia superficiale si fredda ulteriormente e, qualora raggiunga temperature molto basse (0°C), si verifica l’inversione termica, con un progressivo aumento della temperatura col crescere della profondità a causa del calore ceduto dal fondale. Nella stagione invernale, dunque, si può addirittura arrivare ad una situazione della stratificazione delle acque completamente opposta a quella estiva, ma va ribadito che ciò accade solo nelle regioni dove il clima è davvero rigido.


A terminare il ciclo annuale infine, sopraggiunge la primavera. Come ben sapete, in questa stagione vi è un riscaldamento della temperatura atmosferica dovuto alla maggiore esposizione del nostro emisfero alla luce solare, con conseguente allungamento delle giornate. L’incremento della radiazione del Sole, favorisce un secondo turnover, che si manifesta però diversamente da quello autunnale. In presenza di montagne infatti, la radiazione solare va come prima cosa a sciogliere la neve e il ghiaccio generando acqua fredda che si incanala nei fiumi o si infiltra nel suolo. Quando quest’acqua raggiunge il lago dove stiamo pescando o dove vogliamo pescare, tende ad andare in profondità a causa dell’alta densità, innescando un massivo rimescolamento che segue i moti convettivi.

Detto ciò, appare subito molto chiaro come la primavera e l’autunno siano da un punto di vista della fisica delle acque le due stagioni migliori per pescare.
Il rimescolamento generato dai flussi di acqua calda e fredda rispettivamente verso l’alto e il basso, comportano infatti una miscelazione dei nutrienti, che dal fondo tendono a salire verso gli strati superiori per poi seguire i moti circolari convettivi. Questa miscelazione fa sì che i pesci vadano in frenesia alimentare, aumentando la propria attività.
Se a questo aspetto si aggiunge il fatto che in primavera c’è il periodo della riproduzione e in autunno la necessità di accumulare nutrimento per affrontare il freddo invernale, si intuisce subito il perché queste siano le due stagioni più produttive in assoluto per cercare di insidiare le nostre amiche carpe.

Logicamente questo ciclo non è uguale per tutti gli specchi d’acqua, perché variazioni si possono avere in base alla latitudine del lago, alla sua altitudine, all’esposizione più o meno continua a venti.
Per scegliere quindi i posti dove calare o lanciare le nostre lenze, è necessario effettuare un’ottima lettura dello specchio d’acqua dove vogliamo pescare, cercando di trovare la soluzione ottimale integrando tutte le conoscenze a nostra disposizione ed osservando l’azione degli agenti atmosferici.

Una volta trovati gli spot adatti alla nostra azione di pesca però sorge un ulteriore quesito… quali esche bisogna adoperare?
Possiamo dividere a grandi linee le boilies in due categorie: quelle a base di birdfood mix o mix
50/50 e quelle basate su farine di pesce e/o carne (fish-meal mix, birdfish mix, meat-meal mix).
L’attività metabolica dei pesci a basse temperature si riduce moltissimo, per cui in inverno le carpe tenderanno a preferire delle esche digeribili ed il più possibile solubili. Le linee Carp Factor Milk B+, Pro Catch e Pro Baiting si sposano perfettamente con questa esigenza e costituiscono dunque dei validissimi alleati.
Nelle stagioni in cui l’attività è più alta, invece, l’efficacia delle esche al pesce è sicuramente senza paragoni.  Queste ultime, essendo costituite da farine molto proteiche e da un contenuto relativamente alto di grassi, risultano sicuramente più complete da un punto di vista nutrizionale-alimentare (presenza di amminoacidi, amminoacidi essenziali, enzimi, vitamine, sali minerali, acidi grassi selezionati, omega 3, omega 6, …). Pur richiedendo dei processi digestivi e metabolici più lunghi e complessi, sono sicuramente più attrattive e quindi più facilmente localizzabili sui fondali a causa della presenza di idrolizzati, farine iper solubili, complessi amminoacidici, estratti vari.
Boilies come Squid & Asafoetida o le Habanero, in questo caso possono quindi risultare un’arma vincente per consentirti di realizzare i tuoi sogni!

Pierluigi Negri


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