Boilies E Mix

Studio degli aromi parte 1.

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 24/04/15



La carpa: un prodigio di fiuto o cos’altro?

 

L’elenco delle sostanze conosciute per possedere la capacità attrattiva sulle carpe è piuttosto lungo e comprende una serie di prodotti che già conosciamo e che verranno approfonditi in questo capitolo sotto i nomi di aromi, spezie, oli, zuccheri, e, per finire, aminoacidi In taluni casi, per ottenere un minimo effetto è necessario utilizzare quantità ingenti (vedasi con le spezie) e in altri, sono solo sufficienti poche gocce per arrivare a effetti di stimolazione del pesce. Quello che ricerchiamo nei diversi tipi di attrattore è proprio la capacità di favorire l’attività alimentare delle carpe anche quando determinate condizioni ambientali ne riducono, in modo anche consistente, il metabolismo. Il nostro obiettivo è quindi quello di sfruttare determinati istinti del pesce che lo portano a individuare, anche a grande distanza, tutte le possibili fonti di alimentazione naturali o meno. Come affermato dal Dott. Mauro Natali del Centro Ittiologico del Trasimeno, la carpa ha in tal senso una capacità 100 volte superiore a quella dell’uomo! Va però considerato che la carpa non risponde esattamente sull’aroma che si sta diffondendo  in acqua ma piuttosto, ai segnali chimici che scaturiscono dall’immersione dell’aroma.  E’ inoltre interessante considerare che la natura leggermente acida della maggioranza degli aromi riesce a generare una piccolissima modificazione delle caratteristiche chimiche dell’acqua nei paraggi dell’esca ed è proprio questo leggero e localizzato cambio del pH a raggiungere i sensi della carpa e portarla sul cibo che gli offriamo.

In estrema sintesi, la presenza di pasturazione fatta di boilies aromatizzate, sul fondale determina una serie di micro fluttuazioni del pH che porteranno le carpe a investigare in quella direzione creando le basi dell’attrazione verso la nostra esca.

 

L’importanza dell’olfatto.- La teoria di Fred Wilton afferma che le carpe, così come tanti altri esseri animali, hanno una istintiva capacità di ricercare quelle che sono le migliori fonti di cibo (ai fini della sua crescita e del suo benessere). Ciò non vuol dire che la carpa mangerà soltanto «il cibo migliore», ma che il pesce ha una naturale propensione a operare delle scelte istintive riuscendo a individuare, su diverse fonti di cibo disponibili, quelle maggiormente in grado di agevolarlo sotto il profilo energetico. La conferma di questa teoria arriva anche da Jim Gibbinson, il quale afferma che la carpa ha una naturale propensione a comprendere l’effettivo valore nutritivo di ogni tipo di cibo. E’ una teoria, quella di Wilton di cui dobbiamo tenere sempre conto nella formulazione delle nostre ricette ed in gran parte delle nostre scelte poiché se, come è vero, la carpa è in grado di operare delle scelte sulla base della qualità alimentare dell’esca allora, non possiamo permetterci di usare boilies scadenti per preparare un posto di pesca. Piuttosto è meglio scegliere esche economiche, fatte in casa e dalle forme non perfette e per incredibile che possa sembrare, usare esche “camuffate” e di minore qualità per l’innesco che, deve essere ricco di “segnali” e di attrazione piuttosto che di gusto.

 Gli aromi


A modesto parere di chi scrive, il corretto uso degli aromi non è cosa facile poiché può influenzare notevolmente la capacità attrattiva della boilie, compromettendo o esaltando il risultato finale della nostra giornata o sessione di pesca. Tutto questo se consideriamo l’aroma, come una parte importante dell’esca e non , una semplice etichetta. Ma nelle pagine a seguire il concetto di “etichetta” sarà chiarito e la reale importanza degli aromi sarà rinchiusa in un contenitore ben preciso che, forse solleverà alcune perplessità perché modifica alcune credenze diffuse. Ma è una teoria che mi pare molto credibile e che vi propongo a seguire.

Una cosa che va subito sottolineata è la totale inutilità del tipico gesto che vediamo fare (e che anche chi scrive compie inutilmente durante i carp Show) dagli appassionati che aprono le boccette e commentano soddisfatti l’odore che ne scaturisce. Ciò che noi riusciamo a sentire è sempre totalmente differente da quello che una carpa, può sentire.

Questo deve essere chiarissimo altrimenti ogni altro ragionamento non ha senso.

E’ noto infatti che la nostra amica è in grado di percepire molto dell’esca che gli proponiamo, molto prima che se la sia messa in bocca e questo avviene grazie ai tanti sensori di cui dispone. Non ultimo e il segnale che il pesce riceve dall’acqua che circonda l’esca e che viene “sentita” dal pesce già a una certa distanza.

Ma l’aroma è solo un segnale chimico e null’altro quindi parlare di banana, scopex oppure spezie può voler dire veramente poco. Questi segnali chimici sono chiamati esteri ed includono l’amil acetato e l’etil butrato. La reazione chimica da cui nascono gli esteri è detta esterificazione e la reazione coinvolge un acido ed un alcol. La sostanza che scaturisce ha un basso pH che da all’aroma una certa amarezza che deve essere corretta per avere effetto.

Gli esteri a questo punto debbono essere miscelati con un solvente (a seguire la lista). Come vedremo, i solventi meno comuni perché più costosi, sono l’alcol etilico e il gicerolo che, dal nostro punto di vista, sono quelli che funzionano meglio. Ma sono i solventi ad avere un ruolo fondamentale e su questo voglio concentrare la nostra attenzione sebbene anche essi debbano essere di un minimo livello quantitativo. Uno dei problemi che si possono incontrarè è il rifiuto, da parte delle carpe, di una certa tipologia di solventi se non sono di qualità. Quelli usati meno di frequente  sono il glicerolo e l’alcol etilico a causa dei loro costi tanto che, sull’etichetta, viene sempre evidenziato con la sigla “E.A.” la loro eventuale presenza.

 

I solventi. – Tra le mille domande che vengono a mente e che tutti, prima o poi, si sono posti, ve ne sono alcune che trovano risposte solo parzialmente soddisfacenti. Tra queste ovviamente ve ne sono alcune che riguardano i criteri che portano a scegliere un aroma rispetto a un altro. Immediatamente dopo, una domanda classica riguarda il reale effetto che ha l’aroma, una volta in acqua.

A prima vista, una possibile risposta coinvolge il nostro sistema olfattivo; di norma infatti, un aroma viene scelto poiché risulta più piacevole per il nostro naso, rispetto a un altro che lo è meno. Con il termine «piacevole» non intendo dire semplicemente «gradevole», poiché potrebbe trattarsi di un aroma al pesce o all’aglio (che di gradevole hanno ben poco). La scelta quindi cade per ragioni «nostre», individuali e che ben poco hanno a che vedere con l’acqua e il pesce e che raccolgono tutta una gamma di intuizioni, informazioni, consigli e molto altro ancora. Esistono invece una serie di considerazioni che hanno un certo valore e aiutano a comprendere qualche cosa in più sull’argomento partendo dal punto di vista del pesce e non dal nostro sistema olfattivo o dal nostro gusto.

Personalmente sono in grado di affermare con buona sicurezza che un pesce non è in grado di recepire un “odore” per cui, l’affermare che un dato aroma è migliore dell’altro è una frase che non ha alcun senso reale poiché non si tiene conto dell’elemento in cui l’aroma è inserito; l’acqua. Questo aspetto è totalmente dimenticato da una grande quantità di carpisti che non riescono ad accettare che tra una “banana” ed una “fragola” non vi può essere alcuna differenza al naso e agli altri organi sensori della carpa.  Mi rendo conto che il soggetto non è facile da digerire ma, è interessante seguire questo percorso per arrivare a comprendere bene e smascherare alcuni aspetti di questa presunta “misteriosa” disciplina. La teoria sugli aromi, vuole però essere l’introduzione di una serie di concetti che ritengo innovativi, basati proprio sulla consapevolezza che una carpa non può realmente percepire la differenza ad esempio tra due aromi differenti ma solo, tra due solventi in cui l’aroma è disciolto. Questo è il reale valore aggiunto alle boccette di aroma che comperiamo in cui “fragola” “tuttifrutti” ecc.ecc. sono solo “odori” per il nostro naso  ma, se sciolti in un identico solvente, un qualche cosa di assolutamente identico per la carpa!

Anche senza essere laureati in chimica sappiamo che l’acqua non è sempre uguale ma è influenzata da alcuni fattori quali il suo pH (acidità più o meno elevata), la sua salinità (quantità di sale presente), la sua temperatura e, perché no, il suo inquinamento.

È evidente quindi che un qualsiasi aroma si trova a essere influenzato da fattori esterni che lo rendono gradito oppure, repellente in un dato tipo di acqua.

Ma gli aromi generalmente sono in forma liquida o polverosa e devono essere disciolti in un liquido per essere utilizzati per i nostri scopi. Questo liquido può essere un solvente oppure, un olio.

In estrema sintesi e per chiarire ulteriormente il senso delle parole che ho usato, definiremo;

AROMA = ETICHETTA perché siamo abituati a parlare di fragola, garlic butter oppure scopex, per citarne qualcuno ad esempio. Quindi, una semplice  “etichetta” a ciò che stiamo usando perché il vero segreto è il SOLVENTE ovvero, la sostanza che si scioglie in acqua modificando il pH nei paraggi dell’esca e trasmettendo quindi quei segnali che permettono la sua individuazione.

 

Attenzione però perché i solventi usati possono sciogliersi in acqua opppure, non farlo perché oli (che non emulsionano quindi). Si verificano quindi una serie di situazioni.

Se il solvente usato è miscelabile in acqua, il solvente si spargerà attorno alla boilies con una data velocità (funzione di alcuni dei parametri visti precedentemente: pH, temperatura etc.) e la possibilità che il pesce percepisca la presenza dell’esca è legata al cosiddetto “diagramma di dispersione” .

Se il solvente usato è invece un olio, il «segnale» che l’esca emetterà sarà assai diverso rispetto al precedente caso e la reazione del pesce e la velocità con cui l’aroma si mette in funzione è totalmente differente.. Abbiamo quindi un aroma assolutamente identico(un’etichetta, quindi) basato su due solventi dalle caratteristiche differenti che, per il nostro sistema olfattivo, non presenteranno alcuna differenza ma, dal punto di vista del pesce, avranno delle differenze tali da non renderli nemmeno parenti lontani!

E i due  “aroma= etichetta” avranno risultati totalmente differenti.

Un altro aspetto che possiamo brevemente accennare è la solubilità del solvente in funzione della temperatura dell’acqua. Questo aspetto ha un ruolo chiave nella scelta del tipo di aroma a seconda delle stagioni.

In estrema sintesi possiamo affermare che il Glicerolo, paga la sua estrema la sua viscosità  con una scadente solubilità nelle acque più fredde sconsigliandone l’uso nella pesca invernale. D’altra parte, abbiamo l’Alcol Etilico in cui la sua estrema volatilità e leggerezza ne fanno un solvente adatto a tutte le stagioni ed in particolare l’inverno. Teniamone sempre conto ed avremo una vita più facile.

 


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Commenti

Roberto Ripamonti il 23/02/17
Esattamente. Questa è una teoria non soltanto mia ma di diversi altri angler di lunga data tra cui Tim Paisley, Jim Gibbinson per citarne alcuni. IL pesce non sa cosa sia la Fragola o lo Scopex ma rileva segnali chimici e null'altro. Gli aromi son solo per pescare i carpisti, l'etichetta vera percepita dal pesce è la base liquida e parte della base solida se presenta determinati ingredienti (krill, seaweeds,betaine etc.)


Andrea il 22/02/17
Salve, quindi in base a quanto affermato (o almeno in base a quello che ho capito) potrei utilizzare direttamente alcool etilico o glicole o olio senza usare la parte aromatica?


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