Tecnica

Strike! Parte 2

Di Agostino Zurma pubblicato il 08/06/12

Strike
(parte seconda) 


Trecce e monofili

Tra le molteplici caratteristiche proprie di questi materiali, comunemente  richieste e analizzate con minuziosità, quella che a noi interessa principalmente collocandola nello specifico argomento è senza dubbio la prontezza con cui ci vengono segnalate le abboccate , la rapidità con cui la nostra ferrata si trasmette al terminale completando l’aggancio del pesce e la capacità di costringerlo fuori dagli ostacoli . A farla da padrone in questo caso sono  senza dubbio le trecce, filati che presentano una notevole resistenza , un diametro ridotto,  una durata maggiore , la assoluta assenza di elasticità ed un controllo immediato del pesce qualsiasi sia la distanza affrontata.

Queste caratteristiche per essere sfruttate al meglio richiedono al pescatore una perfetta conoscenza della propria canna  e del proprio mulinello che gli consentono di annullare i possibili inconvenienti dovuti alle furiose e repentine fughe del pesce.

Consideriamo anche l’ambiente in cui eserciteremo l’azione di pesca in quanto non dobbiamo scordare la limitata capacità di resistere all’influenza negativa di pietre, cozze o altri ostacoli simili, completiamo quindi la nostra lenza nel tratto finale con un parastrappi in specifici trecciati o con nailon di grosso diametro e con pochissima deformabilità, caratteristica molto utile anche nella fase finale di recupero con il pesce a pochi metri da noi.

La presenza anche minima di elasticità si dimostra un perfetto alleato della nostra canna nell’ attenuare le sfuriate del nostro avversario.

Zavorre
Parliamo di zavorre in quanto da diverso tempo ormai i piombi sono sostituiti da grossi sassi, meno inquinanti e meno costosi. La loro particolarità sarà influenzata esclusivamente dal peso, la forma è marginale anche se io uso sassi molto irregolari che riducono il rotolamento  impresso dalle correnti.
Quelli che nell’autoferrata sono elementi predominanti del piombo sono la forma ed il peso, componenti che incidono prepotentemente nella riuscita dell’azione e che garantiscono all’amo una adeguata penetrazione nelle labbra del pesce. Le forme che presentano  ed interpretano senza alcun dubbio i maggiori poteri autoferranti sono quelle che in maggior misura esibiscono un aspetto massiccio, tipico dei modelli tondi o a pera.

Questo perché dette forme trasmettono al terminale e quindi all’amo una resistenza maggiore dovuta al baricentro del piombo che specificatamente nella forma a sfera si trova proprio al centro dello stesso. Questo non accade nelle forme maggiormente affusolate che hanno la loro espressione migliore nella fase di lancio. Il peso in associazione con le particolari forme non deve mai essere inferiore  agli 80 grammi per arrivare a pesi nettamente maggiori, 200-250 grammi in caso di distanze estreme. Particolare importante è quello di verificare l’efficacia dell’amo in collaborazione con  la capacità autoferrante del piombo, in nostro aiuto interviene il conosciuto test mediante il quale viene alzato il piombo con la punta dell’amo appoggiata al polpastrello del dito indice, l’effetto dato ci fornirà delle valutazioni sufficienti ad effettuare delle scelte appropriate.

Terminali
 
Un terminale ben fatto e curato è la prima condizione che garantisce all’amo una permanenza all’interno della bocca del pesce.

Per  parlare di terminali si sono utilizzate decine e decine di pagine, entrando nello specifico sia per forme semplici che avanzate, la valutazione di quale utilizzare diviene quindi una personalissima scelta legata a episodi, convinzioni ed esperienze. L’aspetto su cui intendo porre la vostra attenzione è su come questo ultimo breve, ma fondamentale tratto della nostra lenza dovrebbe collocarsi in acqua per avere le maggiori possibilità di entrare tranquillamente ed efficacemente nell’apparato boccale del pesce.

Importante a mio avviso è che questi centimetri finali siano ben appoggiati sul fondo, non stesi, ne completamente allungati ma con una possibilità di spostamento tale da permettere al pesce di aspirarli senza trovare opposizione.Per ottenere un simile risultato io applico delle semplici ma importanti regole che sono:

a) dopo aver lanciato non tirate mai la lenza per non provocare lo spostamento della zavorra, rischierete di agganciare qualche detrito o ostacolo sul fondo rendendo difficile una corretta aspirazione;

b) nel caso vi trovaste costretti a trascinare il finale,naturalmente per un brevissimo tratto, esattamente a ridosso di un gradino utilizzate retine o sacchetti in pva anche raddoppiandone la presenza.

In questi  introdurrete completamente il terminale ed il piombo, allo scioglimento completo degli involucri presenteremo l’amo libero di muoversi nel migliore di modi.
c) se dovete raggiungere distanze maggiori, per cui non fosse possibile usare i contenitori solubili, e dover poi recuperare lievemente il tutto, agganciate all’amo un fiocco in pva al cui scioglimento corrisponderà un corretto adagiamento del finale sul fondo.


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Commenti

lorenzo guasti il 08/06/12
bellissima la foto di Cantalice!!!!!


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