Tecnica

Strategie vincenti

Di Thomas Santandrea pubblicato il 14/01/18

Il carpfishing è una tecnica che nasconde sempre nuove sorprese e nuove emozioni, apparentemente è una tecnica semplice che non richiede una conoscenza particolare rispetto ad altre metodologie di pesca come può essere ad esempio la mosca, ma sicuramente se non si applica nella maniera corretta risulterà molto difficile avere risultati. Uno studio approfondito dei terminali e delle esche è un fattore molto importante da considerare all'interno di questo grandissimo mondo che è il carpfishing. Molte volte accade di passare ore, giorni o addirittura settimane sulle sponde di un corso d'acqua senza vedere una partenza, a volte invece capita di pescare poche ore e di ottenere ottimi risultati. A tutto questo non c'è una motivazione certa o meglio si provano a dare delle interpretazioni come ad esempio le varie situazioni climatiche, molti di noi sono convinti che la prima causa di un'apatia alimentare della carpa sia dovuta al meteo e alla pressione atmosferica. Sicuramente tutto questo influisce, soprattutto se vi sono sbalzi termici di diversi gradi da una settimana all'altra o come spesso accade ultimamente anche da un giorno all'altro. Dobbiamo però considerare il perché la carpa smette di mangiare in così poco tempo considerando che anche un brusco calo termico non influisce immediatamente sulla temperatura dell'acqua che ci mette molto più tempo a scendere rispetto a quella atmosferica. Ad esempio se l'acqua è venti gradi e la temperatura esterna è venticinque e il giorno dopo vi è un  abbassamento di cinque/sei gradi della temperatura atmosferica l'acqua comunque non cala e rimarrà per qualche giorno ancora a venti gradi, quindi le carpe a  mio avviso non percepiscono questo cambiamento ma bensì risentono direttamente della pressione atmosferica. Non esistono certezze e il carpfishing è bello anche per questo, ognuno lo vede a suo modo basandosi sulle proprie esperienze personali. In questi anni ho capito una cosa di questa meravigliosa tecnica, che quando le nostre amiche non hanno voglia di mangiare possiamo farci mille domande ma il risultato è il medesimo...cappotto!! ci sono poi situazioni in cui il bagaglio tecnico, l'intuizione e il coraggio portano a buoni risultati ed è in questi casi che l'esperienza e la bravura del carpista viene fuori. Tante volte basta un piccolo cambiamento una piccola correzione per dare una svolta alla nostra sessione. Mi trovavo sulle sponde di un grande lago in cui amo pescare e che in questi anni ho imparato a conoscere; non sono un grande pescatore di lago perché sono nato in altri ambienti e mi rendo conto che trovarmi di fronte a una massa imponente di acqua con svariati cambiamenti di profondità, gradini marcati e molto altro, mi mette in difficoltà, ho sicuramente il tempo per migliorarmi e apprendere tutto il massimo possibile per giocarmi le mie carte anche in un grande lago naturale. Sono convinto che non si arrivi a certi risultati per caso ma per voglia e determinazione, la carpa di taglia può arrivare anche per fortuna o per caso ma le partenze e le catture arrivano perché si ha capacità e tecnica. Fatta questa premessa vado a raccontarvi la mia esperienza che mi è capitata pescando in lago. Arrivo al mattino presto per incominciare la mia sessione, la voglia come sempre è tanta, come il primo giorno che mi avvicinai a questa tecnica, forse ancora di più. Inizio a preparare le canne e i terminali che spero mi consentano di catturare qualche carpa e farmi girare la frizione a tutto gas. Innesco come al solito gusti diversi di boile sulle tre canne in modo da avere qualche possibilità in più e capire quale gusto prediligano le carpe in questo periodo dell'anno. Uno degli inneschi che utilizzo maggiormente è lo “snow man”, omino di neve, che mi ha sempre regalato ottimi risultati in questo specchio d'acqua. Un innesco ben bilanciato che oltre ad incuriosire le nostre amiche consente all'amo una maggiore sensibilità nella rotazione garantendo un' ottima allamata. Dopo aver preparato accuratamente gli inneschi lancio le canne e mi metto in attesa di una partenza. Passano diverse ore e nonostante il pesce continui a saltare nella zona in cui ho lanciato gli inneschi di partenze neanche l'ombra; inizio a pensare a qualche soluzione alternativa e la prima cosa che mi balza in testa è quella ci cambiare tipologia di innesco. Recupero la canna di destra e preparo una pop-up singola di 20 millimetri neutra di diametro giallo fluo.  Come al mio solito inserisco il terminale all'interno di uno stick mix composto da boiles sbriciolate e method, questo sistema oltre a dare ulteriore attrattività alla nostra esca evita di farci ingrovigliare il terminale in fase di lancio e di discesa sul fondale. Dopo aver cambiato strategia o meglio innesco mi siedo e immerso nella natura incontaminata leggo un bel libro di avventura. Passa un'ora circa e la canna di destra mi fa scattare con una partenza fulminea, ferro deciso e inizio il combattimento, dopo qualche minuto una bellissima specchi viene a farmi visita; una foto veloce e via di nuovo libera. Rilancio con precisione sullo stesso spot e dopo qualche ora di nuovo parte sempre la stessa canna innescata con la pop-up. Sembra incredibile ma la presentazione diversa dell'esca ha influito positivamente sulle nostre amiche che probabilmente incuriosite dalla boile galleggiante e colorata hanno iniziato ad alimentarsi anche sull'innesco. A volte sembra davvero strano ma cambiare approccio di pesca può essere decisivo e farci girare nel verso giusto la sessione. Il giorno seguente noto che la canna innescata con la stessa pop-up gialla fluo non ha avuto nessuno segno di vita, mi pongo qualche domanda a alcuni pensieri mi frugano per la testa, decido allora di variare il colore dell'esca sostituendola con una pop-up neutra arancio fluo. Sembrerà incredibile ma dopo poche ore una bella regina mi viene a fare visita dopo un bellissimo combattimento. Da lì a poco altre due carpe a guadino, facendomi concludere la sessione in maniera molto positiva. Se non avessi avuto l'intuizione di cambiare il primo giorno innesco e il secondo giorno di nuovo tipo di esca probabilmente avrei concluso la sessione con un nulla di fatto e sarei tornato a casa con un sonoro cappotto. A volte basta davvero poco per far incuriosire le nostre amiche, cambiando terminale oppure addirittura variando il colore dell'esca. Quest'ultimo fattore a mio avviso è da considerarsi buono soprattutto in acque limpide in cui la visibilità sul fondale è molto alta; probabilmente in acqua torbide e fangose il colore dell'esca non è fondamentale ma il tipo di presentazione a volte fa la differenza. Un'altra esperienza che mi ha insegnato molto e che tutt'ora mi porto dietro, l'ho vissuta in canale, uno degli ambienti che prediligo. Erano anni ormai che catturavo carpe con presentazioni affondanti su un fondale duro in cui la presenza di cozze e gamberi la facevano da padrone. Scelsi quegli spot proprio perché non vi era la presenza di fango e limo come nella maggior parte del canale. La volta precedente nonostante la pasturazione preventiva non  avevo ottenuto partenze ed era abbastanza insolito visto il periodo e soprattutto conoscendo il posto molto bene. Decisi allora di cambiare strategia e di lanciare in uno spot diverso poco più lontano dal solito e presentando un innesco pop-up singolo staccato cinque centimetri dal fondo che in quel caso era melmoso e non duro come il precedente spot. La notte mi regalò ben due partenze proprio su quell'innesco e considerando il fatto che mai prima d'ora avevo catturato in quella zona con una pop – up fu una bellissima sorpresa. Anche in quella situazione aver cambiato approccio e strategia di pesca fu una mossa vincente. Un fattore molto importante da considerare nel carpfishing è l'esca, ovvero il gusto e il tipo di boile utilizzata in determinate situazioni e soprattutto in determinate stagioni. Ho notato che un'esca che da ottimi risultati con temperatura di acqua molto calda non ha gli stessi risultati in acqua fredda ed è stato uno dei miei grandi errori commessi quando ancora mi trovavo all'inizio della mia avventura nel carpfishing. Utilizzai la stessa esca in due stagioni completamente diverse e naturalmente non ottenni gli stessi risultati, in tarda primavera con temperatura dell'acqua in continua crescita i risultati furono davvero ottimi. La postazione la tenevo costantemente pasturata garantendomi maggiori possibilità di cattura. Stesso approccio lo utilizzai in autunno con temperatura dell'acqua in sensibile diminuzione non ottenendo i risultati della primavera. Sicuramente anche il metabolismo della carpa è in sensibile diminuzione e di conseguenza cala ad alimentarsi ma l'anno seguente utilizzando un'esca completamente differente ottenni risultati ottimi. 

 

CONCLUSIONI

Tante volte si sottovalutano cose che apparentemente sembrano banali ma che invece alla lunga possono risultare fondamentali, si cresce costantemente ogni sessione di pesca che si affronta, il bagaglio tecnico di ognuno di noi non è mai colmo ma sempre in costante aggiornamento. Certo dipende tutto da noi stessi ma con la buona volontà e la passione che ci accompagna ogni giorno diventeremo sempre più sicuri di ciò che andremo a fare e ogni sessione di pesca avremo le conoscenze giuste per affrontarla nella dovuta maniera. Una cosa fondamentale mi ha insegnato il carpfishing, crederci sempre anche quando le cose sembrano andare per il verso sbagliato. 


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