Tecnica

Storia di un'emozione

Di Riccardo Masut pubblicato il 05/04/13

Il racconto che sto per scrivere risale a qualche anno fa,ma il suo ricordo rimane indelebile.
Siamo in maggio,personalmente il mese che amo di più per la nostra tecnica.
Dopo 2 giorni di inattività in una piccola cava,io e Nicholas,il socio per questa sessione,decidiamo di
spostarci.
L'obiettivo è un lago naturale,posizionato tra le colline.
Nessuno dei dei due ha mai bagnato le lenze in questo specchio d'acqua,quindi ci affidiamo ai consigli di un
amico comune,che pesca assiduamente in questo lago.
Dopo qualche parola al telefono,veniamo indirizzati verso una postazione in particolare,una piccola spiaggia di ghiaia,l'unico spot libero nel lago,il restante territorio è privato e quindi non campeggiabile.
Ci posizioniamo,montiamo la tenda e montiamo le canne.
Il meteo è mutevole,nuvole si alternano a brevi momenti di sole.
Decidiamo di pescare in modo diverso.
Personalmente decido di innescare e pasturare con boilies self made pesce,aromatizzate alla frutta.Diametro generoso,24mm.
Poca pastura guarnirà l'innesco,oltre a un piccolo stringer attaccato all'amo e un fiocco in pva per proteggere la punta
dell'amo in calata.
Il pesce di disturbo non sembra essere in attività,quindi osiamo pasturare anche con qualche manciata di pellet di vari diametri.
Arriva la sera,e con lei la pioggia.
Decidiamo di non toccare le canne fino all'indomani.
Durante la notte la pioggia aumenta d'intensità e,con lei,anche le nostre speranze di catturare.
Siamo coscienti che le possibilità sono estremamente remote,ma sappiamo anche che la pioggia in questo lago
ricopre un ruolo fondamentale.
Arriva la mattina.
Pioviggina ancora,il cielo è ricoperto da nuvole grigie e minacciose.
Intorno a mezzogiorno,decido di ricalare una delle tre canne del mio pod,mentre Nicholas prepara il pranzo.
Mi avvicino al pod,e pochi secondi dopo vedo la punta della canna a sinistra,inarcarsi e la bobina cominciare a girare lentamente.
Incredulo,non perdo tempo,prendo la canna e ferro.
Subito sento un peso notevole,che con movimenti estremamente lenti ma decisi,guadagna piu di qualche metro di treccia.
Sento anche le numerose alghe attaccate lungo la lenza,e questo mi preoccupa non poco.
Dopo qualche minuto di tira e molla infatti,la carpa si blocca tra le alghe sommerse.Indosso gli stivali ed entro in acqua il piu possibile.
Quando credo di averla persa,ecco che una testata sulla canna mi riporta alla realtà.
Tra un gorgo di acqua e alghe,ecco affiorare la sagoma scura di una grossa regina di lago.
Pochi secondi dopo riusciamo a guadinarla.
Un urlo di gioia scappa ad entrambi.
Alziamo il pesce per posizionarlo nel materassino e,solo allora,ci rendiamo conto della stazza.
La soddisfazione è immensa.Un pesce magnifico in un lago stupendo.
Scattiamo qualche foto e rilasciamo con tutte le cure del caso la regina.
Da quella volta quelle pesce,soprannominato Joe,non è stato piu catturato.
Si dice sia stato catturato da qualche pescatore locale e che sia finito in padella,come la sua sorella piu grande.
Non ho la certezza,personalmente spero che sia ancora libera e in salute,mi piace pensare sia diventata furba,immune alle nostre insidie...che abbia imparato la "lezione".
Probabilmente non lo saprò mai,quello che resta a me sono le emozioni che ha saputo regalarmi la sua cattura... 


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)