News

Sponde amare

Di Gianluca "Il Basco" Milillo pubblicato il 15/10/12

L’abbandono di rifiuti sulle sponde dei bacini lacustri e delle sponde fluviali è un male che sembra inarrestabile, e rappresenta una manifestazione di inciviltà e di sub cultura indegna di un popolo civile.
Sono migliaia in Italia i km di sponde contaminate dall’abbandono di rifiuti e tale realtà, in taluni casi, ha assunto proporzioni devastanti, tanto da far classificare intere aree come SIN (Sito d’Interesse Nazionale per l’inquinamento).
Il reato di abbandono di rifiuti si concretizza qualora vengano rinvenuti cumuli di materiale in stato di degrado e abbandono, sia in aree pubbliche che private.
La fattispecie di reato trova disposizione all’art. i.), dove oltre alla sanzione, il reo ?è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero e allo smaltimento dei rifiuti e al ripristino dei luoghi?: lo stesso obbligo ricade sul proprietario o conduttore dell’area.
Il sindaco ?dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere?: se il colpevole ?non ottempera all’ordinanza, è punito con l’arresto fino a un anno?.
Il problema reale è che difficilmente si coglie in flagranza l’azione e che le sponde di fiumi e laghi sono di proprietà demaniale o comunale, obbligando quindi i comuni stessi alla rimozione, i quali, con tagli di bilancio e patti di stabilità, quasi mai hanno le risorse per pagare le colpe degli altri o “pulire quello che altri sporcano”.
Questo porta i rifiuti a sostare per tempi lunghissimi sui siti, diventando il segnale e l’imput per altri scaricatori.
Quando la condotta quindi diventa reiterata e conseguente ad un’attività organizzata non si ha semplicemente abbandono, ma si realizza una discarica abusiva: cioè quando i rifiuti vengono accumulati in un’area trasformata di fatto in deposito degli stessi, mediante una condotta ripetuta, consistente nell’abbandono (per un tempo considerevole e comunque non determinato) di una notevole quantità, che occupa uno spazio cospicuo.
Tale reato ovviamente ingigantisce sia le problematiche di bonifica che i costi, oltre ovviamente ad amplificare il danno ambientale.
Contrariamente a quanto si pensi, la nascita del TU Ambiente nel 2006, determinando una procedura più astringente e complessa nella gestione dei rifiuti, ha dato il via ad un esponenziale susseguirsi di abbandoni incontrollati, specie legati alle piccole imprese edili.
Iscrizione all’Albo Gestori Ambientali dei mezzi, Formulari d’Identificazione Rifiuto (FIR), accettazione in impianto autorizzato e soprattutto i costi onerosi di queste operazioni, hanno spinto molti privati e piccoli artigiani a disfarsi dei loro rifiuti ingombranti dove capita.
Questo poi è amplificato se si tratta di “rifiuti speciali pericolosi” ed in particolare Eternit edile, frigoriferi, pneumatici, batterie, neon, etc: all’aumentare dei costi di smaltimento e al complicarsi delle procedure gestionali corrispondono l’aumento degli abbandoni sul suolo.
A farne le spese sono soprattutto le sponde dei fiumi, le aree periferiche cittadine, i confini delle aree boscate, in quanto aree rinomate per la scarsa vigilanza.
Quindi la causa dell’abbandono di rifiuti non si riscontra solo nell’inciviltà e nell’ignoranza di chi compie tali gesti, ma anche in un protocollo gestionale legale spesso irrealizzabile per un privato o drammaticamente costoso per una piccola impresa o un artigiano.
In molti comuni ove è stata istituita la raccolta differenziata, ad esempio, si riscontra un aumento di abbandono dei rifiuti indifferenziati domestici (RSU) nelle aree limitrofe: questo è un esempio di ignoranza e pigrizia mentale che spinge alcuni soggetti a percepire come fastidioso o difficoltoso differenziare i rifiuti.
In altri comuni invece dove si è istituita la tracciabilità digitale dei rifiuti edili e industriali, aumenta l’abbandono da parte di artigiani e piccole imprese che difficilmente riuscirebbero a mettersi in regola a basso costo.
Premesso che la gestione dei rifiuti responsabile è prima di ogni cosa frutto di una cultura ragionevole e sensibile, e che è proprio sulla “cultura” il primo intervento da realizzarsi a tutela dell’ambiente, l’attuale normativa di gestione dei rifiuti appare incongruente lasciando “libero mercato” ai prezzi dello smaltimento, cosa che fa inevitabilmente aumentare i prezzi forti dell’obbligo di chi non può (o vuole) sottrarsi ad una gestione legale dei rifiuti.
Oggi a farne le spese di questo stato di caos e degrado culturale/gestionale sono inevitabilmente gli ambienti naturali, e chi pesca e frequenta fiumi, canali e laghi, lo sa.


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)