Tecnica

Slamare è un po come...morire..

Di Thomas Santandrea pubblicato il 26/05/18

Chissà quante volte ci siamo detti: “è un periodo in cui mi gira proprio male”. Nella vita di tutti i giorni come nelle nostre passioni ci sono momenti in cui sembra andare tutto storto, sfortuna, casualità o chissà quale lontana maledizione, fatto sta che qualsiasi cosa facciamo non va per il verso giusto.

Nel nostro hobby a volte la mala sorte ci si mette davvero contro e ci fa passare momenti o periodi davvero bui. Dobbiamo avere la forza di reagire e pensare comunque positivo, piangersi addosso o buttarsi giù non aiuta sicuramente a migliorare la situazione, anzi la peggiora. Prima di tutto dobbiamo pensare alla causa che ha portato ad una serie di sfortune, perché sicuramente il motivo di fondo c’è sempre.

Il momento che il carpista odia di più è senza ombra di dubbio lo slamare un pesce; dopo ore o giorni di attesa può capitare di avere una partenza e puntualmente slamarla, le imprecazioni ad ogni tipo di santo si sprecano e l’arrabbiatura la fa da padrona. I motivi che portano a slamare una carpa sono svariati e capirne effettivamente la causa è pressoché impossibile.

Uno dei motivi principali potrebbe essere il terminale ed è molto importante costruirlo bene in modo da garantire una perfetta rotazione all’amo e permettere a quest’ultimo un’ottima ferrata. Sono molto meticoloso nelle cose che faccio e soprattutto nella mia passione cerco sempre di fare le cose alla perfezione anche se è molto difficile avere tutto al massimo.

Utilizzo terminali che mi hanno garantito negli anni tante soddisfazioni e cerco di cambiare il meno possibile o comunque di sperimentare cose nuove poco alla volta e in situazioni in cui posso permettermi uno sbaglio.

Perdere una preda per una negligenza è qualcosa che mette una tale rabbia che è meglio non scatenare. Controllare il terminale ogni qualvolta si decida di calarlo è di estrema importanza, osservare se ci sono punti di possibile rottura o semplicemente qualche centimetro usurato dalle catture precedenti. Una cosa molto importante è controllare la punta dell’amo che si potrebbe spuntare soprattutto se peschiamo in luoghi con presenza di sassi nel fondale.

Oggi troviamo in commercio degli ami con punte affilatissime e punte molto sottili e delicate che si possono spuntare dopo qualche pesce catturato. Mi è capitato in passato di perdere una carpa proprio per questo motivo; era notte fonda e dopo una cattura controllai l’amo e vidi che era spuntato ma la voglia di cambiare terminale era pari a zero e decisi di lanciarla ugualmente.

Al mattino seguente dopo un breve combattimento persi un pesce quasi a guadino, vederlo a un metro dalla rete staccarsi e lasciarmi a bocca asciutta mi fece salire una tala rabbia nei miei confronti che da allora cambia decisamente registro. Fu quello uno dei momenti in cui decisi di controllare bene e meticolosamente i terminali lanciati in acqua. Essere sicuri di quello che facciamo è una delle cose più importanti per ottenere buoni risultati. Il fatto di perdere o slamare un pesce può dipendere anche dalla sfortuna e in molti casi è quella la causa.

Purtroppo non possiamo sapere con certezza, a meno che non utilizziamo una moderna telecamera subacquea, come cada il nostro terminale sul fondale e soprattutto su cosa possa essere appoggiato, magari un sasso o un piccolo incaglio che possa fare roteare male l’amo in fase di ferrata.

A volte poi capita di perdere un pesce in partenza, quasi in ferrata, ed è questo uno dei motivi causati dall’amo spuntato oppure dalla mancata penetrazione nella parte inferiore della bocca della carpa. In alcuni casi poi capita di pescare a ridosso di ostacoli sommersi come rovi, alberi o sassi che possono essere la prima causa di perdita della preda. In questo caso basta che la lenza tesa tocchi l’ostacolo facendo fare un movimento brusco e non normale all’amo che si potrebbe staccare dalla bocca della preda in pochi secondi, o ancora peggio si potrebbe causare una rottura. 

Questo è uno dei momenti in cui si può imprecare alla sfortuna o alla mala sorte, purtroppo è pressoché impossibile sapere cosa ci sia al di sotto dell’acqua e soprattutto è difficile decidere dove portare la preda e comandarla al cento per cento, molte volte decide lei dove andare.

Il bello della pesca è anche questo, a volte vinciamo noi a volte vincono loro, combattere contro prede in cattività è qualcosa di meraviglioso e portarle a guadino dopo un’estenuante combattimento rende ancora tutto più emozionante.


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