Tecnica

Siamo al verde parte 2.

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 30/06/15

......... Passo dunque a spezzettare una trentina di palline, altrettante le metto in acqua intere. Sto provando nuove esche per la prima volta in queste acque e confido in loro. Il lago non è dei più semplici ed è, quasi sempre, avaro in termini di catture. Esche di qualità possono realmente risolvere situazioni difficili, non è una frase fatta. Non ho risposte da queste palline e spero di riuscire ad averne qualcuna durante la notte. Le esche di cui parlo sono le Over Carp Baits, realizzate da Armando Tiberi insieme ad Alessandro Anzevino.

Sto provando due linee ben diverse tra loro: la “Red Fruit” da un lato, e la “Smoked Salmon Pink Pepper” dall’altro. Sulla canna di destra ho pasturato con 60 palline totali fruttate, una metà delle quali (come già detto) spezzate a metà; identica operazione sulla sinistra, ma con boilies nettamente diverse quanto ad impronta aromatica e composizione. Entrando nel dettaglio degli inneschi, ho scelto una singola bilanciata da 20mm “Red Fruit” ed uno snowman realizzato con una 20mm affondante più una 16mm pop up, entrambe “Smoked Salmon Pink Pepper”.

Non voglio esagerare con la quantità di boilies perché si tratta di acque sottoposte ad una considerevole pressione di pesca, e poi stanotte non siamo gli unici a dormire sulle sponde. Un approccio sbagliato, relativo alle quantità sproporzionate di pastura nelle fasi iniziali, può incidere parecchio sul risultato finale (spesso si cappotta). Vedo altre luci a distanza durante la sera, poi ci addormentiamo e approfittiamo della scarsa voracità delle scardole. Dopo le 23:00 mi perdo nel sonno, dopo aver chiuso gli occhi col pensiero di una partenza. Ottimista a dirla tutta, perché spesso, in questo lago, quando le scardole non “scocciano gli inneschi”, è probabile che ci siano le carpe in ricerca. Un’ora dopo qualche bip fa illuminare di rosso l’avvisatore più vicino a me, la centralina conferma. Mi avvicino alla canna ma il cimino è perfettamente immobile. Resto lì a fissarla per un paio di minuti e non succede null’altro. Faccio due passi verso la tenda, ma sento la frizione che corre dietro al filo. Faccio lo stesso in pochissimo tempo ma, dopo una ferrata decisa tanto quanto quel paio di testate nitide, non sento più il contatto con la carpa. “Persa, slamata”, mentre il socio stava già pronto sul gommone.

Recupero a fatica un ciuffo d’erba di proporzioni bibliche che fa sci nautico sul pelo dell’acqua mentre s’avvicina. Sotto quel groviglio verdastro dovrebbe celarsi un innesco. Dopo aver ripulito tutto, noto che l’amo è completamente aperto (vedi foto). L’orologio, quando finalmente mi calmo, segna le 2:00… dopo poche ore torneremo a casa, perciò decido che è inutile fare ulteriore baldoria, specialmente in acqua.

Non resta che rimettermi in tenda, con tutto lo sconforto a farmi compagnia. La luna è quasi assente ma le carpe hanno già risposto. Forse è la volta buona. Tre mesi di cappotti stretti da indossare e alla prima partenza si apre l’amo. Maledizione! Meglio dormici sopra… le prime luci dell’alba cominciano a restituire colori attorno, il sole poco dopo ci fa svegliare per il troppo caldo. Ma era ancora presto per smettere di divertirsi. Parte l’unica canna superstite sul mio pod, proprio mentre siamo presi con le noiosissime chiusure di tenda e lettini. Vedo la canna flessa da una ventina di metri, poi corro a ferrarla mentre chiedo al socio di fare presto col gommone.

Stavolta la sento bene, è forte e nervosa. Un combattimento inaspettato, anche perché di mattina generalmente i pesci non pattugliano quella zona, ma Il sale del gioco sta proprio nel fatto che non hai mai certezze. L’unica conseguenza è il cuore a mille, finché nel guadino non entra la sagoma di una bella specchi, accompagnata dall’immancabile ciuffo d’erba. Foto al volo, poi ancora libertà… purtroppo quest’anno sono state diverse le “notti secche” sul serio. Poche partenze e mangiate timide. Le condizioni attuali del lago restano proibitive, ma con un po’ d’inventiva e un pizzico di spavalderia i risultati arrivano comunque.

Era un doppio esperimento il mio: da una parte la curiosità nell’impiego di palline mai utilizzate precedentemente in quelle acque, e dall’altra la strategia di rompere quel manto erboso per riuscire a pescare. Ho scelto di parlare al presente di questa sessione perché l’emozione è ancora viva, ed ora che sono tornato a casa, non ho alcuna intenzione di lasciare l’attrezzatura a prender polvere per più di qualche giorno. Al massimo qualche giorno, poi si torna a pescare con nuove idee e nuovi stimoli, ma sempre in quelle acque. Poi ritornerò a scrivere, sempre della stessa passione e sempre con quella stessa emozione…


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