Tecnica

Rotary Letter: Dimensione e forma dell'amo

Di Roberto Ripamonti e Agostino Zurma pubblicato il 09/07/12

 Agostino Zurma

Di questo importante accessorio si è parlato molto, si sono indicate da parte di vari autori le molteplici caratteristiche, i pregi i difetti, una serie di nozioni che hanno contribuito a dotare ogni angler delle necessarie indicazioni atte a produrre le giuste scelte. Sicuramente in tutti questi anni i progressi sulle ricerche di materiali, sullo studio di nuove forme, per riuscire a creare una sorta di “amo perfetto” sono stati notevoli, le qualità hanno raggiunto risultati eccellenti, solidità, robustezza e resistenza alla corrosione in primo piano. Le punte, affilate chimicamente, hanno aumentato la loro efficacia nella penetrazione. Ma nonostante tutto ogni tanto una slamatura succede, ed in queste circostanze la perdita della preda ci ha lasciato un poco dubbiosi sulle nostre scelte. Quante volte per una ferrata a vuoto hanno vacillato le nostre convinzioni che sino a pochi secondi prima sembravano granitiche. E così la ricerca all’amo perfetto all’uncino che non tradisce mai potrebbe continuare in eterno. Ad un certo punto però siamo costretti ad operare delle scelte, a concentraci su alcuni tipi di ami e per i quali con il tempo e con l’esperienza comprenderemo ogni piccolo segreto. Da loro carpiremo ogni segnale necessario per completare nel modo migliore il nostro ultimo, ma essenziale, collegamento con il pesce.

Certamente non posso esprimere alcuna opinione sugli ami che non utilizzo, tra i quali sicuramente trovano posto dei modelli efficacissimi, ma mi limiterò ad esporre e a delineare, grazie alle mie esperienze, delle indicazioni unicamente per gli ami che, per il sottoscritto, sono ormai diventati pianta stabile da diverso tempo.

Per mia scelta tutti i modelli vengono preferiti nelle misure che vanno dallo 1/0 al n.ro quattro, le misure inferiori sono usate solo in presenza di presentazioni con esche ridotte nelle dimensioni, tipo boilies del 10 o chicco di  mais. Per questa mia preferenza ha influito il tipo di acque che generalmente frequento, le tumultuose acque correnti, ambienti  che prevedono un approccio molto determinato e che lasciano poche possibilità di gestione ad un tranquillo. Per queste acque, quelle a cui concedo circa il 90% delle mie sessioni, ho individuato un amo che presenta le seguenti caratteristiche : gambo di media lunghezza, dorso semidritto con la curvatura moderatamente stretta, ma con una punta abbastanza lunga, naturalmente dotato di una grande resistenza visto il duro lavoro a cui è sottoposto, ovviamente di dimensioni generose. Una tale concezione assicura buona profondità in fase di penetrazione e una grande resistenza ad una possibile apertura. I modelli selezionati,  Prologic C4 e Fishcon 350  e Tubertini 5106 non presentano l’occhiello inclinato ma in linea con il gambo, tuttavia non ho notato alcun problema in fase di aggancio. Per chi non fosse totalmente convinto vi è comunque la possibilità di sopperire a tale mancanza, con un buon line aligner, avendo cura di piegare leggermente il tubicino prima di sottoporlo a calore per restringerlo, il gioco è fatto. Misure grandi in primavera, estate e autunno 1 e 1/0, le boilies utilizzate non scendono mai sotto i 20mm in questo specifico caso innescate prevalentemente doppie, sino ad arrivare anche a doppia del 24-28. Con inneschi di queste dimensioni non dobbiamo temere che il peso dell’amo possa influire negativamente sull’approccio del pesce nei confronti dell’esca. Inoltre gli attacchi dei pesci abituati alle forti correnti sono il più delle volte violenti ed energici, e le carpe effettueranno delle partenze talmente devastanti da dover addirittura temere per l’incolumità del nostro terminale e non solo.

In inverno, quando utilizzo palline di dimensioni inferiori scendo alla misura del 2.

La legatura viene fatta con un semplicissimo nodo non nodo apportando un accorgimento al di fuori della normalità, in riferimento al movimento del capello. Da prove sul campo ho potuto rilevare che questi modelli di amo,comportamento che ritengo di poter attribuire a qualsiasi altro con questa forma, hanno una rotazione perfetta che porta ad un aggancio sicuro, vicino al 100%, quando il rig viene fatto staccare dall’amo nella parte alta della curvatura, non in linea con l’ardiglione come avviene generalmente.

Credo che ami piccoli, con filo sottile , nel momento in cui si va a forzare il pesce possano essere maggiormente soggetti ad aprirsi, oltre a essere capaci di lesionare la bocca del pesce, tagliandola, creando quindi oltre ad una possibile slamata anche dei danni gravi. Ami piccoli a filo grosso potrebbero evitare alcuni dei problemi anzidetti, ma si scontrerebbero con le dimensioni dei bocconi che abitualmente uso, esche che non garantirebbero, a mio avviso, un loro buon funzionamento   

 

Roberto Ripamonti

In questi ultimi anni ho spesso cambiato approccio e modo di scegliere le mie soluzioni terminali e l’amo è sempre stato protagonista di questi mutamenti. Non parlo tanto della forma perché in linea di massima è stato esplorato tutto il range di disegni e strutture immaginabili quanto alle dimensioni. Passata per fortuna l’epoca della pesca con accessori 1-1/0 ora mi sono più tranquillamente riconvertito a misure molto più piccole, confortato da un rateo di slamate veramente basso. Questo mi conforta perché per diverso tempo ho patito questo tipo di infortuni soprattutto causati da una mediocre qualità degli hair rig poi però, la ricerca ha prevalso e l’uso di piccoli ami 4-6 e talvolta anche 8 ha dimostrato la sua efficacia.

Ma va fatta una differenziazione tra cave e piccoli laghi e le sessioni vissute in fiume e nelle dighe.

Il punto di partenza è che da diversi anni le boilies di grandi dimensioni, in certe acque a forte pressione, faticano a vincere la sfida contro le presentazioni piccole e equilibrate per cui il conto è presto fatto.

Una doppia boilies basata su diametri 14 mm e ben bilanciata è qualche cosa che fa la differenza in certe acque anche se sto parlando di cave e non di fiumi come Po e Tevere in cui ho molto pescato in questi ultimi anni.

Anche in acque più potenti oppure nelle sessioni a grandissima distanza, l’approccio con l’amo grande è fatto con cautela prediligendo misure tipo il 2 come massimo e con un disegno ben aperto e nessun offset.

I miei hair rig sono da sempre piuttosto semplici per cui anche il D Rig su fluorocarbon non sfugge alla regole di poggiare su un amo che sia solido (Fox serie XS) e potente nelle struttura.

Ma la scelta dell’amo dipende anche da come abbiamo costruito il finale e dal tipo di canna che stiamo usando. Paradossalmente l slamata del pesce parte da una canna non  perfettamente bilanciata con il resto dell’attrezzatura per cui se scegliamo una potente 3,5 libbbre dall’azione eccessivamente di punta saremo costretti a correre ai ripari usando piombi più grossi che garantiscano una ferrata profonda ad ami più grossi. Una canna con azione progressiva e capace di assorbire le ripartenza permette invece di scendere sui pesi e quindi, sulla misura dell’amo sapendo che un piccolo gancio misura 6 penetra spesso completamente nella bocca del pesce ferrandolo in modo perfetto laddove lo stesso risultato, con un amo dell’1, si ottiene con almeno il 40% di peso di piombo in più.

 


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