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Ripamonti: Turano, riprendersi la dignità

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 17/06/12

 

Tra qualche giorno al Turano si raduneranno tanti appassionati di pesca con il compito di ripulire il lago e riprenderne il possesso dopo anni di invasione barbarica. E’ un momento importante perché segna una forte inversione di tendenza ed una presa di posizione contro l’incapacità delle istituzioni, di difendere gli interessi dei cittadini. Non lo vogliono solo gli appassionati di pesca ma anche le strutture locali, stanche di questa invasione che non porta reddito, indotto e crea solo una immagine pessima ad un luogo meraviglioso.

Da anni il lago del Turano (che è solo un simbolo perché la situazione si ripete di centinaia di altri luoghi) è preda indisturbata di cittadini (!!) dell’Unione Europea che hanno avuto accesso e totale libertà di azione in luoghi dove per anni, noi abbiamo avuto timore anche solo di piantare un ombrello tenda.

Questa gente, forte di una sorta di iimpunità ha invece iniziato a colonizzare le sponde del lago dapprima con sparuti gruppi che rumoreggiavano e quindi, arrivando a lasciare le macchine lungo le sponde e facendo del lago, un luogo di ritrovo senza legge e senza controllo. Ma il Turano è un lago con regole ben definite da anni, non un bacino qualsiasi.

Questo è certamente l’aspetto più grave perché il Turano cade sotto il controllo della Provincia di Rieti e richiede dei permessi addizionali per poterci immergere la lenza. Senza permesso provinciale, non si può ma, pare che questo valga solo per gli italiani. A chi parla con accento dell’est europeo tutto questo non viene richiesto semplicemente perché non si opera il controllo! Questa è la lamentela più forte che giunge da tanti angler che si sono trovati varie volte a subire verifiche accurate mentre a poche centinaia di metri di distanza ed incuranti dei controlli, i nostri “ospiti” facevano il bello e cattivo tempo. Le chiamate per interventi, totalmente disattese e la provocazione da parte degli indesiderati ospiti, sempre più irridente.

La storia pubblicata su Carponline, delle reti tolte dall’acqua da appassionati e filmata è stata probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso perché a tutti è apparsa evidente l’arroganza di questi abusivi (allorché cittadini dell’Unione diventano abusivi se non posseggono i documenti di pesca ed il permesso provinciale…mettiamola così…). Da qui il meeting, l’invito agli Amministratori locali (che a quanto pare hanno preso a cuore il progetto), alla Forestale (che combatte una guerra impari) e a tutti coloro che potranno esserci.

Cambierà qualche cosa? Non sono in grado di prevederlo ma, il segnale che arriva è forte e mi piacerebbe che un analogo gesto partisse anche da tutte le Associazioni che praticano una pesca ecocompatibile e che finalmente hanno ritrovato una comunione d’intenti.

Ma il problema della pesca abusiva, distruttiva e che sta desertificando le nostre acque è talmente grave da richiedere una partecipazione assai più ampia e istituzionalmente più in grado dio raggiungere le vette della politica. Al primo posto metto la FIPSAS che per dimensioni e credibilità ha il dovere di farsi sentire (e non dubito lo stia facendo) mettendo il suo peso politico affinché le regole della pesca cambino in modo radicale. Poi tocca alla FIPO che non deve tollerare,in nome del mercato, che le nostre acque vengano distrutte. Ma esiste anche un problema più ampio e riguarda l’utilizzo del pesce catturato nelle acque interne e che possiamo tranquillamente vedere ad esempio nel mercato di Piazza Vittoria a Roma dove troneggiano carpe semi vive, siluri interi o a tranci.

La commistione di interessi illegali deve trovare un fermo con l’attuazione di regole precise e adottate da tutte le Regioni partendo dal divieto assoluto di vendita di reti di ogni tipo a cominciare dalle bilance arrivando ai tramagli.

Sono attrezzi professionali e non possono essere venduti a chi non ha permessi per operare professionalmente.

Ma in molti casi è pura utopia pensare che alcun rinuncino alla vendita ancorché illegale quando in Italia siamo travolti dall’illegalità e dai furbi.

 Forse un occhio di maggiore attenzione deve essere data alla concessione dei permessi di pesca  ed in particolare , non possono essere fatte concessioni per la pesca professionale  che si vadano ad aggiungere a quelli esistenti ....che già sono troppe e dovrebbero essere revocvate in tanti casi..

Una soluzione dirompente, me ne rendo conto, potrebbe essere il ricorso a concessioni d acque alle associazioni private e senza fini di lucro per poter garantire  la gestione ed il controllo.

Ma la soluzione ancora più innovativa, soprattutto in acque come il Turano e decine di altri laghi sarebbe  quella di convertire la pesca professionale in pesca turismo. Gli attuali professionisti che operano in tanti laghi sarebbero i migliori controllori delle acque unitamente ai pescatori ricreativi e con rammarico penso alla disponibilità ed ai progetti che il buon “Tonino” del Turano ha cercato inutilmente di portare avanti senza ottenere risultati.

Avrebbe smesso immediatamente di immergere le sue reti per potersi dedicare a costruire un Centro di Pesca che sarebbe stata la nuova vita di un lago magnifico.

Gli amministratori hanno il dovere di ascoltare e facilitare iniziative intelligenti, di scarso costo per la comunità e che prendono spunto da esperienze estere che noi ci sogniamo. Il non farlo, porta inevitabilmente a situazioni paradossali nelle quali gli italiani sembrano chiusi in una riserva mentre gli stranieri la fanno da padrone.

Ora, è questo sia di monito agli amministratori, speriamo che nulla accada nei prossimi mesi nel Turano o ovunque esista la possibilità di scontro tra gli “indiani” (noi per capirci) e gli invasori. Perché se qualcuno degli “indiani” si dovesse fare male sapremmo assolutamente  dove cercare i responsabili.

Le premesse, ci sono tutte, la fase delle minacce verbali è già iniziata e se ci dovesse essere lo scontro allora chiederemo che alcune teste di politici locali rotolino metaforicamente fuori dai loro uffici.

La peggiore delle risposte, quella che denoterebbe ancora una volta,  la completa inadeguatezza ed il menefreghismo verso chi ha diritto di voto in questo Paese, sarebbe quella di chiudere, proibire e ridurre le libertà di chi sta solo vivendo il proprio hobby per di più pagando una tassa extra.

Non ci pensino neppure per un istante e nemmeno per scherzo perché sarebbe paradossale.

Sono anni che denunciamo il malaffare ed il Far West delle acque interne e nessuno, proprio nessuno ci ha mai ascoltato. Adesso si sta arrivando a manifestare per difenderci da una invasione che in altri Paesi non sarebbe nemmeno ipotizzabile.

Ma noi non cadiamo nel tranello della provocazione, perderemmo subito e siamo gli unici che hanno qualche cosa da perdere.


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