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Ripamonti- Ripensare alle strategie

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 25/02/13

 

La conferenza al Carp Italy nonostante pareri differenti di chi non c’era, è andata molto bene e spiego subito il perché.

E’ andata bene a “Io non ci sto” perché attraverso Pino Maffei e Salvatore Perrone ha ottenuto una visibilità nazionale che va ben oltre facebook perché ha sancito la credibilità di un movimento d’opinione neo nato a cui io personalmente ho aderito tra i primissimi mettendo a disposizione spazi su questa rivista.

E sono spazi di estrema visibilità che altre associazioni non hanno. Non lo si dimentichi mai.

“Credibilità”  è un qualche cosa che soltanto un moderato con Pino Maffei poteva garantire a discapito di proclami e di notizie che volevano la manifestazione, presidiata da facinorosi.

La scelta di non chiamare Gianluca Milillo con il quale per molti anni ho condiviso e condividerò, conferenze, posizioni pubbliche e garantito spazi editoriali laddove gli erano state chiuse le porte in faccia, non ha nulla a che vedere con censure o pressioni. E' stata una mia scelta e basta.

Nessuna censura da parte di nessuno quindi, anche perché chi scrive non è certo né pagato, non vive grazie alla pesca sportiva e non ha progetti di carriere extra professionali o politiche….

Da qui nasce la mia pretesa di una totale ed assoluta carta bianca. E Carp Italy non ha messo in dubbio questo punto nei 14 anni di gestione libera di questi spazi.

Se ci fosse stata una censura o una imposizione, avrei semplicemente lasciato la sedia ad altri e credetemi, dopo le vere censure arrivate in altre manifestazioni, quella si, lampanti, c’è la fila per prendere il mio posto in ambito Carp Italy.

Tra questi, anche coloro che dopo aver gettato veleno su Gonzaga, hanno fatto un clamoroso retromarcia andando a bussare alla porta della direzione della Fiera che volevano veder morta…

Atto, tenuto "segreto" e teso a scavalcare coloro che in Carp Italy ci mettono la faccia da 14 anni. Mi fermo, perché non ho voglia di polemiche.

La scelta di chiamare i due esponenti che hanno dato vita a “Io non ci sto” e parlare contemporaneamente di “censura” (da parte mia e quindi da un aderente) significa fare un torto proprio alla loro intelligenza e capacità.

Con i fatti, Pino e Salvo, hanno invece dimostrato di essere le persone giuste visto l’andamento del dialogo!

Il  punto che tutti hanno sottovalutato perché, è facile costruire sogni basati sul nulla mentre è difficile fare i conti con la realtà che ci circonda-..è  scaturito proprio dalle parole della Fipsas.

Finalmente, si sente parlare in ambiti “extra carpfishing” dell’importanza di presidiare le sponde cosa, assolutamente logica per noi ma non per il resto della pesca ricreativa.

Passa il concetto di "deterrente" che è semplice ma che nonnera mai stato recepito.

Carpfishing significa “notte” e “tende” e far passare questo principio per noi scontato è affare che è ancora tabù in mille comuni e provincie.

Noi, c’eravamo arrivati 10 anni fa in una mia conferenza all’AIPO di Firenze, il resto della pesca ci arriva adesso.

Meglio tardi che mai.

Ora veniamo alla “tanto attesa” conferenza del Big Blu “World Fishing” di Roma dove, senza censure vere o presunte, tutti hanno potuto parlare e dire le proprie idee.

Compreso chi scrive, invitato a esprimere un punto di vista e ben felice di farlo sebbene pressato da altri due meeting infelicemente inseriti nella stessa fascia oraria.

Peccato che una sala conferenza, vuoi perché decentrata (come tutte le conferenze al Big Blu), vuoi perché in una giornata condizionata da una condizione meteo terribile, vuoi per mille altre ragioni, abbia visto la partecipazione di 21 persone in tutto.

Si badi bene, sono terribilmente dispiaciuto di questo che considero una sconfitta per tutti (me incluso) che provano a dire delle cose che non siano solo le ricette per fare due boilies o prendere un pesce dopo una settimana di pesca.

Pochi, pochissimi e allora? Dove sono finiti gli aficionados di Facebook? Dove sono finiti i proclami letti sulle bacheche? Spariti tutti.

Si è trattato di una conferenza interessante, ma con una partecipazione che dimostra inequivocabilmente come la pesca abbia bisogno di essere rappresentata in modo differente per poter provare a cambiare.

Occasione persa oppure, occasione per ragionare e comprendere che la strada intrapresa non è forse quella giusta? Certamente dopo questa opaca prova che trasforma la conferenza del Carp Italy in una kermesse popolare (e non lo era di certo), bisogna riflettere sulla opportunità di frammentare il nostro settore con iniziative estemporanee per quanto affascinanti.

La pesca non ha bisogno di questo per cui è necessario pensare a come unirci e provare a contare qualche cosa.

Non sta a me, trovare una soluzione. Verifico solo che le apparenze spesso ingannano e forse, una politica meno strillata,  potrebbe avere umaggiore credibilità..

Forse è il momento di tornare a ragionare e mettere da parte chi cerca lo scontro e aprirsi al dialogo.

Volenti o nolenti la strada tracciata al Carp Italy è una via percorribile e ce ne siamo accorti tutti.

PS. I presenti, esclusi i relatori erano 17 e tra questi i due organizzatori della manifestazione.


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