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Ripamonti-Forse è utopia

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 16/05/15

Sono passati mesi dalla splendida riunione del Carp Italy ed ancor di più dall’altrettanto importante meeting del Carp & Specialist Show. Tanta acqua e qualche centinaio di tonnellate di pesci in meno, catturati da reti criminali così come, da reti autorizzate.
Le acque italiane versano in uno stato pietoso e , tranne pochi illuminati, nulla viene fatto. Non si sentano coinvolti coloro, e loro stessi sanno di chi parlo, che ci mettono il loro tempo libero, le loro energie e rischiano di persona perché verso queste persone va il mio rispetto. Parlo di tutto il resto del mondo della pesca sportiva che se ne fotte altamente del bracconaggio, delle carpe prelevate in tutti i modi. Parlo con angler (‘’) e il massimo che ottengo è “…ma che si mangiano pure le carpe..?” .
Quasi che il problema, non essendo loro, non possa minimamente interessarli.
La pesca italiana tutta è in uno stato pietoso, l’angler medio italiano sa pochissimo di tutto il resto, di ciò che sono le altre tecniche, di quella che è la storia della pesca italiana, di chi è e di ch ha fatto qualche cosa.
Me ne sono reso conto da uno sciocco proclama di un ex carpiata che si professava “N°1…(ma di cosa ..) assolutamente insuperato ......ci vuole un bel coraggio a dire queste sciocchezze quando si è stati centrifugatoi da nmille aziende per manifesta inaffidabilità. Eppure questi paladini del nulla che hanno curato solo i loro interessi (male tra l'altro) riescono sempre a stupire.Questo significa che anche coloro che potevano svolgere un ruolo, in realtà hanno solo sfruttato un momento ed una situazione senza avere altro che il tempo per andare a pescare. Questo è il limite di tutto il sistema della pesca sportiva nazionale, manca la voglia di metterci la faccia e i casi isolati sono appunto….isolati.
La pesca sportiva al momento non è un interlocutore credibile perché è rotto in decine di fronti e non riesce a mostrare nessun tipo di compattezza; questo non vale per il carpfishing soltanto perché il nostro movimento rappresenta forse il 5% della pesca italiana ma è un discorso assai più ampio che coinvolge tutti. Semplicemente, non riusciamo  superare barriere culturali e trovare il modo di riunirci e provare sforzare un sistema che ci vuole succubi dei professionisti perché proprio non riusciamo ad andare compatti a parlare con le amministrazioni, forti di un mandato che non è di qualche centinaio o migliaio di appassionati ma, di qualche “centinaio di migliaia” di angler. Utopia? Sogno? Bisogna comunque provarci ad ogni costo altrimenti è la fine.
Cosa possiamo fare? Non ho soluzioni se non quella di organizzare un bell’incontro con i rappresentanti di CFI , SCI, Fipsas, Arci, Big Game, EFSA, IGFA, APR (Alleanza Pescatori Ricreativi)  e le varie associazioni di fly fishing.
Questa è una possibilità in cui il sottoscritto, Riccardo Galigani e Matteo De Falco possiamo fungere da moderatori al fine di arrivare senza dubbio ad un accordo e una linea di azione che indichi un uomo solo a parlare e presentare le nostre istanze alla politica. Prese da sola, tranne fose la FIPSAS, nessuno ha la possibilità di parlare a livello nazionale; tutti insieme siamo molti, davvero molti e se mettessimo in mezzo tutte le testate (tutte) su carta e web, saremmo veramente in grado di fare numeri impressionanti.
Io non vedo altre strade; quella che cito è già stata percorsa? Non lo so ma bisogna provarci.
Il tempo stringe se non è già finito.


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