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Ripamonti-Editoriale sul carpfishing

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 03/06/13

Il carp fishing è arrivato in Italia circa 20 anni fa e il successo avuto non ha probabilmente precedenti o paragoni con nessun altra tecnica di pesca ricreativa. Surf casting e spinning, così come la pesca all’inglese ed il ledgering negli anni d’oro, pur godendo di incredibili consensi , non sono riusciti a smuovere così tanti appassionati arrivando a creare un movimento praticamente autonomo ed in continua espansione. Ma non è soltanto questo a rendere il carpfishing una tecnica da analizzare ma, l’età evidentemente bassa e il forte ricambio che dimostra di possedere non appena ci si affaccia ad una delle manifestazioni fieristiche di riferimento come il Carp Italy di Gonzaga. Ciò che impressiona è verificare come i giovano siano la spina dorsale e questo implica una serie di considerazioni laterali che non possono essere sottovalutate.

Giovane età media significa certamente un diverso approccio alla comunicazione che non può essere troppo legata a schemi tradizionali come le riviste su carta ma deve poggiare le sue basi sul web sfruttando l’elevata percentuale, forse prossima alla globalità, di informatizzazione delle nuove leve. La stessa comunicazione sul web, deve essere strutturata in modo differente rispetto a quella basata sull’articolo ma, per far presa, deve contenere una componente video ed informazioni  tecnicamente accurate e lascino poco spazio a parti di letteratura.

Il giovane carp angler vuole sapere molto, legge pochissimo e cerca di apprendere osservando video tutorial oppure, partecipando a forum e blog in cui esprime sin dalle prime esperienze, punti di vista che gradualmente si modificano con il tempo. Questo processo di apprendimento contiene molti dei difetti grossolani di un sistema di comunicazione di massa come la difficoltà di filtrare le notizie valide da altre basate su poco o nulla. D’altra parte è storia del carpfishing anche pre web che taluni siano assurti alle cronache presentandosi come esperti con una consistenza tecnica poi dimostratasi frutto di esperienze ridottissime o poco più; molti non hanno superato l’esame del tempo, pochissimi sono ancora in circolazione ma messi in posizione di scarsa rilevanza.

La grande accessibilità a notizie ed informazioni unita ad un entusiasmo trabordante, fa del carpista, un pescatore ricreativo all’avanguardia che molto chiede e per certi versi, pretende spesso scontrandosi con una realtà che lontana dall’essere quella auspicabile.

Il carpista è un integralista del catch and release che non tollera  nemmeno che sul web appaiano immagini di carpe, amur e quant’altro, morti o semplicemente non rispettati (dentro reti, poggiati per terra, sporchi) secondo le modalità che oramai sono accettate e seguite dalla quasi totalità. Le reazioni che si possono leggere sono spesso forti, intolleranti ma sicuramente proiettate a spingere quanta più gente possibile a vivere la pesca secondo il catch and release e regole etiche rigide. Analogamente, questa intransigenza si scontra con la colonizzazione di alcune delle nostre acque da parte del bracconaggio o più semplicemente, da culture est europee che basano la pesca sulla successiva uccisione del pescato per ragioni alimentari. Questo ha provocato in talune aree un innalzamento del livello di tensione che ha rasentato lo scontro (Turano 2012, Castelgandolfo 2013) per citare due momenti topici in cui i carpisti si sono elevati al rango di difensori delle acque con atti concreti. A questi, che possono essere giudicati in vario modo e possono rappresentare anche un problema di ordine pubblico, dobbiamo anche affiancare l’enorme e meritoria opera di pulizia di sponde lacustri o fluviali con operazioni del tipo “Giornata ecologica” che sono un fiore all’occhiello della comunità dei carp angler.

Chi è allora il carpista e cosa cerca? In che direzione si deve lavorare per coinvolgere questa straordinaria energia che sta tenendo in piedi decine di attività commerciali e che ha stravolto gran parte della pesca ricreativa in Europa?

Il carp angler vuole acque dove praticare il proprio hobby. La risposta è semplice e non ammette repliche.

Il carp angler lotta da circa 15 anni affinché certe limitazioni che  impediscono l’accesso sulle sponde di notte, vengano rimosse poiché è finalmente assodato che la presenza di carpisti è un forte e chiaro deterrente per tutte le attività criminose ed illegali che si possono svolgere negli ambienti fluviali e lacustri. Di questo la popolazione dei carpisti ne è sempre stata consapevole e solo da poco ha ottenuto la conferma pubblica anche da parte di esponenti di spicco della pesca italiana.

Eppure proprio chi scrive sosteneva queste tesi pubblicamente oltre 12 anni fa ai tempi dell’AIPO Show.

Certe assurde limitazioni sulla pesca notturna oppure, i pretestuosi cavilli che ricorrono ad una fantomatica occupazione del suolo pubblico (??) sono solo risposte che non fanno che allontanare l’appassionato portandolo a violare consapevolmente la legge.

Legge che è vista come pretestuosa, retrograda,illiberale, assai discutibile e che porta a congetture  che mal si conciliano nel corretto rapporto tra diritti e doveri del cittadino e chi amministra la cosa pubblica soprattutto se quel cittadino chiede solo di usufruire di un bene che è di tutti senza, cagionare alcun possibile danno ma, sopportandone sempre e comunque i costi. Trattandosi di violazione è scontato ammettere come si tratti di comportamento discutibile ma di gravità talmente risibile poiché opera da parte di chi, non intacca il patrimonio ittico visto che non effettua prelievo. Davanti a questa consapevolezza deve essere posto chi opera i controlli che spesso è invece visto come un persecutore che si accanisce contro chi ama la esca evitando invece l’intervento in situazioni assai più negative, quanto a danni ambientali (bracconaggio, pesca illegale).

Aprire le acque al carpfihsing è un passo necessario quanto obbligatorio se si vuole dare senso ad un mondo, quello della pesca ricreativa, che sta subendo una contrazione impressionante ed inarrestabile proprio perché le amministrazioni non sono state in grado di comprendere che la pesca moderna è una attività da promuovere e non da limitare. Invece, assistiamo a pericolosi passi indietro con la riapertura di acque alla pesca professionale che è certamente una prerogativa italiana che fatica a trovare, in certi acque, una logica ed una spiegazione. Lo stesso indotto sarebbe facilmente realizzabile con una politica moderna di promozione della pesca ricreativa e di conversione azzerando la concessione di licenze professionali laddove sia prevalente l’interesse della maggioranza.

In questo scenario la FIPSAS dovrebbe giocare un ruolo essenziale avendo la possibilità concreta di acquistare consensi con operazioni semplici, di basso costo ma che possono riportarla al centro anche di un settore dove tradizionalmente è sicuramente lontana dall’essere protagonista.Ma la burocrazia, l'eccosso di politica e un narcisismo ossessivo faticano a farla diventare il referente del ricreativi con rammarivco di chi vorrebbe avere a disposizione ben altro che non qualche medaglia.La riprova si è avuta con Pietrafitta che è il bacino federale per eccellenza e nel quale sarebbe possibile far convogliare migliaia di appassionati ogni anno costruendo regolamenti che ne facilitino l’accessibilità e la fruibilità. Importanti passi avanti sono stati fatti e altri arriveranno in futuro in attesa che il lago raggiunga quella maturità che in molti prevedono a breve in termini di dimensioni delle possibili catture. Analogamente tutti i bacini federali possono diventare palestre del carpfishing eliminando le limitazioni alla fruibilità notturna ma mantenendo regole che permettano a tutti gli altri appassionati di non subire in alcun modo quello che è il vero limite per il quale il carp fishing è inviso da alcuni, la invasività di un sistema di pesca che prevede tende ma anche fili tesi a distanze da riva esagerate a causa dell’uso di barche o di radio comandati. Servono solo regole chiare, che aiutino gli appassionati a vivere  le emozioni della pesca senza il timore di vedersi appioppare una multa salata per avere avuto la sola colpa di andare a pesca. Non servono sorde proibizioni, questo sia chiaro. Per acque private spesso chiamate “laghi a pago”, secondo un gergo da internet,possiamo parlare di due grandi macro categorie; quelli che  continuano ad alimentare il mercato delle Flying Carp e quelle che hanno smesso di farlo. Pochissime, tra queste ultime, quelle realmente virtuose come Parco del Brenta, Caselle e San Pietro, rispetto a tantissime acque di cui si hanno notizie di spostamenti di pesca anche consistenti, dichiarate apertamente in pubblicità abbastanza indegne. Attenzione che, queste prosperano su una semplice richiesta di mercato e sono proprio in carpisti a chiedere più acque e quindi direttamente a rendersi responsabili del travaso di pesce in modi illegali o meno! Su questo punto la discussione è aperta e vibrante ma che scenderebbe di tono immediatamente se le acque pubbliche fossero più protette, disponibili e controllate. Il punto è che molte amministrazioni credono che il carp angler sia una mucca da mungere e da qui le decisioni assai opinabili e tutte da verificare legalmente, prese da Bolsena (27 euro a notte) oppure recentemente, al Turano dove si pagherà per poter pescare. Ma il contorno è rimasto inalterato con le reti che continuano ad essere usate anche davanti ai pescatori, con assurde e patetiche limitazioni sulla distanza di pesca e sulla mancanza di tutela e servizi che all’estero sono invece garantiti.

Da parte delle amministrazioni, serve un atteggiamento più aperto e conciliante verso una realtà che sta permettendo alla pesca ricreativa di sopravvivere nonostante la crisi economica. Non dimentichiamo mai  che, il carpfishing come solo la pesca a mosca e nessun’altra tecnica ha in sistema economico autonomo (negozi specializzati, fiere e manifestazioni pubbliche)  ed acque riservate. Questa è la ricetta più semplice per non perdere un patrimonio di entusiasmo difficile da catalogare nella sua genuina forza e da cui tutta la pesca ricreativa nazionale ha tratto beneficio evidente in questi ultimi due lustri.


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Commenti

VALERIO il 04/06/13
ciao roberto, ho letto che hai mensionato castel gandolfo,volevo chiederti se potevi raccontarmi cosa e' successo.in quanto io pesco quasi ed esclusivamente propio in quel bacino,vorrei anche informarti e se puoi divulgare tramite il sito carponline,che sono mesi che a castello si verificano furti (io sono stato derubato piu' di una volta) dell'attrezzatura da pesca(materassino/waters/sacche di pesatura e roba varia)che tenevo custodite all'interno di un capanno lucchettato, che mi anno rotto piu' volte.visto che le autorita' non ci tutelano,quali sono le alternative per far si' che cio' non accada piu',visto i sacrifici che si fanno al giorno d'oggi per comprare attrezzatura varia? non penso che farsi giustizia da soli sia la cosa giusta,ma penso che sia l'unica soluzione ...... ciao


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