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Ripamonti; Andando verso Carp Italy

Di roberto pubblicato il 30/10/17

Lo dico con ampio anticipo a scanso di equivoci; stiamo lavorando alla conferenza del Carp Italy che come ogni anno cerca di mettere l’accento sulle problematiche che affliggono la nostra pesca sportiva.

In questi anni, lo dico con orgoglio essendo uno dei tre organizzatori, abbiamo fatto tantissimo sdoganando persone, idee, soluzioni e cercando di presentare la pesca alle istituzioni.

Abbiamo avuto aiuti formidabili e abbiamo dimostrato a scanso di ogni equivoco che una certa unione di intenti sviluppa una forza prodigiosa. Basta crescere.

Probabilmente abbiamo raggiunto il nostro scopo perché sulla nostra falsariga sono poi nate altre iniziative valide e encomiabili e si è messo in moto un sistema che ha portato a cambiare alcune leggi, a introdurre alcune fattispecie di reato e a modificare radicalmente certe attitudini (sbagliate) verso la pesca sportiva.

La strada da compiere è ancora immensamente lunga perché ciò che si deve superare è un problema culturale immenso per il quale, chi ci ha preceduto in tutti gli ambiti, non ha assolutamente saputo lavorare bene.

Non è un atto d’accusa ma una triste constatazione con il "senno del poi".

Fino a 10-15 anni fa la pesca era roba per sfigati ed ancora adesso questa concezione , tipicamente italica, è radicata. Questo nonostante il nostro mondo produca 2 canali televisivi in chiaro, una rete web imponente, e milioni di praticanti.

M, la base culturale dei non addetti ai lavori è sconsolante perché per l’italiano medio, sopraffatto dal calcio, dalle trasmissioni mariadefilippi e xfattorizanti oppure dai 36 mila euro a puntata per ognuna delle insulse sorelle Parodi..non esiste null'altro.

Il "tuttosapientismo" italico porta a svilire ogni altra pratica, disinteressarsi a tutto ciò che non rientra nella propria sfera di conoscenza ma non per questo, lo allontana dal'emettere sentenze e giudizi basati sul nulla culturale.

Popolo anestetizzato da queste sciocchezze ma totalmente analfabeta su mille tematiche , ancor più se legate all’ambiente.

Eppure, la pesca sportiva è percepita in modo diverso anche nelle trasmissioni televisive che emittenti di diffusione mondiale continuano a propinarci (magari con modelli non perfetto o fantasiosi ma…sono programmi visti da miliardi di persone ..) ed è chiaro che un fenomeno di tale portata non può essere relegato tra quelli “per sfigati”…

King Fisher per Nat geo a cui ho partecipato l'ha visto circa 1 miliardo di persone su 160 Paesi di distribuzione..., non quattro gatti sfigati. 

La pesca professionale è una di queste ancestrali, medioevali tradizioni che mantengono l'Italia non allineata con i tempi. Disse bene Carlo Rizzini alla conferenza Carp Italy 2017 quando ricordava che in Irlanda ala pesca professionale in acque interne non esiste perché il valore indotto dalla pesca sportiva è alle volte superiore.

Sono fatti incontestabili perché la stessa cosa la scrive Rob Kramer dell’IGFA, lo afferma l’Efftex e tutti coloro che sanno fare due conti. Qualche tempo fa per puro divertimento calcolai con un sistema empirico quando poteva valere una carpa al chilogrammo inserendo dentro tutti i fattori che mi vennero in mente in quel momento; non ricordo il valore ma era circa 8 volte superiore a quello di mercato al dettaglio dello steso pesce morto.

Ed allora di cosa parliamo? Per non dire del luccio, del pesca e di tante altre specie che vengono incastrate nelle reti.Una strage, quella del salto che da sola merita tutto il peggio vesro i responsabili che, per la cronaca,  sono ben noti ed hanno nomi e cognomi.

Vogliamo parlare del recente Stazzeri al Salto dove nonostante questa manifestazione sia giunta alla XIX edizione le reti hanno IMPEDITO al alcune coppie di pescare?

Lago in cui pare imperversi un tizio che si permette di minacciare i pescatori dicendo chiaramente che lui la lago “fa quel che gli pare”…

Fino a quanto non trova uno più grosso di lui che gli toglie la barca da sotto il sedere e lo mette in ammollo...(NdR)

Ebbene questi sono i soggetti con cui non si discute ma si allontanano per sempre con le buone o con le cattive.

Esiste poi una popolazione di professionisti che incede hanno orecchie e mente aperta e sanno che il loro tempo sta per finire ma che esistono tante possibili riconversioni verso cui dirottare la loro immensa esperienza.

Professioni come la guida di pesca, il charter, l’affitto di barche oppure idee come quella meritoria e degna di nota , messa in atto da Mirko Antonelli al Turano.

Quella è la strada, altre non ce ne sono se si vuole uscire  dal profondo tunnel in cui siamo finiti non per colpa nostra ma di chi non è riuscito ad elevare la pesca sportiva dipingendola come esperienza culturale, sociale, educativa, ambientalista spinta.

A Carp Italy cercheremo di mettere insieme queste esperienze e riunire attorno ad un tavolo chi pesca di professione e ha capito che strada si può intraprendere così come coloro che gestiscono le acque oppure, legiferano. Dobbiamo trovare un punto di incontro equilibrato ed armonico di compromesso in cui , comunque si vedano le cose, deve prevalere l’interesse generale e non quello di parte.

NON è possibile leggere di salsicce di carpa, würstel di luccio o simili porcherie disastro gastronomiche proposte recentemente al Trasimeno quasi fosse l’anticamera di un nuovo stile alimentare; quella appare come una presa in giro che fa scopa con le schifose polpette di carassio che proprio in quel lago un ristoratore ci fece mangiare spacciandole come squisitezza.

Guardare avanti e non nel medioevo, basta reti in tante acque lo diciamo praticamente tutti. Ora cominciamo a lavorare affinché ciò avvenga.

La conferenza del Carp Italy in passato anche recente è servito a questo.


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