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Ripamonti- Ma il carpfishing è morto?

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 03/09/16

Leggo un post di Giuseppe Contesini, ottimo collaboratore di Carponline, esperto carp angler e profondo conoscitore del nostro mondo.

Letto così il quesito potrebbe essere quasi banale ma provando a scavare leggermente più in profondità posso provare a dare una interpretazione abbastanza personale ovviamente e non necessariamente in risposta, positiva o negativa alla domanda di Beppe.

Il  carpfishing è partito oltre 20 anni fa con presupposti particolari perché i primi a praticarlo lo facevano quasi di nascosto e tenevano ben lontani da occhi indiscreti i segreti. C’era passione, entusiasmo e una ignoranza baratrale su quello che era veramente questa tecnica di pesca di cui molti non sapevano nemmeno la provenienza. Alcuni pensavano fosse francese e sentivi pronunciare le boilies (To Boil-inglese) alla maniera dei transalpini.

Altri avevano capito che venivano dall’UK ma, poiché la maggioranza assoluta degli italiani non parla quella lingua il libro di Maddocks che è la vera bibbia era quasi sconosciuto anzi, manco si sapeva chi fosse Maddocks e si pensava solo alle carpe di Fish Eye di Duncan Key.

Però, si era messo in moto un meccanismo che si dalle prime fasi trovava due posizioni; o il rifiuto totale di coloro che non vedevano oltre il naso oppure, una apertura mentale e la voglia di scoperta. 

Noi facevamo parte di questa seconda tipologia e in modo scoordinato abbiamo messo le basi partendo dall’unico modo di comunicare che esisteva; le riviste. 

Ecco allora Max e Balboni da una parte e il sottoscritto , dall’altra parte entrambi portatori di tutto quel poco che sapevamo che veniva CONDIVISO (ecco la prima parola magica) con entusiasmo e senza doppi fini. La nostra era la ricerca continua di cose che non sapevamo e da li nacquero mille informazioni sui rig (tenni nascosto il Line Aligner per almeno un anno e il Method per altrettanto), oppure sulle migliaia di pagine lette sull esche e i quintali di mix rollato per capirne qualche cosa di più.  in un crescendo che coinvolgeva sempre più appassionati. 

C’era dualismo, io è Max eravamo “cane e gatto per molti” ma era una cosa pulita al punto che dopo meno di due anni ci ritrovammo a fare un Enduro al Trasimeno in coppia. 

Proprio per dimostrare che essere su due testate differenti non doveva per forza significare essere nemici. 

Sono tempi talmente remoti da far pensare di non esserci mai stati. 

Il carpfishing non è MORTO ma è solo molto cambiato perché sono cambiate alcune delle regole su cui noi poggiavamo i piedi tutti i giorni. 

Ad esempio, l’accedere ad una azienda e formarsi come “Field tester” oppure firmare prodotti tipo canne o boilies.

Io sono arrivato alla Daiwa dopo 5 anni che facevo gare di lancio e 10 di surf. Ho firmato al prima canna “Classic” dopo aver fatto il record italiano di lancio tecnico e abbattuto i 200 metri e chiamato varie volte in UK e a Genk a parlare del cf italiano....Ed aver provato decine di modelli di tutte le marche e di tecniche differenti.

(Tant'è che la mia Classic nasce da una canna da salmone a due mani...)

Idem MantoMax che fece la prima canna per Carp Max dopo una gavetta monumentale fatta di mille notti fatte a pesca!

Il cambio epocale è stato sin dalla seconda metà degli anni ’90 quando, subodorando la possibilità di fare due denari, personaggi senza alcuna cultura specifica se non quella di aver pescato qualche volta vicino ad esperti di carpfishing, si sono messi in testa di passare come “santoni”.

Faccio un esempio; mi chiamano per una dimostrazione di CF a Corbara. 

Arrivo, mi preparo e attendo che arrivino gli appassionati come previsto. Per me è sempre stato un privilegio essere chiamato per questo compito. Per altri, verifico che è una rottura di palle....

Non arriva nessuno a parte l’organizzatore che si piazza vicino a me e ad Armando con una attrezzatura da ledgering. 

Scopro che non ci sarebbe stata nessuna dimostrazione ma era una semplice pescata “privata” sotto mentite spoglie. Il tizio non aveva idea di cosa stessimo facendo ma guardava, chiedeva, scrutava. Non sapeva nulla o quasi di cf.

Quattro mesi dopo era la firma di una nota rivista e meno di un anno dopo, chiedeva di firmare una linea di esche per Fish Eye Italia.

Per capire la preparazione, rispose ad una precisa domanda del titolare su quali aromi e mix mettere in produzione; “…fai tu tanto per me è lo stesso…..”. Il titolare mi chamò disperato perché si era reso conto di avere a che fare con uno finto..

Quello fu il primo caso ma, ne potremmo citare altre di meteore apparse e che, dopo aver fatto un cospicuo numero di danni, sono sparite. 

Ma mi fermo qui per non rompere amicizie.

Nonostante questo, le aziende avevano un atteggiamento professionale commettendo solo di rado l’errore di fidarsi di qualche cialtrone di troppo. Arrivare ad una azienda era difficile!!

Il settore, fino agli anni 2000, poggiava su due riviste e le cose cominciarono a scricchiolare con la nascita di una terza e di una quarta. 

Lo scrissi chiaramente; "...il sistema e l’esperienza media del carpfishing italiano non reggerà 4 riviste e creerà mostri ovvero, abbasserà mortalmente la qualità del messaggio che verrà presentato al pubblico..."

Purtroppo così è stato ma non è stato solo questo a stravolgere le regole bensi altri due elementi scatenanti.

I mega team di field tester e i social.

L’idea che una azienda crei un corpo di 30-40 field tester alcuni dei quali senza nessuna esperienza specifica né di pesca né di carpfishing è forse commercialmente logica ma scorretta e a danno dell’intero sistema. 

I field tester in realtà sono solo “uomini sandwich” a cui, in cambio di cappellini o stemmini si chiede in cambio di acquistare i prodotti con sconti che possono apparire appetitosi. 

Il sistema forse funziona ma, crea la convinzione che basti mettere una foto su FB per essere santoni e opinon leader e trascina i più giorvani nella convinzione che, con una carpa da 25, si diventi mega star della pesca.....

Non esiste pesce sotto i 10 kg, non esiste emozione ma, solo la ricerca affannosa e "costi quel che costi" della Big da far vedere 1 minuto dopo sui social perché "fa figo e ci eleva al ruolo di Guru della pesca".

Da quel momento Mantovani, Ripamonti, Travasoni, Maffei, Grana , Forcolin etc.etc non capiscono e non hanno mai capito una fava....Il che forse è vero ma ..forse anche no...

Quanti biglietti da visita ricevo con la scritta “field tester” o peggio ancora, quante volte ho visto definirsi “personaggio pubblico” qualche angler seguito da 1700 persone…???

Si è persa la misura.

Poi ci sono coloro che in assoluta malafede cercano visibilità discutendo su tutto pur senza possedere la minima cultura specifica. Creano seguito mediatico con effetti speciali, compiono battaglie senza conoscere che le stesse sono strade già percorse, mettono in discussione tutto e tutti con la convinzione che affossare gli altri sia il modo per emergere. 

Non verifico risultati eclatanti in tal senso anzi,un progressivo isolamento.

Il carpfishing non è morto ma moribondo, al di la dei personaggi squallidi che purtroppo aleggiano qui come in altre tecniche (ed in altre girano assai più denari che non un sacchetto di boilies) perché non riesce a reagire ai mille attacchi a cui è sottoposto. Non risce a fare gruppo ed è stato frammentato perché tutti preferiscono fare i capetti di una banda piuttosto che entrare e fare la gavetta. Il caso degli attacchi a CFI è la riprova. Si combatte da dentro se non si è d'accordo.

Da fuori siamo buoni tutti a parlare.

Poi vi son altre situazioni che ci mettono sotto attacco….

Opinione pubblica generale, che non capisce che questo può essere uno stile di vita alternativo ed una passione che non può essere ostacolata con regole assurde o con imposizioni ridicole.

Opinione dei praticanti di altre tecniche, che ci vedono come fastidiosi arroganti che attraversano laghi con lenze a 550 metri. Li hanno ragione..!

Autorità, che non vedono in buon occhio la presenza costante di gente sulle sponde perché rappresentano un fastidio.

Queste sono cose si superano con una presa di coscienza generale che rivaluti l’immagine compromessa dei carp angler.

Il dramma per noi è dato dalla progressiva mancanza di sicurezza nelle acque libere che sono luogo di crimini di varia natura.

E’ dato dal bracconaggio che ha distrutto ampie percentuali di acque amate dai carpisti.

E’ dato da quei carpisti che ancora oggi, come hanno fatto per anni, pescano le carpe in acque libere e le vendono ai laghetti in cambio di permessi o denari.

E’ dato da gestori di laghi disonesti che chiedono carpe anziché allevarle e farle crescere dentro i propri bacini per ottenere guadagni veloci e facilissimi.

E’ dato da coloro che, erigendosi a paladini del nulla, mettono alla berlina coloro che vogliono praticare una tecnica di pesca e non una Religione.

Quando si smetterà di considerare il carpfishing, una religione ma un modo per condividere, socializzare, proteggere l’ambiente, fare cultura, fare gruppo allora avremo quella botta di ossigeno che serve al malato per non collassare.

E forse allora torneremo a vivere questa tecnica di pesca esattamente come era quando l’abbiamo presentata alla pesca italiana.


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Commenti

Guido mazzarella il 07/09/16
Come ricorderai Roby anche se distanti e con conoscenze diverse,sul finire degli anni 80 cominciai a praticare questa disciplina solo avendo visto due ragazzi francesi in un laghetto a pagamento abruzzese.Qualche domanda,tanti dubbi,ma fu amore a prima vista.Tre lunghi anni senza mai prendere un pesce.Ma continuai.Non c'erano riviste specifiche,non c'era internet.Niente di niente.Solo testardaggine e passione.Mi piaceva lo stare all'aperto con la tenda,la full immersion con la natura.Sopratutto però mi innamorai del fatto che il pesce,con quella montatura,non si faceva male.Non si usava più lo slamatore,non dovervi più frugare in gola per togliere l'amo.Volevo che più gente possibile capisse.Andai a Roma in Federazione più volte per caldeggiare la divulgazione di questa disciplina,anche attraverso gare che però rispettassero i punti fermi del carp fishing.Intanto su Pesca In uscivano i primi articoli...E Tuttocarpa...Con articoli tuoi,di Baldeschi,Balboni,Vastano,Mantomax....Fino al 95 col primo,mitico,numero di Carpfishing.Nel 1999 il primo Mondiale:secondi,argento,non ci credevo...Solo l'inizio però:l'anno dopo la medaglia che stringemmo al petto fu d'oro...e poi un bronzo...ancora un altro oro....Proponevo già allora lo stiff-rig e tutti mi davano dell'assassino perchè dicevano che faceva male al pesce...E giù discussioni feroci sui forum...Tutto da scoprire tutto ancora da inventare.Poi...Il business.Gli inizi della crisi,il piccolo osso chiamato CF diventa appetibile.Le grandi aziende spostano l'attenzione.Il colpo è in stallo,il CF una prospettiva redditizia.Sai bene come vanno queste cose Roby.Gente che va a pesca e cattura con un chicco di mais ma la foto con didascalia riferisce della cattura con la straordinaria boiles dell'azienda FANTOMATICBAIT....Nel 1999 comprai la mia prima branda da Cf:la pagai quasi 600.000 lire....Acciaccata ma l'ho tutt'oggi.Una JRC modello tranquillo,neanche di punta....Se rapporti ad oggi credo che con quei soldi potresti comprare un'attrezzatura intera:utili spaventosi.Sempre più aziende se ne accorgono e si avventano sul povero CF.Molte aziende,molta pubblicità....All'inizio con attenzione venivano scelti gli uomini immagine poi,piano piano,la concorrenza creatasi non permetteva di andare troppo per il sottile.Ed allora via al reclutamento di chi volesse farsi vedere a pesca con l'attrezzatura X o con le esche Y in cambio di qualche boiles ed un pò di attrezzatura.A costi bassi insomma.E se poco spendi poco hai.Ecco,ci siamo.Business.Solo business.Il carp fishing come fenomeno di massa non è morto,anzi.La disciplina,quella originale,rimarrà nel cuore di chi l'ha conosciuta agli albori e continuerà a praticarla non solo con la bilancia e l'I-Phone ma emozionandosi ad un tramonto ed allo spettacolo che solo Madre Natura può offrire.


Filippo Castelli il 04/09/16
Ho pensato subito agli immani sforzi che tocca fare qui al sud per praticare una disciplina che molti vedono come una semplice occupazione di suolo pubblico e non come una felice commistione di sport,amore per il pescato e rispetto dell'ambiente circostante. Penso a tutte le volte che ci tocca ripulire le sponde,prima di accedere ad un lago pubblico. In effetti Ripamonti ha colto nel segno e temo che l'immondizia sia un ciclo inesauribile,una spirale perversa che spesso soffoca chi è nato pescatore ma anche chi,più semplicemente,desidera diventarlo,accostandosi ad una disciplina o l'altra. Le gare sono un modo per farci sentire,per far sapere chi siamo. Guardate il lago prima e dopo il nostro arrivo. So che tanto,a tende levate,tornerete a profanare tutto il profanabile. In bocca al lupo a noi,che poi da sempre si trasforma nel tragicomico buona pesca? In bocca al lupo ai vostri figli,ai figli del nulla,della devastazione incosciente ed autolesionista. Alzate il volume dello stereo,impasticcatevi fino alla fine,tirando bottiglie all'indirizzo dei malcapitati,urlate con tutto il vostro fiato. Al vostro funerale,quello quotidianamente in corso,se ci chiamate,verremo a condurvi dove meritate,siamo avvezzi allo spostamento dell'immondizia. A proposito,se vi riesce,lasciate stare i lupi! Un giorno,se sarete sobri,ve ne illustreremo l'enorme importanza. Noi pescatori,non soltanto garisti ma amanti di tutte le discipline di pesca,quelli che un'ora di tempo diventa sempre un'ora di pesca,come e dovunque,continueremo a reclamare trasparenza e semplicità,a mio avviso le coordinate primarie per combattere interessi clandestini e malaffare all'italiana,cercando di continuare a convivere in armonia coi pensieri felici che attraversano un mondo,ahi noi,spesso troppo triste e meschino!


Fabio Zanotto il 03/09/16
Io non smetterò mai di fare Carpfishing, anche perché per me è un modo di socializzare e fare amicizie ,non giudico nessuno su dove pesca e se posso promuovo la tecnica e la filosofia di questa disciplina ,per sistemare le cose bisogna solo tornare alle origini, andare a pescare per divertimento, per il discorso dei "tester" la soluzione è semplice ,per fare parte di un Team bisogna essere amici e divertirsi assieme, invece il tutto si trasforma in una questione di denaro, rovinando tutto..... Riassumendo la Passione e l'amicizia riuscirà a salvare il Carpfishing Un Saluto a tutti da Fabio Zanotto


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