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Riconvertire le acque

Di Redazione pubblicato il 20/02/19

MANTOVA. «Il migliore sistema per gestire laghi e bacini di acque interne, che oggi a mio avviso è medievale, è quello della riconversione. Attività che in Europa è ordinaria. Bisogna creare centri di pesca sportiva e, dunque, guide di pesca esattamente come sta avvenendo con risultati molto positivi nel lago del Turano, in provincia di Rieti. Una simile attività non priverebbe i pochi professionisti di risorse economiche e garantirebbe un controllo attivo degli ambienti contro le operazioni di bracconaggio industriale a cui sono soggette le acque interne come accade sul Lago Trasimeno, a Capotosto e a Lago del Salto».

Così ha esordito Roberto Ripamonti di "Carponline.it" nel presentare, il 17 febbraio alla ventesima edizione di Carpitaly alla Millenaria di Gonzaga, il convegno “Pesca professionale in acque interne: soluzioni e proposte”. «La nostra attenzione – ha aggiunto – si concentra su tutti i bacini idroelettrici, i canali e i fiumi dove vi è una assoluta incompatibilità tra pesca professionale e pesca ricreativo-sportiva».

All’incontro sono intervenuti anche Francesco Ruscelli direttore Fiops; il deputato del Pd Marco Carra, Michele Fanfani dell'agenzia Flying Fish, Ugo Claudio Matteoli presidente nazionale Fipsas, Vitaliano Daolio "il signore del Po", guida di pesca, e Mattia Cortellazzi, vicepresidente nazionale di Carpfishingitalia.

 

Tra gli obiettivi emersi dal convegno proibire la pesca professionale nei bacini idroelettrici e in tutte le acque in cui questa non è compatibile con il concetto di impatto zero; salvaguardare la pesca sportivo ricreativa e l’indotto che genera aziende e relativi posti di lavoro; creare un nuovo indotto economico per aree geografiche particolarmente depresse; bloccare la cooperazione tra bracconaggio e elementi minuti di licenze professionali oltre ad impedire la concessione di nuove licenze professionali. «In molti bacini la pesca professionale è gestita da gruppi di due-tre persone poste in cooperative che controllano le sponde, impediscono in molti casi la pratica della pesca sportiva e sottraggono centinaia di esemplari allontanando gli appassionati e mettendoli in condizione di non tornare più – ha detto Ripamonti – Parti deviate della pesca professionale, ovvero licenze concesse senza controlli sui richiedenti, ha costruito alleanze con l’industria della pesca illegale che stiamo combattendo attraverso decreti e articoli di legge mirati».

 

Nel Mantovano si contano ancora circa 200 pescatori di frodo. Il presidente della Fipsas Ugo Claudio Mattioli ha detto che sul bracconaggio ittico «non si è ancora arrivati al penale». E ha aggiunto, citando l'episodio dei laghi di Mantova con il sequestro di 23 quintali di pesce: «Non bastano le sanzioni o i sequestri di mezzi. Anche la magistratura deve fare la sua parte perché tende ad allungare i tempi dei processi verso la prescrizione».
Carpitaly, che attira migliaia di visitatori, prosegue anche il 18 febbraio. Al palacongressi, alle 11, convegno organizzato dalla Fipsas dal titolo “Una nuova legge quadro sulla pesca in acque interne: il superamento del Regio Decreto del 1931”.


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