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Reti contro pescaportivi?

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 16/08/17

Nei giorni passati è nuovamente scoppiata la polemica tra i pescatori ricreativi ed una coppia di pescatori in possesso di licenza professionale. La causa scatenante, a dire della maggioranza assoluta dei presenti è quella del aver ricevuto l’invito a andarsene per permettere la stesa di reti. Oltre a questo comportamento inaccettabile, vi sono stati chiari sfottò irriguardosi nei confronti dell’attitudine dei pescatori sportivi (carp angler) , di fotografarsi con le prede prima del loro rilascio. Al grido “svuotiamo il lago” questi due illustri signori hanno catturato decine di carpe ed altre prede per poi trasportarle non si da dove né come. Già questo dovrebbe far scattare le giuste indagini poiché trasporto di pesce morto, detenzione e trasporto di animali vivi, commercio seguo regole ben precise di cui ignoriamo l’adempimento.

Uno degli autori di questo gesto, tal Stefano Lelli ha poi prodotto una serie di proteste e puntualizzazioni sui social e su questo ed altri giornali infarcendolo di luoghi comuni che sono qui a controbattere forte della testimonianza di decine di persone sia in questo evento che, dalle numerose lettere giuntemi, da molti e circostanziati eventi che hanno sempre visto protagonisti i due soggetti (non facenti parte della cooperativa).

Le reti sono state messe entro il campo gara FIPSAS, le distanze, misurate con GPS non superano i 500 metri e nulla può essere addebitato agli appassionati se non quello di praticare un hobby.

Patetico anche il tentativo di sollevare o ipotizzare interessi nascosti o mire di conquista oppure progetti di gestione che sono lontani mille miglia dalla realtà sebbene le gestioni siano il pane quotidiano in questo ed altri settori.

Di questo i suddetti gentiluomi sono del tutto inconsapevoii e dubitiamo abbiamo mai frequentato i luoghi dove invece queste gestioni sono diventate oggetto di economie giovani e forti.

Vogliamo anche solo parlare di Bled ed ei soldi che la pesca regala all'amministrazione pubbica?

Noi invece facciamo mettere le reti e coltivimo queste tradizioni medioevali e insulse. Ad ogni buon modo le chicchiere stanno a zero nel momento in cui si capisce che mettere le reti nel campo gara Fipsas è un illecito. Anzi, un reato di bracconaggio e con le nuove leggi vigenti, va severamente punito.

Passiamo poi alle rimostranze per presunto uso di saponi e scarichi organici che finiscono nel lago, ad opera dei pescatori sportivi che sostano anche per diversi giorni sulle sponde del lago.

Il Sig. Lelli evidentemente ignora che da anni i carpisti utilizzano nella maggioranza dei casi saponi bio degradabili e eco compatibili al 100%, scavano piccole fosse all’interno delle quali racchiudere i loro residui organici e , come da regole etiche ben presenti, ripuliscono l’area di pesca da ogni successivo rifiuto.

A tal proposito il sig. Lelli finge di ignorare l'esistenza di una organizzazione  di pescatori sportivi dedita alla pulizia settimanale del lago del Salto.

Ha mai provato, lui a ripulire il lago oltre che a dichiarare di volerlo svuotare dapprima dei lucci e quindi, delle carpe?? Non è questo il concetto di pulizia che invece noi applichiamo in questo ed altri laghi.

Questo è solo uno degli aspetti che ruotano attorno alla pesca sportiva/ricreativa che è attività praticata da 1.5 milioni di italiani ed il solo carp fishing, che ne muove oltre 22 mila.

La pesca sportiva, come dimostrato in tutte le sedi nazionali ed internazionali sviluppa indotti economici 9 volte superiori a quelli della pesca professionale che, soprattutto nei bacini chiusi è incompatibile, poiché opera il prelievo del pesce al contrario della moderna pesca sportiva.

D’altra parte si finge di ignorare l’esistenza di studi condotti proprio sul Salto nel 2009 che dichiaravano incompatibile al 100% l’uso di reti i questo lago.

Il lago è un patrimonio che non può essere oggetto di pesca intensiva con prelievo poiché la sola pesca sportiva con l’indotto che crea è in grado di creare un turismo di massa proveniente da tutt’Europa e che porterebbe benefici indiscutibili a tutte a le attività economiche della zona.

Non capirlo oppure cadere nelle patetiche ragioni legate al posto di lavoro è segno di incapacità di camminare verso una gestione moderna, eco-compatibile, sostenibile e a costo ed impatto zero che la pesca è in grado di offrire. Significa non rendere un servizio alle comunità continuare e permettere uso di reti in un bacino che potrebbe diventare, con i suoi lucci e le sue trote, uno dei centri europei più blasonati.

Non noi vogliamo togliere posti di lavoro ma, riconvertirli in qualche cosa di eco compatibile ed impatto zero ed abbiamo centinaia di esempi a cui riferirci.

L’interesse di due persone non può collidere con quello potenziale di decine di migliaia di turisti affamati di acque come il Salto e delle strutture commerciali che certamente sarebbe felici di accoglierli.

Ecco perché ogni forma di giustificazione davanti a quanto compiuto qualche giorno fa appare egoista, pretestuosa, inconsistente e a danno di tutta la comunità.

Fermo restando le giuste richieste di comprendere come, dove, con che fiscalità e in che termini, sono stati trasportati e venduti i frutti di questa operazione.

Che siano le Sutorità competenti a chiarire queste giusta richiesta da parte di tutta la comunità dei pescatori sportivi.


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Commenti

Paolo il 16/08/17
Magari sarebbe anche doveroso controllare che tipo di reti vengono usate . Perche sembra che usino reti con tramagli talmente piccoli da asportare qualsiasi tipo di pesce compresi gli avanotti!


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