Tecnica

Questo cappotto lo rifarei!

Di Matteo Marmocchi pubblicato il 14/01/13

Cinque giorni, quasi 13 ore di viaggio tra andata e ritorno, oltre 600 euro spesi in tre (esche self made, autostrada, benzina, mangiare, permessi), non conto il costo di tutta l’attrezzatura, barche, motori, batterie, la fatica di caricare, ricaricare il furgone, trasbordare con la barca tutta l’attrezzatura, di giorno 18 gradi, di notte meno 7, due giorni di pioggia fortissima ed ininterrotta…e non catturare niente, anzi, l’unica carpa catturata si è slamata a 2 metri dal guadino!

Nonostante tutto lo rifarei immediatamente!

Il carpfishing non è solo pesca, ma è tante cose, a tutti piacciono le carpe grosse, è indiscutibile, ma spero con tutto il cuore che chi legge non ha in mente solo carpe grosse, non ha in mente invidie e gelosie dovute a catture da parte di altri pescatori. Il preparare la sessione è tanto bello quanto catturare.

Premetto e spero che le regolamentazioni che limitano la notte dal 2013, non siano attuate, l’ambiente magico merita di essere vissuto, ma si sa…a volte noi carpisti ci tiriamo la zappa sui piedi da soli.

I miei due amici Claudio e Michele, ridendo e scherzando dissero che volevano pescare con  me io gi dissi ok, andiamo a Cassien, io lo chiamo “alla Mecca dei carpisti”; solo chi c’è stato sa di cosa parlo, dell’aria che si respira, un luogo dal fondale bellissimo, dove in teoria in ogni singolo spot ci andrebbero una decina di canne.

Partimmo alle 3 di mattina in modo da essere là per le 9-10.

Durante il viaggio guardavamo la cartina del lago, facevamo ipotesi di tattiche. Per tutto il tragitto fummo accompagnati da pioggia fortissima e vento violento. Il tratto più brutto fu quello di Genova, un tratto autostradale veramente rischioso, a causa della sua forma, sicuramente Claudio dirà che ho dormito tutto il viaggio..

In 5 ore passammo il confine francese ed attraversammo la Costa Azzurra: Menton, Monaco, Nizza, fino ad arrivare a Cannes, dopo di che il paesaggio cambiò radicalmente e come tutte le volte quando arriva questo cambiamento mi batte sempre il cuore. Guardai i miei amici e dissi loro: “quando attraverserete quel famoso ponte, se vi batterà il cuore, capirete che siete carpisti”. Penso che chiunque abbia attraversato quel ponte, abbia immaginato quel qualcosa di diverso, è difficile spiegarlo, ma lì regna un’atmosfera incredibile, il tempo si ferma, ma allo stesso tempo vola via velocemente. La natura ti circonda con i suoi rumori più di ogni altro posto. È la magia di questo lago che oltre alle sue catture, regala anche sensazioni davvero forti. È facile innamorarsi di un lago come questo, forse è per tutti questi fattori che è considerato il lago da carp fishing per eccellenza. Forse è per questo che ogni sconfitta è sempre ricordata con il sorriso e con la voglia di tornarci.

Furono le 10 circa, quando il cartello di benvenuti a Saint Cassien ci venne fronte. Davanti a noi si prospettava un scelta fondamentale, quella della postazione. Girammo tutto il perimetro, parte col furgone, parte a piedi. Optammo per l’ingresso del braccio Ovest, restai qualche minuto ad osservare alla Petite Ile, e dopo aver visto un salto, chiami i miei amici di affrettarsi a scaricare il furgone, anche a loro piaceva molto.

Il lago non era pieno, visto anche la stagione fredda e la forte pioggia, notammo alcune tende al sud, molte costeggiavano il nord e pochissime l’ovest. Era molto basso, ma le piogge lo stavano facendo rialzare velocemente.

Caricata la prima barca e agganciata al gommone, fui il primo a metter piede sulla postazione. Bellissima, un ambiente unico. Secondo me il braccio Ovest è quello più bello di tutto Cassien, un panorama unico, eravamo circondati da una montagna e di fronte a noi c’era il ponte. Sulla nostra sinistra a circa 500-600 metri c’era un gruppo di francesi che avevano creato una specie di sbarramento con le loro canne. In quel tratto il braccio disegna una “S”, è secondo me una delle zone più interessanti, però era occupata, a mio modo di vedere, da pescatori che si davano il cambio di settimana in settimana.

Finito di trasbordare con la barca, iniziai a guardarmi attorno, feci una passeggiata lungo la riva, guardavo le sponde e la superficie dell’acqua per scorgere qualche salto.

Quando i bravissimi Michele e Claudio finirono di portare la loro attrezzatura e parte anche della mia, e nel mentre loro montavano il campo, presi il gommone con l’ecoscandaglio, andai a vedere nel dettaglio la mia zona di pesca, che si trovava sulla sinistra della nostra punta. La mia zona era abbastanza ristretta, visto che il francese di fronte a me era venuto parecchio verso la mia zona, calando anche oltre i 200 metri di distanza.

Appena montai in barca, notai tantissimi spot interessanti, 3-4 canne non bastavano di certo, ma dovevo fare in modo di scegliere quelli migliori tra i migliori. Cercavo il cosiddetto passaggio delle carpe, che a mio modo di vedere si doveva trovare in gradini sui 15 metri di profondità. Cercavo scalini con grande dislivello. Il fondale era abbastanza sporco nel sottoriva e quasi sgombro mano a mano che ci si avvicinava verso centro lago.

Mi decisi e posizionai i miei 3 segnalini in zone differenti tra di loro, uno a 17 metri di profondità, sopra ad un gradino che si inabissava fino a 21 metri, l’altro a 14,5 metri, la secca meno profonda presente nella mia zona, ed una canna totalmente sulla sinistra a circa 21 metri in un bel piattone, a ridosso di un bel costone e di qualche albero sommerso. La prima volta calai gli inneschi, ma le volte successive, presi da riva i giusti punti di riferimento, e tolto i segnalini, mi basai sul lancio. Lanciai qualche manciata di boilie e qualche tiger.

Ero molto fiducioso, le cose erano fatte e preparate perbene,. I miei due amici si erano posizionati sulla destra e svariavano con anse ristrette, punte che si inoltravano a 100metri da riva e il loro sottoriva era davvero ottimo. Pescavano in zone meno profonde, dai 3 ai 7 metri, stavamo pescando ad ogni profondità.

Finimmo che ormai era buio, non avevamo nemmeno mangiato a pranzo da tal che c’era la frenesia di vedere cosa avevamo sotto ai piedi.

La cena fu composta da salsiccia e pane, una cena così buona era un pezzo che non la facevo.

Quindi a letto presto stanchi morti, purtroppo la notte passò senza nessun bip.

La mattina seguente decidemmo di fare le cose con più calma e tornammo a scandagliare più accuratamente.

Durante l’attesa ci dividemmo i compiti, Claudio era l’unico autorizzato ai fornelli, io e Michele non facevamo niente, Claudio ci portava perfino il caffè zuccherato mentre noi eravamo a sedere. Devo dire che è stato un piacere pescare con Claudio!

Decisi di non muovere per nessuna ragione una delle canne calate, mi è capitato alcune volte che canne lasciate per due giorni immobili, mi dessero una cattura, quindi avendo la possibilità di pescare con più canne, decisi così.

Le altre le cambiavo giornalmente ed agivano per 24 ore. I gamberi non davano più di tanto fastidio, solamente qualche stuzzicata rara alle boilie.

Passarono i giorni, ma nonostante ciò passavano troppo velocemente. Il terzo giorno il francese catturò una bellissima carpa stimata sopra ai 20kg. Voci in giro dicevano che il lago era completamente bloccato, ma io ero fiducioso, rilanciai le canne con ottimismo, la distanza da riva variava dai 70 ai 100m.

Il lago si alzava veramente troppo velocemente, al punto che dovemmo spostare le tende, Claudio e Michele perfino due volte.

Le giornate passavano all’insegna delle foto, del mangiare “ottimo” e del relax più totale, parlavamo di tutto e ridevamo come pazzi, sempre in silenzio però!

La fine del terzo giorno ci venne a far visita la pioggia, che non ci lasciò fino all’ultima notte. Il vento era cambiato radicalmente.

Tutto d’un tratto…verso le 23, quando ero in tenda che mi stavo mettendo la tuta per dormire, sentii un bip sulla mia canna posta a 15 metri di profondità, lanciata verso le 4 di pomeriggio, dopo 5 secondi un altro bip, domandai se era uno di loro che faceva lo stupido, ma mi dissero che erano in tenda. Non sentii più niente, la pioggia era sparita, il vento non c’era più…mentre mi infilavo la maglietta udii un altro bip. Dissi a Claudio e Michele di andare dalle mie canne a vedere, anche perché ero soprattutto in mutande! Mi misi velocemente la tuta ed andai fuori, Il pesce stava mangiando in modo obliquo, facendo fare pochi bip al segnalatore, ma comunque decisivi per capire che c’era qualcosa!

Decisi quindi di recuperare lentamente, fino a sentire il pesce attaccato. Ferrai, le ripartenze non erano un gran che, ed il tutto mi fece pensare ad una carpa non esagerata, ma non si sa mai, ed una cattura a Cassien vale più dell’oro per il carpista. Quando venne a galla notai che si trattata di una carpa che poteva essere di poco sopra i 10kg, vista la sagoma e l’acqua che usciva durante le sue ripartenze. Credevo di averla in pugno, dissi a Claudio di abbassare il guadino, ma a circa 2 metri, con una testata non irresistibile, si slamò. Erano anni che non mi si slamava una carpa così clamorosamente, purtroppo successe sul terminale del mio amico (che non aveva utilizzato ami Nash eheheh, ma di un’altra marca…eheheh), ma la colpa fu mia che utilizzai quel terminale per boilies affondanti, quando invece è stato progettato esclusivamente per popup! Ben mi sta!

Era l’ultima notte, rilanciai, ma nulla da fare. La mattina seguente il francese catturò un’altra carpa, un gruppo di carpisti italiani ci chiesero il posto visto che stavamo andando via e ci dissero che il lago era fermo e che le catture stentavano: due al nord e due di fianco a noi, poi la mia slamata.

Con enorme dispiacere, ma col sorriso sulle labbra, smontammo tutto, facemmo il trasbordo, ricaricammo il furgone e ripartimmo alla volta di casa, fui l’ultimo a lasciare la postazione come fui il primo a metterci piede, un privilegio concesso dai miei amici.

Da questa esperienza mi porterò dietro la soddisfazione di aver scelto il posto correttamente e di aver fatto mangiare una carpa di Cassien, con le nostre esche ed ancora una volta a lancio, pur utilizzando la barca per scandagliare, le memorabili mangiate, le foto e gli scherzi di 5 giorni bellissimi.

Eccome se lo rifarei, sensazioni uniche, che solo posti unici possono regalare.

Grazie Cassien!

Bene ecco arrivato alla fine di questo articolo, è uno scritto che parla di un cappotto, di una storia di pesca, nulla di tecnico, nulla di nuovo. Solo chi va a pesca prende carpe, e prende cappotti, si hanno sconfitte, ma si possono avere anche le rivincite. Sarà un articolo utile a chi ama Cassien, magari alcuni di voi andranno a pescare alla Petite Ile e ora sapranno che sotto sponda è pieno di alberi sommersi, c’è una punta che prosegue in mezzo al lago nella parte destra, e che leggermente sulla sinistra verso centro lago ci sono delle interessanti secche ed un quasi sicuro passaggio di carpe durante il periodo autunnale-invernale.

Che bel cappotto!!!

 


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