Questione di peso

di Mattia Travasoni pubblicato il 09/12/16


Pescando su fondali fangosi mi sono più volte trovato nel dover utilizzare esche ad assetto neutro per far sì che si depositassero lentamente senza sprofondare nella melma restando occulte alle carpe.

Dopo poche ore, una comune esca affondante tende a sprofondare nello strato melmoso e per le carpe diventa assai più complesso reperire il nostro inganno. L’amo costituisce un peso notevole portando la boilie a seguirlo, con la conseguenza che si troverà a una profondità maggiore, quasi sicuramente irreperibile dalla carpa o per lo meno, raggiungibile dopo vari tentativi.

Un’esca non alleggerita, secondariamente, tende a coprirsi di fango una volta che le carpe inizieranno a grufolare e, se non cadranno nella trappola, il limo sollevato ricoprirà la nostra boilie.

Alcuni carpisti optano per uno snow man, al fine di alleggerire la boilie, altri usano esche pop ups, ma queste soluzioni non sempre hanno un risultato soddisfacente obbligandoci a trovare soluzioni alternative.


Fui costretto a cercare strategie per affrontare un lago il cui fondale era molto melmoso e le carpe pattugliavano aree distanti da riva su fondali profondi e limacciosi.

 Stazionavano in pratica a centro lago e ogni tanto scendevano fino agli strati più bassi per pattugliare il fondo, successivamente tornavano a mezz’acqua.

Si spingevano sul fondo per tanti motivi, probabilmente perché attratte dalla scia nutritiva delle mie esche propagata sia in senso verticale che orizzontale; poco importa, le carpe giravano e ogni tanto scendevano per veloci e fugaci ricerche aspirando qualche boilie utilizzata per la pasturazione poi risalivano.

Un’esca ad assetto neutro avrebbe fluttuato rasente al fondo e sarebbe stata ritrovata molto prima dai pesci.

Condussi i primi esperimenti utilizzando un taglio di Mix Pop Up in ragioni del 40% in

 volume ma questa strategia mi modulava eccessivamente le caratteristiche organolettiche della boilie quindi, pensando e ripensando, un amico inglese mi ricordò un sistema obsoleto ma perennemente efficace: il sughero!

Dopo aver rintracciato una sporta di tappi di sughero iniziai a tritarli con una semplice grattugia da formaggio e la farina ottenuta sarebbe diventata l’ingrediente giusto per creare le mie boilies ad assetto neutro.

Non nego che siano serviti molti esperimenti per capirne la quantità giusta da aggiungere prima di ottenere il galleggiamento corretto ma alla fine, le esche raggiunte

 sembravano andare benissimo.

Le boilies apparivano galleggianti ma una volta innescate, scendevano lentamente verso il fondale: bingo!

La soluzione per un mix Pacific Tuna oppure un mix Odyssey XXX si attesta a 3 cucchiai da brodo (pieni) di sughero per ogni uovo, successivamente la creazione delle boilies segue i canonici passaggi raggiungendo esche perfette in poco tempo.

Personalmente amo creare gli inneschi prima della mia sessione a casa, stivandoli in sacchetti sottovuoto addizionati di qualche millilitro di liquido relativo, questa soluzione

 crea i presupposti per ottenere boilies molto performanti dal punto di vista organolettico mentre il sughero le manterrà abbastanza leggere per essere le prime ad apparire alle carpe!

 






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