Tecnica

Quando scende la notte

Di Pino Maffei pubblicato il 29/03/16



E poi d’un tratto la luce viene a mancare ed il cielo si confonde con l’acqua insieme a tutti i contorni che si amalgamano in un’unica tinta.
Inizia il regno del silenzio, dove ogni rumore aumenta la sua presenza, dove l’uomo rimane con se stesso e i suoi pensieri, i suoi segreti e le sue speranze.  
E’ l’ impero dell’enigma, dove ogni azione viene amplificata ed ogni combattimento è fatto di ansia, mistero e lotte verso l’ignoto.
E’ la notte, il tempo che distingue il carpista dagli altri pescatori, il cacciatore di sogni dal pescatore comune.



Per molti di noi  una sessione di carpfishing può considerarsi tale solo se risponde ad alcune prerogative. Oltre alla lunghezza della permanenza l’elemento prioritario per etichettare un’ “uscita con i fiocchi” consiste nell’esercizio della nostra attività nelle ore notturne.  Il carpfishing e la pesca notturna sono ormai considerati l’una complementare all’altra, tanto che ormai i regolamenti e le leggi inerenti la pesca associano la nostra disciplina alla pesca notturna come fosse prerogativa essenziale.
Ogni carpista ha un bagaglio di notti passate in pesca che spesso presenta come una sorta di biglietto da visita.  Pescare di notte ha un fascino particolare e la nostra tecnica è forse l’unica che ci consente di effettuare sessioni in notturna con il massimo del confort e nella piena efficienza sotto il profilo della pesca.
Resta il fatto che pescare di notte non è uno scherzo, anzi, la pesca notturna spesso stravolge totalmente o in parte le nostre strategie rispetto alle sessioni diurne.
Le carpe non sono animali spiccatamente notturni ed i loro ritmi vitali sono legati a particolari condizioni come la disponibilità di cibo, il clima, la temperatura dell’acqua, le stagioni e soprattutto la pressione di pesca. Questo lo scrivo perché moltissimi carpisti della ultima generazione sono convinti che le ore notturne posso fare la differenza rispetto alle ore diurne. Il giusto approccio alla sessione  sta nel valutare preventivamente le incidenze di tutti gli elementi appena elencati per cercare di trarre il massimo profitto durante l’arco delle 24 ore.
Anzitutto  bisogna cercare di capire quale tipo di alimentazione lo specchio d’acqua riesce ad offrire.
Se ci troviamo difronte ad un lago o  una cava dove la principale fonte di alimentazione sono gamberi o lumachine, possiamo dire di trovarci in uno spot che potrebbe regalare molte soddisfazioni durante le ore notturne.
Ma dove calare le nostre esche? Non bisogna assolutamente trascurare l’immediato sottoriva per la pesca notturna, perché questo genere di molluschi e di crostacei, dalle abitudini spiccatamente notturne,  tendono ad avvicinarsi alla riva in caccia dei microorganismi di cui si alimentano. Un altro fattore da non sottovalutare durante la ricerca dello” spot caldo” è la direzione del vento. La posizione ideale per lanciare o calare le nostre esche è proprio il sottoriva battuto dal vento diurno che spinge residui organici e particelle in sospensione proprio sulle sponde dove infrangono le onde.  Queste sono le zone dove le carpe più facilmente riescono a procacciarsi del cibo, soprattutto quando la luce del sole viene a mancare.
Se invece ci troviamo ad affrontare un grande fiume o un canale con corrente forte e costante, magari regolata dalla marea o dalla gestione di una diga, il nostro approccio cambia in maniera determinante.  Qui le zone di interesse diventano molteplici, a secondo dei diversi tipi di fondale, da quelli più melmosi a quelli duri. Tutto ciò è condizionato dalla direzione della corrente la quale diventa l’elemento preponderante da non sottovalutare assolutamente.  La corrente tende sempre ad erodere le sponde dove impatta, trasportando residui organici e microrganismi in una zona di deposito, dove le carpe trovano cibo in abbondanza. Quindi occorre interpretare il corso della corrente per trovare il nostro “spot caldo”, a prescindere se si tratta di pesca diurna o notturna. Nei fiumi molte volte si hanno maggiori risultati durante le ore diurne piuttosto che nelle ore notturne, perché le acque sono molto più movimentate e spesso i fondali risultano più cupi e “chiassosi”, un sicuro pascolo per crostacei o invertebrati che compongono l’alimentazione base delle carpe.
Un altro fattore da non trascurare è la temperatura dell’acqua. Come tutti sappiamo l’acqua tende a rilasciare calore duranti i periodi in cui la temperatura esterna tende a diminuire , cosa che tipicamente avviene la notte.
Ricordo che molti  (forse ormai conviene parlare di moltissimi) anni fa, la pesca invernale alle carpe era una sorta di tabù, e seppure qualche folle si cimentava alla cattura dei ciprinidi nella stagione fredda, l’unico consiglio che veniva “elargito” dai più esperti era quello di pescare nelle ore calde della giornata, ossia quando il sole scaldava maggiormente l’acqua. Secondo il concetto di allora, le carpe, animali a sangue freddo e con un metabolismo molto lento, approfittavano dell’influsso dei deboli raggi solari per uscire dal andare alla ricerca del cibo utile al proprio sostentamento.
I primi tempi che iniziammo a fare carpfishing il nostro entusiasmo non conosceva periodi di stanca e, facendo tesoro dei pochi echi giunti da oltralpe, intraprendemmo la pesca invernale soltanto per non dover aspettare una stagione intera.
I primi approcci li facemmo di giorno, facendo tesoro dei consigli dei “vecchi pescatori di carpe” che al tempo si cimentavo soprattutto con la pesca con la polenta e con il mais. Il risultato fu una serie consecutiva di cappotti che si interruppe solo quando la nostra follia ci fece optare per affrontare una sessione alla luce della luna. Faccio presente che l’equipaggiamento dei primi anni Novanta non era minimamente paragonabile a quello odierno, quindi quando parlo di follia lo dico a ragion veduta. Da allora ci accorgemmo che il momento migliore per avere delle catture invernali, soprattutto in spot con acqua ferma dove la corrente non mescola vertiginosamente l’acqua, sono le ore notturne, ossia quando l’acqua rilascia calore in modo inversamente proporzionale alla gelida temperatura della notte. Iniziò così, almeno per me, la febbre della notte.
Ma il vero elemento che condiziona le nostre sessioni notturne si chiama pressione di pesca.
Considerando il fatto che le carpe non sono predatori, ma sono oggetto di predazione da parte di altri pesci, il loro comportamento ancestrale è sempre orientato verso la massima sospettosità.
Di sicuro la notte è il momento in cui anche le grandi carpe, le quali possono considerarsi esenti da nemici naturali, preferiscono muoversi in completa tranquillità.
Ovviamente  le grandi carpe non disdegnano di  frequentare gli spot più proficui sotto il profilo alimentare anche di giorno, non avendo da temere attacchi da parte di alcun  predatore.
Soltanto l’intervento dell’uomo è riuscito a stravolgere tutti quelli che erano i ritmi naturali degli specchi d’acqua frequentati dai praticanti del carpfishing.  La grande pressione di pesca ha fatto si che alcuni spot dove le “big” erano facilmente catturabili di giorno, divenissero a poco a poco validi solo di notte. L’associazione al pericolo dei nostri terminali in poco tempo ha fatto si che le carpe prediligessero  pascolare in zone lontane dalla riva per avvicinarsi alle sponde solo nelle ore notturne. Il carpista ha ovviato a questo optando per la pesca “long range” che gli consentiva di calare gli inneschi proprio dove esse si sentivano maggiormente protette durante le ore diurne. Ma il continuo insidiarle in luoghi lontano dalle sponde ha nuovamente fatto cambiare atteggiamento alle nostre avversarie. Così alcuni specchi d’acqua sono tornati ad essere proficui anche di giorno, visto che le carpe non trovano più l’agognata sicurezza durante le ore notturne. Ovviamente gli approcci debbono essere sempre diversificati a partire dalla pasturazione e per finire alla presentazione degli inneschi.
Fatte le dovute precisazioni sull’opportunità o meno di pescare di giorno o di notte bisogna non trascurare l’argomento sicurezza, poiché pescare di notte richiede moltissime attenzioni e precauzioni in più di chi decide di affrontare la pesca di giorno.
Partiamo dall’illuminazione. Essa deve essere sobria e non invadente per non compromettere l’esito della nostra sessione, ma nel contempo deve essere efficace, non solo quando compiamo le operazioni di rutine, ma soprattutto  durante i combattimenti in barca o durante le operazioni di posa delle lenze.  Oltre ad avere sempre a disposizione delle luci da testa, un consiglio che mi sento di dare consiste nel crearci un “punto luce” che proietta luce dal centro del nostro pod verso lo specchio d’acqua.
Basta una di quelle luci applicabili che vendono nei negozi di ciclismo per avere un fascio direzionale che si proietta verso il buio dello specchio d’acqua.. Avere un punto luce che indica la precisa posizione del nostro pod ci permette anzitutto di non disorientarci ma soprattutto ci consente di riposizionare le lenze senza creare le poco proficue “pance” dettate da traiettorie incerte durante il ritorno verso il campo.
L’utilizzo dei giubbotto salvagente è indispensabile perché di notte  ogni nostra azione può diventare improvvisamente pericolosa, anche gli ostacoli galleggianti sono difficili da individuare in totale assenza di luce naturale.
La pesca notturna ha sempre il suo fascino ma non dimentichiamo mai tutte le cautele  che occorre prendere per evitare di trasformare una fantastica avventura in una sessione da dimenticare.

La Luna
La luna sicuramente è il giudice nascosto di ogni sessione notturna, ma in tutta sincerità sono convinto che non esistano delle “teorie esatte” in grado di regolamentare l’influenza della luna sull’attività delle carpe. Luogo comune (avvalorato da molte esperienze ottenute in determinati luoghi ed in determinate condizioni di pesca) consiste nel considerare i periodi di luna calante molto più proficui rispetto ai periodi di luna crescente.
La luna nera sembrerebbe il momento migliore per pescare le carpe, mentre la luna piena un periodo poco fruttuoso. Tutto probabilmente dipende dalla vicinanza al mare, dall’altitudine e dalle condizioni atmosferiche che potrebbero rendere vacua ogni teoria e addirittura sconvolgere i luoghi comuni. Sta di fatto che la presenza della luna non incide sulle mie uscite di pesca, io intanto vado, poi sarà il giorno seguente a dirmi se ne valeva la pena o meno!!

In alcuni laghi e cave molto frequentate si è potuto costatare un’inversione di tendenza delle abitudini alimentari delle carpe. In principio esse erano facilmente insidiabili di giorno, poi con l’aumentare della pressione di pesca divennero spot da affrontare esclusivamente nelle ore notturne, per tornare infine ad essere molto produttive durante le ore diurne. Questo perché le carpe, associando ai nostri rig ed alle nostre pasturazioni, una forma di pericolo, tentano in tutti i modi di uscire per  “pascolare” quando le probabilità di incappare in un amo si riducono in maniera sostanziale. Così alcuni specchi d’acqua passano da diventare spot esclusivamente notturni a spot affrontabili di giorno con risultati sorprendenti.
Il lago di Giulianello, dove è stata effettuata questa cattura, ne è un esempio lampante.


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