Tecnica

Provare sulla secca

Di Mattia Travasoni pubblicato il 12/11/13

Provare sulla secca

Secche, gradini, dislivelli e falsi piani sono da sempre elementi assai ricercati dai carpisti per il reale punto di riferimento che comportano nei confronti delle carpe. Spesso diventano target che condizionano rotte e tragitti quotidiani evolvendo nella maggior parte dei casi in aree di alimentazione o di obbligato passaggio.

Personalmente le tengo sempre in considerazione ma di fronte a una secca resto spesso spiazzato per le innumerevoli variabili che mi si possono presentare; certamente in principio, trovare una secca mi fa presagire di aver fatto bingo e con grande gioia la scelgo come punto di riferimento, ma dopo una notte in bianco inizio a percepire grossi dubbi. Non voglio comporre una soluzione standard per ogni circostanza ma desidero rilevare come mi comporto riportando tre esempi occorsi negli ultimi anni di pesca e dove le secche mi hanno sia schiaffeggiato che ripagato.

Lago naturale di origine glaciale; primavera.

La grande secca che trovai in mezzo al lago era completamente formata da rocce, raggiungeva quasi la superficie tanto da assomigliare a un’isoletta sotto il pelo dell’acqua. Qualche alga qua e là e le sue pareti degradavano a scalini fino a raggiungere una profondità di 12 metri di melma pura. Passai 4notti pescando su questo plateau a varie metrature, partendo dai primi metri e arrivando alla zona più profonda, tuttavia questa volta la secca mi tradì clamorosamente.

Scelsi quindi di pescare altre due notti un un’altra parte del lago su un fondale diverso ribaltando le sorti della sessione.

In tal caso la secca rocciosa non era assolutamente un punto di riferimento per le carpe; di questo me ne dovevo accorgere vista la scarsa presenza di elementi che potevano essere classificati come fonti alimentari per i pesci. Le rocce in questo caso non riuscivano ad apportare alcun spunto nutritivo obbligandomi a ricercare altri spot. Me ne sarei dovuto accorgere prima ma la secca spesso ci strega!

Lago naturale; inverno; vento da nord.

Con il vento da nord solitamente sto a casa! Penso che il più delle volte una perturbazione nordica, perlopiù in inverno, tenda a bloccare l’attività dei pesci. Per questo scelgo di stare a casa e tornare a pesca dopo qualche giorno magari quando le cose si sono sistemate. In tal caso avevo organizzato una sessione con un amico di vecchia data e desideravo trascorrere un po’ di tempo in sua compagnia. Sicuramente avrebbe fatto bene al mio spirito.

Sapevo di già che sarebbe stato un cappotto, tuttavia quando vado a pesca voglio tentarle tutte e questa volta decisi di impostare la sessione solo ai piedi delle secche proprio nella zona a sud di queste. La fortuna premiò la mia teoria e l’unica cattura della sessione cadde proprio sulla canna calata sul gradino che vedeva nascere la secca dal fondo principale. Pensate che calai l’innesco su un fondale di ben 17metri! Probabilmente la temperatura dell’acqua era più costante e le carpe si erano riparate in questa zona meno soggetta a sbalzi termici.

Lago naturale di grande estensione; fine estate.

Questo episodio risale a poco tempo fa. Dopo aver pescato per tre notti in cima a una secca di ghiaia mi resi conto che la taglia della carpe era davvero irrisoria rispetto alla dimensione che volevo! Pescavo su alcune ampie secche che trovai a circa 300metri da riva ad una profondità di 6metri; il fondale circostante si aggirava dai 18 ai 9metri. Una situazione da manuale ma… tutte carpe che si aggiravano tra i 3 e gli 8Kg. Feci alcune prove, cambiai stile di pasturazione ma il risultato era sempre il medesimo!

Durante una chiacchierata con il mio amico Max gli spiegai il problema, lui rispose ciò che sapevo già, ma fino a quando non è un altro a dirtelo, la tua convinzione non prende forza e da sola non viene messa in pratica. Morale, la sua visione combaciò con la mia e mi fece prendere il provvedimento di portare i miei terminali alla base delle secche. Qui la ghiaia della secca si inseriva nella melma del lago a una profondità di circa 12-13metri; probabilmente era una zona di passaggio o più semplicemente, la pastura scendeva e si fermava in quell’area, tuttavia passarono 24ore e la prima partenza portò subito l’ago della bilancia a 19,8Kg, seguirono molte altre carpe tutte di taglia notevole.

Pasturare sulla secca

Il buonsenso è il comune denominatore per capire come comportarsi in queste circostanze. Diventa logico che le superfici in pendenza obbligheranno il carpista a spezzare le boilies per inibirne la discesa verso il basso. Spesso per pigrizia non le rompiamo creando una massiccia presenza di esche solo alla base del plateau, invece, la cosa giusta sarebbe cospargere tutta la superficie della secca a varie profondità con le nostre esche per bloccare le carpe di passaggio. In tal modo riusciremo sicuramente a condizionare la loro attenzione appunto per la massiccia presenza di boilies in varie zone e soprattutto a varie altezze. Personalmente voglio che le mie esche possano coprire in modo abbastanza ampio sia la base che la porzione più alta tappezzando in tal modo tutta l’area.

E’ molto bello vedere quando le carpe entrano in pastura e la secca diventa un punto di riferimento condizionandole a lungo; sembra quasi che queste zone creino i presupposti per incrementare la sicurezza dei pesci mantenendoli nei paraggi per molto tempo. L’importante è capire dove e a che profondità decidono di alimentarsi in quel determinato momento.

I tre brevi episodi hanno l’obiettivo di condurre il carpista a ragionare e contestualizzare la situazione di pesca, analizzando così ogni tipo di secca e intuendo se considerarla produttiva oppure no. Certamente una prova sarà obbligatoria ma la visione piatta della secca tradotta con “ci pesco sopra” non sempre intende la giusta interpretazione ma saranno le nostre prove a spingerci a compiere le scelte più adatte.

 

 


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