Tecnica

Problemi di selezione

Di Emiliano Bani pubblicato il 01/05/18

Quante volte ci siamo posti il problema di selezionare le nostre catture? Probabilmente molto più del necessario, ma resta il fatto che la nostra amata disciplina di pesca è nata essenzialmente per questo motivo, e pertanto dovremo inevitabilmente porci alcune domande.

Ognuno di noi, o quantomeno la stragrande maggioranza, ha iniziato ad avvicinarsi alla pesca per mezzo di tecniche più tradizionali legate alla pesca “al Colpo”, termine che sta ad identificare la più classica pesca con il galleggiante o varianti di pesca a fondo come il ledgering, evolutosi poi nell’odierno “feeder”.

Questo passaggio già di per sé rappresenta il primo step verso una volontà di selezionare la taglia delle nostre catture, e forse è quello che ha segnato il balzo in avanti più evidente in questo senso.

Per quanto mi riguarda, l’iniziale passaggio alla tecnica del carpfishing mi ha permesso di realizzare una serie di catture che difficilmente prima ero riuscito ad avere, tranne in rari casi in cui la fortuna aveva giocato un ruolo importante regalandomi un pesce fuori dal normale.

E’ anche vero che dai tempi in cui io ho iniziato a praticare il carpfishing le cose sono cambiate molto in termini di taglia…..considerate che la media delle catture nei principali laghi e fiumi della mia zona era sui 3\4 Kg, gli esemplari più grandi si attestavano sui 13\14 Kg e soprattutto che gli esemplari da “Record del Mondo” che uscivano in luoghi come Saint Cassien, la Senna o il Kempisch canal (tanto per fare alcuni nomi…) erano carpe attorno ai 25Kg, un numero che allora faceva girare la testa, mentre oggi troviamo persone che con un pesce del genere non fanno nemmeno la foto ricordo!

Con l’avvento dell’hair rig abbiamo finalmente potuto utilizzare esche dure e resistenti all’attacco dei piccoli pesci di disturbo come cavedani, carassi, scardole etc, sostituendo ciò che fino ad allora aveva costituito l’esca da carpa più performante di sempre, ovvero polente e pastelle di vario tipo, con le ormai conosciutissime boilies.

La possibilità di “restare in pesca” più a lungo è la discriminante fondamentale che ci consente di avere maggiori possibilità in termini di selezione sulla taglia delle nostre catture, quindi ritengo che sia essenzialmente questo quello che dovremo cercare di fare, a prescindere dalla stagione, dallo spot e dalla tipologia di esche che avremo deciso di utilizzare.

Quante volte avete sentito dire:…”queste boilies fanno davvero selezione!”…? Io un sacco di volte, ma è realmente così?..... non esattamente…!

Un’esca, e di conseguenza una base aromatica unita ad un buon mix, può avere la capacità di selezionare la taglia delle nostre catture, ma secondo la teoria che mi sono fatto nella testa, questa caratteristica non può durare in eterno o essere efficace sempre ed ovunque. Per capire il mio ragionamento dobbiamo fare un passo indietro e andare alla base della nostra tecnica, ovvero, la pasturazione.

Perché pasturiamo? Lo facciamo semplicemente per abituare le popolazioni di carpe presenti ad alimentarsi in un dato punto con le nostre esche.

L’abitudine è ciò che guida il mondo e così le carpe. Se trovano alimento con continuità in una zona dove non erano abituate ad alimentarsi, si abitueranno a farlo, così come si abitueranno a mangiare un qualcosa che prima non faceva parte della loro dieta.

Il processo di condizionamento che una buona pasturazione riesce a generare, fa in modo che con il tempo un numero sempre maggiore di carpe siano influenzate da questa abitudine indotta, avvicinando esemplari di qualsiasi taglia.

Questa frase vi fa capire che si arriverà presto ad un punto dove non sarà più possibile fare la nostra tanto ambita selezione, anche perché l’utilizzo di grossi inneschi sarà in grado forse di evitare la cattura degli esemplari molto piccoli ma, specialmente se si pesca in fiume, non sarà in grado di limitare la possibilità di cattura di esemplari da 4/6 Kg, e questa non è certo la situazione che secondo il mio modo di vedere identifica la parola “selezione”!

Come fare allora? La domanda è tanto semplice quanto difficile è dare una risposta, ma proveremo comunque a dare un senso al nostro modo di pasturare attraverso un ragionamento logico.

Come sappiamo ed abbiamo verificato nel tempo, le popolazioni di carpe medio-piccole girano in branchi più o meno numerosi a seconda dello spot che stiamo affrontando e che tendono a soffermarsi nelle aree ricche di cibo o pasturate, per più o meno tempo, a seconda della quantità di alimento disponibile, auto-condizionandosi a vicenda nel nutrirsi.

Questo processo di auto-condizionamento sta nella natura stessa dei ciprinidi e dei pesci in generale, e lo si può evincere semplicemente osservando il comportamento che assumono durante il processo che sta alla base della loro stessa esistenza, ovvero la riproduzione.

Avendo un laghetto con delle carpe Koi ho avuto modo di seguire attentamente tutta la fase della deposizione, ed ho avuto conferma di ciò che si può leggere sul web riguardo all’argomento.

Le femmine non espellono le uova da sole ma sono i maschi che spingendo sul loro addome fanno fuoriuscire le uova per poi fecondarle immediatamente. Non tutti i maschi però sono attivi inizialmente, e la predisposizione di un singolo esemplare provoca la reazione degli altri che rispondono a questo stimolo iniziando a seguire la femmina.

La stessa cosa accade quando un branco di carpe si avvicina ad un’area pasturata. Le carpe risulteranno attratte dai segnali chimici che l’area pasturata trasmette in acqua facendo distinguere chiaramente la presenza di cibo, ma resteranno sospettose mantenendo un’iniziale distanza di sicurezza, finché un esemplare più impavido o semplicemente più affamato, inizierà a mangiare inducendo nel resto del branco un meccanismo di competizione alimentare che le porterà ad abbattere i loro iniziali freni inibitori per iniziare a nutrirsi con voracità.

I pesci di taglia importante invece non fanno così, o quantomeno è raro che adottino un comportamento di questo tipo, tenderanno piuttosto a muoversi isolati o in piccoli branchi composti da pochi esemplari pressoché delle stesse dimensioni.

Con questo non voglio assolutamente dire che non mangiano le esche che abbiamo gettato loro in acqua, ma più semplicemente che lo fanno in tempi diversi.

Come forse avrete potuto verificare di persona, gli esemplari Record vengono catturati o in sessioni a stalking in aree tranquille con una pasturazione minima, oppure accade spesso di avere la partenza che tanto cercavamo, anche nelle aree che abbiamo pasturato pesantemente ma solo a fine sessione.

Il motivo è semplice ed è sempre lo stesso, “la Tranquillità”. Gli esemplari di grossa taglia sono un po’ come le persone scorbutiche…..preferiscono mangiare da sole o con pochi amici intimi in ristoranti poco conosciuti, dove c’è poca gente e dove possono trovare cibi nuovi e di qualità.

Questa similitudine, anche se un po’ bizzarra, descrive perfettamente ciò che guida il mio comportamento durante le sessioni nelle quali voglio tentare di catturare qualche pesce di qualità piuttosto che puntare sulla quantità.

Iniziare la sessione con il solo innesco o al massimo uno stick in PVA può avere più chance che puntare da subito su pasturazioni massicce, così come pasturare nelle prime ore della sessione senza poi reintegrare la pasturazione nonostante le catture.

Altro fattore che può creare le condizioni adatte alla cattura di un esemplare importante, riguarda la base aromatica scelta come attrattore per le nostre esche, sia riferita alla parte liquida che al mix…..infatti utilizzare basi aromatiche nuove, magari scartate dai nostri colleghi carpisti perché inizialmente meno produttive di altre, riesce spesso a destare minor sospetto in confronto alle pasturazioni più utilizzate, facendo così nutrire le carpe in maniera più disinvolta.

Questi semplici metodi hanno sempre avuto per me dei riscontri positivi e, anche se non vi faranno sicuramente catturare in quantità, con un po’ di fortuna vi aiuteranno ad avere qualche possibilità in più nella cattura del pesce che sognate da sempre.


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)