Tecnica

Prima del vero freddo...

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 30/11/15

 

 

 

 

Quest’ultima settimana ci ha dato un assaggio d’inverno, ma non si tratta ancora del vero freddo. Da un punto di vista prettamente climatico il periodo corrente rappresenta un frangente temporale da sfruttare al massimo, magari incastrandoci nel mezzo una serie di sessioni a raffica.

Pochi giorni fa la mia ultima, nel solito lago di montagna che impartisce sempre nuove lezioni, volta per volta; un bacino solitamente taccagno in termini di catture. 

Durante l’estate ho infatti “indossato” una serie di cappotti stretti, dovuti principalmente all’eccessiva temperatura dell’acqua che, raramente, è scesa sotto i 20 gradi centigradi. La scarsa profondità del bacino risente e non poco della calura estiva che produce effetti indesiderati sull’attitudine alimentare delle carpe.

Conseguentemente il lago è rimasto in blocco un paio di mesi (luglio e agosto), per poi ripartire (e mi riferisco agli avvisatori) dalla seconda metà di settembre. 

Ogni lago italiano ha la sua storia ma, in questo, spesso si tratta di storie tristi, carpe perse e sconfitte amare; pochissime le carpe prese finora, eppure ottobre è stato a dir poco da incorniciare. 

Ci provo e arrivo sul lago senza aver ancora scelto il posto dove accamparmi. Rispetto all’ultima sessione c’è un maggior volume d’acqua, tantoché il perimetro complessivo del lago è aumentato di circa un terzo. Le cascate rumoreggiano, portando l’acqua a valle e il lago si riempie gradualmente di freddo. L’acqua è abbastanza fresca (11 gradi centigradi in pieno giorno), spero al punto giusto, ma il dilemma è: “Quale posto scelgo?”.

Il lago che sto sfidando per l’ennesima volta è soggetto a tiraggi e, quindi, il livello dell’acqua e il suo perimetro complessivo variano stagionalmente. In genere inizia a riempirsi con le piogge a partire dall’autunno, per poi ghiacciare (gennaio/febbraio), sghiacciando generalmente in tarda primavera. Durante i mesi estivi permane in fase di secca e il suo perimetro si restringe notevolmente, dimezzandone l’area totale. Acque basse, tanta flora e sbalzi termici assurdi, queste le regole d’ingaggio di questa nuova sfida.

Considerazioni. Va fatta una considerazione a priori, ovvero: è fondamentale saper distinguere (in quei bacini sottoposti a tiraggi e/o altri fenomeni che incidono sul loro volume complessivo d’acqua) tra due possibili zone.

A: spot dove l’acqua è sempre  presente (durante tutto l’arco dell’anno);

B: spot con acqua stagionale/occasionale (spesso nei periodi di secca si trasformano in rive calpestabili).


E’ oramai cosa risaputa l’attitudine opportunistica che vede la carpa come pesce pigro, ossia, potendo scegliere, opterebbe per muoversi e spendere energie il meno possibile, specialmente in questo periodo dove abbisogna invece d’accumularne in quantità. Preferisco dunque calare le mie triple da 20mm (assetto “anti scardola”) in zone di tipo B, e vado a piazzarmi su uno spot che conosco molto bene. 

Sfrutterò gli hot spot memorizzati saggiamente sul GPS perché qui, certe volte, c’è una nebbia che ti sperde (vedi foto). Due ore e sono in pesca con tre canne calate in punti già collaudati e non ho fatto il tirchio, anzi… distanza massima tra pod e innesco: novanta metri. 

Sto pescando tra dei canneti sommersi e un fitto erbaio, sui due metri di profondità; si tratta di una fascia d’acqua interessante, visto che ospita sul fondo dei massi voluminosi. Di notte l’acqua comincia a scendere sotto i 10 gradi e il calore che l’esposizione al sole trasferisce a queste pietre si irradierà anche nella zona circostante. Un microclima consono insomma, una sola linea di passaggio in cui ho piazzato ben tre inneschi.

Sarò solo come un cane, oops solo con un cane: il mio. Tre chili di boilies attorno a ciascun innesco triplo, tanto per cominciare e , visto che pesco vicino, parliamo di nove chili concentrati in una zona ristretta. Se passa qualcosa la intercetterò durante le 44 ore che restano.  

Resoconto: Prima notte tre partenze; seconda notte altrettante. Tutte precise poi: tra le 2:00 e le 6:00 del mattino, proprio mentre dormivo di gusto. Due carpe le ho perse, ma ci può stare. Nessuna over, ma in compenso le omonime palline hanno reso davvero tanto. 

A raccontarla ora, mentre carico le foto su COL, quasi sembra una sessione di quelle facili. Eppure non lo è stata affatto, anzi… sono riuscito a fotografare quattro livree spettacolari, dopo quattro combattimenti e quattro storie; ognuna diversa dall’altra. I due quadri che ho perso tanto poi li ricatturerò. In solitaria ogni cattura vale doppio, anche perché rimane una certa soddisfazione nella consapevolezza d’aver fatto proprio tutto da soli…


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