Tecnica

Prima che sia troppo tardi.

Di Alessandro Dodi pubblicato il 07/11/12

 Non so voi ma io vivo due stati d’animo quando sono a pesca; uno nel quale sono in ansia spasmodica di avere una partenza, e l’altro che mi fa scivolare addosso qualsiasi tensione e mi godo buona parte del panorama. Paradossalmente quando sono sereno ottengo risultati migliori e credo di aver capito il perché, mi lascio tentare da esperimenti o prove che non farei in condizioni di necessità di catturare. 

Un esempio l’ho avuto di recente in un lago che frequento da qualche tempo, livello delle acque piuttosto basso ed una superficie di quattro ettari circa.

Posso dire di conoscerlo a fondo ma, come nella vita, c’è sempre qualcosa da imparare. Ormai il freddo è arrivato e mi accingevo ad una pescata durante la giornata per l’impossibilità a spostarmi. Per mia scelta preferisco cambiare zone pur rimanendo nello stesso specchio d’acqua, sia perché odio la monotonia e perché solo così posso avere maggiori informazioni sul posto.

uesto è fondamentale per ottenere risultati migliori, anche perché non sempre ho il tempo necessario a fare esperimenti e sondaggi, quindi acquisire certezze è meglio. La zona scelta la conosco ma è stato il mio approccio che è mutato da un giorno all’altro e anche la tecnica adottata mi ha permesso di togliermi una soddisfazione grandissima, ed entro nel dettaglio.

Il lago in questione è ricco di isolotti con pietre e canneti, attorno a questi, alcuni inarrivabili a lancio, ci sono carpe, gamberi e tantissime tartarughe. Escludendo la pesca con il barchino per evidenti complicazioni, la pesca a lancio è quella che preferisco, anche perché non amo pasturare pesantemente. Essendo un lago comodo e conosciuto, come molti di noi hanno vicino casa, sono decine d’anni che le boilies sono utilizzate dai carpisti, comprese varianti quali tiger nuts e particles in genere.

Naturalmente è anche per questo che non c’è una reale necessità di pasturare, ma spesso le nostre esche non sono nemmeno annusate dalle carpe.

La fauna ittica e anfibia si avventa in breve sulle esche lanciate, e in queste zone si trattiene per evidenti motivi di convenienza. Essendo vietato l’uso di imbarcazioni, nei pressi delle isole, al riparo dagli intrusi ci sono colonie numerose di tartarughe che, quando non sono in acqua, si crogiolano al sole.

Pescare in questi luoghi è pressoché impossibile, il tempo medio di resistenza delle boilies è di una mezz’ora. Nel periodo caldo la loro resistenza scende ulteriormente, ed anche le tiger hanno esaurito la sorpresa iniziale e sono gradite da pesci anfibi ed anatre comprese.

Siccome nessuno sembra voglia perderci tempo un venerdì festivo ho pensato di investirci qualche ora io. Riassumendo in breve la sessione dalle otto alle diciotto, solo qualche vibrazione delle cime e una carpetta di un paio di chili, con la sensazione di aver slamato un pesce davvero bello.

Non molto a dire il vero, ma abbastanza da farmi rimuginare tutto il sabato fino a convincermi di tornarci la domenica all’alba. Ho pensato che certamente una gran parte di boilies fosse servita a sfamare altri animali, ma ero certo che in una zona del genere almeno una grossa carpa sarebbe passata a vedere.

Probabilmente di notte o in momenti tranquilli, come l’alba in cui mi accingevo ad entrare in azione, dovevo solo provare continuando a cambiare inneschi in continuazione. Nella giornata ho integrato al mio innesco una piccola retina di PVA con boilies spezzettate ad ogni lancio, questo per tutta la mattina. Contrariamente a quanto pensavo il risultato non è arrivato di prima mattina ma nel pomeriggio, e c’è anche un motivo probabile.

Le mattine sono diventate freddine e scomode, specie ora che da pochi giorni la temperatura si è notevolmente abbassata, ed il pomeriggio è certamente il momento più caldo. Anche se non possiamo parlare di freddo notevole l’abbassamento ha condizionato la carpa a ricercare cibo con maggiore frequenza, e la scelta di un luogo molto frequentato l’ha indotta a fidarsi del momento. Tutte supposizioni, di cui sono fermamente convinto, ma ci sono dei fatti concreti e pesanti che mi confortano. La boilie che l’ha tratta in inganno ad esempio, era rosicchiata al punto di essere ormai simile ad un torsolo di mela, e ben poco sarebbe ancora resistita in acqua.

Questa carpa è una delle più grosse da me catturato nel lago, la mia soddisfazione è anche maggiore per una teoria che mi ha portato alla cattura, ora manca solo una conferma. Pescando nello stesso modo in altre zone simili, potrò valutare se il mio teorema abbia un concreto valore, altrimenti mi godrò la soddisfazione di una bella cattura e basta, naturalmente prima che sia troppo tardi.


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Commenti

G.B. il 26/11/12
Luca,scusa.... non sulle riviste,ma sempre il materassino se scoda e cade si fa male lo stesso,anche se va sulla rivista.


salvo il 25/11/12
cè ancora acqua....e pesci...in sapaba?


Luca il 11/11/12
almeno sulle riviste mettete le foto con un materassino sotto...


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