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Possiamo permetterci divisioni?

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 23/02/17

La pesca italiana sta affrontando un momento di grandissima difficoltà inutile negarlo.

Carp Italy è andato benissimo con un incremento dei visitatori del 5% ed è un segnale di vitalità.

Da domani saremo tutta Vicenza per il Pescare Show e vedremo come il resto delle tecniche si comporta. Ma è necessario fare una serie di riflessioni che scaturiscono dalle parole scritte e dette da Agostino Zurma. La pesca italiana si può permette divisioni oppure, chi è più forte e grand dovrebbe fare di tutto per unire, riappacificare e MAI, sminuire il lavoro fatto dai più piccoli? Credo proprio di no anche se è un errore ricorrente nei decenni quello di leggere in modo superficiale ciò che arriva da una base che non necessariamente può essere sempre incanalata e programmata.

La pesca italiana soffre di una miriade di divisioni alcune delle quali sinceramente ridicole come quelle ad esempio della pesca a mosca tecnica che non è mai decollata nel nostro Paese perché gestita negli anni in modo che non esito a definire “settaristico”. Basta che qualcuno posti un video mentre lancia e si scatena un putiferio basato sul nulla assoluto perché tutti si sentono portatori della verità e del pieno diritto di giudizio.

Nelgi USA e in UK dove il flyfishing è tradizione culturale non vedo nulla del genere segno che estremizziamo tutto anche a costo di farci del male da soli.

In questo modo tanti potenziali appassionati si sono avvicinati e poi sono scappati ed ecco che salta fuori che quella tecnica (in Italia ci sarebbero magnifiche acque) è l’1% dell’intero sistema…

Analogamente in tante altre tecniche a partire dal nostro cf dove le divisioni , i gruppi, le teorie complottiste, i grandi teorici del nulla hanno creato una atmosfera assai pesante.

Risultato? Molti giovani si avvicinano e dopo aver subito attacchi furibondi sui social da parte di squinternati giudici, si levano di torno e vendono tutto. Guai a pubblicare una foto….questa viene studiata manco fossimo alla CIA in cerca della magagna quando invece ci si strappa la pelle se tal dei tali (meglio se straniero, allora si parla di mitologia) , prende una 35 kg iper vitaminizzata a Curton (lago a pago), tanto per citare il più famoso.

Quello che si perde di vista è che si parla di pesca e null’altro per cui le tematiche legate ad essa non possono diventare uno strumento di giudizio semmai un momento per unire. Bracconaggio, flying carp, acque a pago o acque libere sono tutti elementi di divisioni che attualmente sono superate dalla drammaticità del momento ovvero quello che sta distruggendo le nostre acque.

Proprio nel nome di una rinnovata sensibilità mi aspetterei una chiamata alle armi da parte di chi tira o dovrebbe tirare le fila el movimento della pesca sportiva italiana. Siamo sotto attacco, dobbiamo risolvere un enorme problema e non possiamo perdere tempo in divisioni.

Chi ha potere e strumenti per costruire una casa comune ha il dovere di mettere da parte posizioni ideologicamente superate o attualmente, inopportune e pensare che solo creando una lobby vera e non parzialmente rappresentativa, possiamo sperare di cambiare il corso delle cose.

Ma è solo una opinione.


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