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Possiamo difenderci dai bracconieri?

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 23/01/17

Siamo stati invasi, le nostre acque sono sotto un attacco senza precedenti e rischiano una morte violenta. Tutto era stato studiato nei minimi termini partendo da deliranti post che nel 2009 parlano di carpa, (presente in Italia da circa 2000 anni) , come alloctona.
Era tutta una scusa per creare un mostro, diciamolo in modo semplice. Dapprima si era creato il mostro “glanis” con operazioni onerose (vuol dire a carico del contribuente in questo caso specifico) in cui tutto era permesso. Pubblicammo immagini di retate di centinaia di pesci (amur, carpe, lucci, siluri) chiusi e destinati ad una fine ingloriosa.
Se andava bene qualcuno tornava in acqua altrimenti via tutto; pellets, mangimi oppure discariche.
Già allora tutto puzzava di marcio e molto.
E’ vero in certe acque il glanis aveva preso il sopravvento ma qualcuno dotato di ragione si è mai veramente domandato il perché?
Un giorno, un grandissimo della pesca italiana di sempre mi disse chiaro e tondo che la fine dell’Arno fiorentino, forse il più ricco campo di gara d’Europa era coinciso con la chiusura delle fogne che scaricavano in acqua.Non so se fosse una teoria strampalata ma la coincidenza degli eventi pareva non lasciare scampo. Invece si è data solo la colpa al siluro. A torto o a ragione, non lo so.
Analogamente il nostro Po; qualcuno ha idea di come fosse il Grande Fiume negli anni ’60 rispetto quello attuale? Io si, c’ero seppur pescatore alle prime armi.
Dove erano finiti gli sciami di alborelle, le lasche, le savette, i pighi, i triotti? Spariti per far posto a carassi dapprima, quindi altre specie immesse solo per scopi agonistici come breve e gardon. Ma queste specie vivevano in quel brodo, le lasche e le savette no e man mano che passava il tempo gli stock ittici si sono indeboliti fino a sparire quasi del tutto mentre altre specie, resistenti al cambiamento, guadagnavano il controllo.
Qualcuno ricorda come fosse il Turano negli anni ’70?
Io si, c’ero e facevo le mie prime gare con i Cormorani di Roma. Era un festival di alborelle, lasche, scardole, triotti, coregoni, cavedani ed ora?

Breme a milioni, qualche aspio (la maggioranza uccisi da pescatori ignoranti).
Pensate veramente che il silurus glanis centrasse con queste modifiche ambientali anche al Turano? No, non risulta ci siano siluri al Turano eppure le specie di pesce presenti sono radicalmente diverse rispetto agli anni '70. E allora?
E’ totalmente cambiato l’ambiente, è totalmente cambiata l’acqua e non necessariamente il miglioramento biologico ha apportato benefici mentre altri danni li hanno creato le immissioni, le dighe che hanno distrutto i ghiareti, gli scarichi industriali, le immissioni sconsiderate.
Eppure è stato creato il River Monster Silurus così da distribuire denari pubblici a chi ripuliva (ma non a chi materialmente lo faceva…), a chi stoccava e smaltiva e magari a chi ripopolava.....sempre i soliti...?
Un disastro ma solo, per aprire le danze perché il peggio doveva ancora arrivare.
Qualcuno ha poi capito che si poteva attingere a fondi comunitari o nazionali mediante fantomatici progetti di eradicazione semplicemente distorcendo l’interpretazione delle leggi comunitarie…tanto chi controlla e chi lo fa, siamo sicuri che capisca cosa sta leggendo?


In una puntata di una trasmissione che conducevo per il canale a pagamento mettemmo a ferro e fuoco l'assessore regionale/provinciale alla caccia e pesca perché aveva firmato una legge regionale (o provinciale, non ricordo) che era talmente sbagliata da rasentare il ridicolo. Pensate che si proibiva radicalmente la pesca d una specie fatto salvo poi inserirla nell'elenco di quelle utilizzabili come esca viva.

Con il senno del poi mi viene il dubbio che dietro a quella legge ridicola ci fosse lo stesso fantomatico personaggio che nel 2009 postava per creare "la carpa alloctona".

Stessa Regione....a pensar male raramente ci si sbaglia..

Ma torniamo alle interpretazioni di legge "ad cazzum...."

La dimostrazione è stata la magnifica conferenza di Laura Pisano dell’APR (Alleanza Pescatori Ricreativi) che invito a sostenere perché è una delle poche voci libere e preparate in un bailamme di improvvisati (me compreso).

Dalla conferenza si evinceva chiaramente quanta malafede ci fosse stata in certe interpretazioni e di come certe eradicazione e progetti fossero basati su inesattezze.
La dimostrazione è un post del 2009 che abbiamo già pubblicato e che la dice lunga; tutto era scritto così come il cerchio di mezze voci, mezze conferme che pian piano si sta formando per arrivare a definire alcune responsabilità.

I lipoveni non sono qui per caso ma sono stati chiamati da una precisa regia che comincia ad avere nomi e cognomi, indirizzi e località.

Ma diamo tempo al tempo per fare pulizia. Adesso come si può fare per fermare l’orda di questi luridi individui?

Ecco alcune ipotesi che vanno ben oltre la legge vigente che, se non supportata da azioni di controllo repressive e deterrenti, non stanno ottenendo i risultati sperati .
1. Le acque devono essere date in concessione all associazioni le quali, devono gestirle garantendone il controllo a patto che alle associazioni stesse siano dati gli strumenti legali per operare questo controllo. Altrimenti è tempo perso.
2. Le associazioni devono operare con una serie di indicazioni generiche sulla gestione che facciamo riferimento ad un corollario di indicazioni ben precise per evitare che si creino club di pescatori locali o facsimile di acque private oppure scopi di lucro incontrollabili (sull’esempio delle concessioni date alle spiagge dove pagando poche migliaia di euro a Roma fanno milioni ogni anno).
3. Deve essere implementata la figura del Guardiapesca Volontario togliendo tutti quegli idioti cavilli sulla residenza che hanno bloccato alcune iniziative
4. Deve essere creata la figura della Guida di Pesca come avviene all’estero (in Francia il corso dura 10 mesi) e favorita la reazione di Centri di pesca ai quali , a loro volta, è devoluto parte del controllo.
5. Deve essere proibita la pesca professionale in tutte la acque di tipo B o ciprinicole in generale fatte eccezione per i soli laghi subalpini e quelli vulcanici da una certa dimensioni in su. (Ad esempio marginano, Mezzano etc).
6. Devono essere incrementate le pene configurando ogni forma di bracconaggio come reato ambientale.

Vi sono poi altre decine di istanze da portare avanti per creare un modello di pesca sportivo/ricreativa moderno e che si scrolli di dosso il medioevo fatto anche di bilance , nasse e concessioni esclusive di pesca veramente anacronistiche.
Ma ne riparleremo.


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Commenti

massimo .m il 25/01/17
sono d'accordo con quanto scritto e credo, sia l'unica via da intraprendere ,pero' attenzione!!! si sentono molte voci di persone che pur non pescando, credono che il siluro sia un abominevole e insaziabile distruttore per cui la frase più facile sentire :bhe 'questi bracconieri, poi rubano dei pesciacci che ci anno distrutto un fiume ,forse ci danno una mano !!!!!!! bhe il pesce del po' chi lo mangia poi ?, ma io il pesce di fiume non lo mangio e non pesco!!meglio che rubino il pesce che furti nelle abitazioni !!!!!!forse e' per questo che siamo messi cosi' male!!!bisogna diffondere un po' di buon senso !!!! ma i media cosa fanno ? meno male che noi almeno qualcuno di noi ci pensa!! o perlomeno ne parla grazie roberto a te, ai volontari e a tutti coloro che collaborano e sopratutto ci credono ancora! !massimo .m


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