Tecnica

Pochi gradi

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 20/03/14

Tante volte una blanda variazione di una condizione atmosferica, di PH, o un qualsiasi altro fattore risulta sufficiente per trasformare da positiva a negativa una sessione o viceversa.

La questione temperatura, particolarmente importante in questo periodo, è un aspetto che assume un significato enorme e che ha una rilevanza massiccia sull’esito di una sessione. Non a caso i gradi esterni e quelli dentro l’acqua stanno alla base dei nostri successi e/o insuccessi, così come le variazioni di temperatura nel breve e nel lungo periodo.

Analizziamo allora tutti gli aspetti che hanno come denominatore comune la temperatura, cercando di rispondere ai tanti quesiti che ruotano attorno a questo interessante argomento. Come ben sappiamo la carpa è un animale a sangue freddo, ciò implica movimenti e opportunismo alimentare, al fine di appropriarsi della temperatura migliore e del cibo disponibile, in base al momento della giornata o al periodo dell’anno, sempre con il minimo dispendio di utili energie;

Discutendo per sommi capi, diciamo che una carpa teoricamente e oggettivamente in estate cercherà acqua fresca (magari gli strati più profondi), mentre in inverno andrà a collocarsi in quelle porzioni dove ci sarà qualche grado in più. Ciò non significa necessariamente acque basse in inverno e profonde in estate, può infatti verificarsi di localizzare ciprinidi in acque molto profonde in inverno e in acque basse in estate. Schematizziamo dunque il ragionamento che mano a mano prende forma.

Mesi freddi: E’ possibile che la carpa vada, in tali mesi, a ricercare acque che subiscano o che siano poco soggette alle variazioni di temperatura, magari laddove correnti miti creano microclimi consoni alla fisiologia della stessa. Mi è capitato infatti di trovare carpe in acque davvero profonde in pieno inverno e il motivo è proprio da ricercare nelle blande variazioni che questo tipo di acque subiscono al variare della temperatura esterna.

Per rendere meglio l’idea del discorso, immaginate un mese in cui si susseguono periodi di freddo e caldo (Marzo ad esempio), con escursioni termiche significative, magari a distanza ravvicinata.

Spesso in concomitanza di questi mesi, la carpa è ancora “rallentata” dal punto di vista metabolico e di sicuro cercherà di limitare al minimo i movimenti e il dispendio energetico, pertanto non starà lì a spostarsi ogni giorno in base alla temperatura che varia, alla ricerca di porzioni d’acqua consone alla temperatura che essa ricerca, in altre parole di sicuro non tenterà di dimagrire, dato che per natura è pigra e non sta lì a spostarsi 100 volte al giorno in base alle variazioni di gradi nell’arco di poche ore;

Sarà ovvio che vada piuttosto a disporsi in corrispondenza di fondali poco soggetti ai cambiamenti, limitando al minimo gli spostamenti, proprio perché uno spostamento comporta perdita di ATP e questa perdita, nei periodi freddi, non è seguita da un facile reintegro energetico, dato che l’attività alimentare è molto bassa, così come meno facile risulta la disponibilità di cibo in acqua. Un altro aspetto da non sottovalutare nelle dense acque invernali è la tipologia del fondale che andiamo ad affrontare.

Se fa davvero freddo, quei fondali che sono in grado di immagazzinare il calore del sole diurno, per poi trasferirlo all’acqua adiacente, beh questi risulteranno davvero interessanti come zone di calata o di lancio. Pensate ad esempio alle rocce, alle prismate o agli scogli di certi laghi e pensate a quante catture nei periodi freddi realizziamo in loro corrispondenza; Ovvio che se invece fa freddo e di giorno non c’è sole, queste zone saranno assolutamente da evitare, dato che trasmetteranno freddo ancor più marcato e rappresenteranno pertanto zone poco frequentate perché rigide e non corrispondenti alle necessità delle baffute.

Da preferire in genere saranno allora i posti esposti al sole e riparati dal vento, gli orari migliori di cattura coincideranno spesso con le ore di punta, ossia quando la temperatura esterna è maggiore (giorno principalmente). Tutto il discorso è utile per noi carpisti, infatti riassumendo diciamo che una carpa nei periodi freddi si sposta poco, ma se riusciamo a posizionare i nostri inneschi in quelle zone dove c’è una temperatura idonea, potremmo anche divertirci e non poco. Spesso, in riferimento ai mesi freddi, si sente dire che in Inverno si muovono solo le carpe di grande taglia, perché? Io non sono completamente d’accordo con questa idea, anche se in parte la giustifico.

Le carpe grandi, infatti e in effetti, devono necessariamente nutrirsi anche con freddi estremi, ma anche le piccole dovranno mantenersi in vita mangiando e alla ripresa non ho mai visto una carpa (grossa o piccola che sia) scheletrica. Ciò significa che la carpa mangia tutto l’anno, però una carpa grande per mantenere una “stazza considerevole” sarà obbligata a reintegrare una quota di ATP maggiore rispetto ad una più piccola, pertanto sarà maggiormente probabile imbattersi in una di queste, sempre che in Inverno si abbia la fortuna di intercettarne una, dato che se non si individuano le corrette zone di stazionamento dei pesci è davvero arduo riuscire a guadinarne uno.

Mesi caldi: Nei periodi in cui invece la carpa è attiva e si muove alla ricerca di cibo è facile catturare in diverse porzioni d’acqua, dato che la stessa è predisposta allo spostamento onde ricercare cibo. Ciò comunque non basta ai fini delle catture, non tutte le zone saranno buone per catturare.

Il caldo infatti può, in taluni casi e circostanze, creare un ambiente asfittico, ad esempio quando l’ossigenazione dell’acqua non è sufficiente, capiterà che acque che presentano temperatura buona non saranno comunque frequentate dai pesci; Pensate ad esempio a quelle zone ricche di vegetazione che di giorno producono ossigeno, mentre di notte la CO2 andrà ad impoverire, creando zone poco interessanti per posizionare i nostri tranelli.

Personalmente con il caldo ricerco sempre o le zone con acqua profonda, oppure quelle porzioni con ossigenazione presente. Un esempio per rendere il concetto può essere rappresentato dalle sorgenti, facilmente individuabili in acqua, grazie alle bollicine che naturalmente si sollevano dal fondale (una sorta di jacuzzi). Badate bene però, perché le bollicine non sempre indicano zone buone, infatti potrebbero anche nascondere fondali assai molli e dunque zone di calata da scartare.

Queste porzioni, quando c’è un blocco nelle partenze dettato da una scarsa ossigenazione (magari figlia di un protratto periodo di siccità), rappresentano l’asso di briscola da sfoggiare senza pensarci troppo. Un altro esempio è offerto da quelle cave dove c’è lo sbocco di un fiume o di un affluente (piccolo torrentello), anche li si creano (nei periodi caldi) zone positive e sono sicuro che anche voi quando pescate in quelle zone vi sarete divertiti. I

mpariamo anche a sfruttare l’ossigenazione operata dal vento che rimescola gli strati ed arricchisce di ossigeno l’elemento liquido, preferendo le zone ad acqua increspata o quelle zone d’ombra, in cui i gradi sono inferiori alla media del resto del bacino.

Conclusioni: Come affermavo già in un precedente articolo, la sola temperatura non basta per catturare, ma se questo è vero, sarà anche vero che nei periodi che stiamo affrontando essa rappresenta la principale alleata da sfruttare e conoscere per provare quantomeno ad insidiare le carpe poco predisposte per natura all’alimentazione. Indipendentemente dalla temperatura i bacini con grandi volumi d’acqua impiegheranno un tempo maggiore a riscaldarsi o a raffreddarsi a seconda della stagione in corso, risultando meno soggetti alle variazioni climatiche improvvise, quindi è buona norma pescarci anche in autunno avanzato, e nella prima parte dei mesi  rigidi, mentre i piccoli bacini rispondono repentinamente alla variazione di temperatura dell’acqua, quindi sono da sfruttare quando i primi caldi iniziano a susseguirsi, mentre saranno da evitare appena inizia il freddo.

Non  è mai facile sapere dove, quando e come pescare, l’intuito però, unito all’esperienza, può indicare la giusta strada da seguire. Molti di noi si ostinano a pescare sempre negli stessi posti, spesso perché in determinati spot hanno preso diverse carpe, ma tante volte quegli stessi posti non producono pesce; Non limitiamoci a calare sempre nelle stesse zone, la carpa non è un predatore territoriale, piuttosto un onnivoro opportunista e non ci verrà mai incontro, tranne nei casi in cui ha davvero fame, dobbiamo noi sforzarci a intercettarla, studiando bene il fondale e le variazioni di temperatura a seconda della profondità e delle peculiarità del lago che affrontiamo.

L’osservazione unita a calate di prova in spot nuovi, il tutto completato da appunti da conservare gelosamente, per poi segnare quante catture effettuiamo, in quali posti, in che periodo dell’anno e a quale temperatura: Questo potrebbe rappresentare il nostro vero asso nella manica, da utilizzare poi a seconda delle circostanze future in cui andremo ad imbatterci.

Lasciare tutto al fato non è propriamente la strategia più fruttuosa, affidiamoci invece alle nostre esperienze, ma la memoria spesso inganna e quindi non basta, scriviamo allora cosa ci capita durante le sessioni, così avremo un riferimento fedele e concreto di ciò che davvero succede, i nostri appunti rappresenteranno la nostra sola verità, il nostro bagaglio di esperienze che spesso all’inizio è dannatamente vuoto, ma che poi offrirà di sicuro una base consistente da utilizzare in futuro…


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)