Tecnica

Pimp my boilies

Di Mattia Travasoni pubblicato il 30/01/15

Pimp my boilies

Non sempre si possono avere idee e non sempre si riesce a tradurre in un articolo le nuove esperienze di pesca o le nuove tecniche acquisite. Nel carp fishing, per chi lo pratica in modo costante, non si finisce mai di imparare e trasmettere ai propri colleghi ciò che si traduce in catture, mi ha sempre dato grande soddisfazione. Per “imparare” però è necessario mettersi nelle condizioni di poterlo fare, non tutti ci riescono ma quei pochi che si mettono sempre in discussione avranno la grande possibilità di rientrare tra coloro che continueranno a spingere nuove conoscenze nel loro bagaglio tecnico.

Ciò che si chiama “bagaglio tecnico” non è confermato dal numero di carpe grosse immortalate dal carpista, bensì dalle carte in possesso del pescatore a disposizione per districarsi in ogni circostanza. Tutto ciò permetterà a chi possiede un grande “bagaglio tecnico” di giocare sempre un nuovo jolly qualora gli si presenti una variante in pesca, una difficoltà o un momento in cui applicare una nuova strategia.

Il carpista è quindi sempre spronato ad adattarsi e a compiere variazioni in pesca ma non tutti lo fanno. Per alcune circostanze, nell’anno passato, mi sono trovato a utilizzare la pesca soltanto come una valvola di sfogo dove la cattura passava in secondo piano. Lanciavo le canne o le depositavo con la barca e l’attesa concludeva la mia sessione senza ricercare nulla di più, restando sterile a varianti o sperimentazioni, praticamente tutto il contrario di come ho sempre pescato. Mi godevo il “restare solo”. Il cambiamento era la mia scelta costanze, che fosse in pesca o nei preparativi a casa non aveva importanza, l’importante era variare per ricercare il meglio.

La pesca è quindi formata da piccole e grandi variazioni adottate e carpite dal nostro famoso “bagaglio tecnico” che ogni carpista sa attuare in base alle proprie esperienze.

Una piccola variante

Una piccola variante che ho applicato da poco più di due anni, ma che mi sta dando risultati davvero stupefacenti tratta il potenziamento delle esche da pastura. Queste, solitamente tendevo a bagnarle con vari tipi di liquidi attrattivi col fine ultimo di ottenere boilies performanti e che richiamassero in zona molte carpe.

Ho condotto questa linea di pensiero per molti periodi ottenendo strike ovunque, sicuro del fatto che la loro corteccia imbibita della sostanza scelta, potesse in qualche modo convincere le  carpe a distrarsi sulla mia area di pesca.

Bastava prendere 3-4Kg di boilies o anche meno, metterle in un secchio e bagnarle con un liquido attrattivo in modo tale che tutte fossero ben coperte da quest’ultimo. Si creavano i presupposti per ottenere una grande quantità di boilies ben bagnate e dopo alcune ore di “ammollo” sarebbero state pronte per essere lanciate o depositate con la barca.

Sul fondo la loro capacità attirante sarebbe stata massima grazie alla diffusione del liquido con cui le avevo bagnate.

Final pimp

Circa due anni fa mi accorsi che il bagnare semplicemente un’esca poteva essere perfezionato e magari migliorato nei confronti delle carpe, ottenendo così nuovi strike.

Sto parlando semplicemente di come un’esca bagnata potesse essere addizionata a farine che in acqua avrebbero generato un’ulteriore scia attrattiva, magari ben più marcata.

Fu un passaggio semplice ma che avrebbe generato catture in un modo esponenziale da li a un breve futuro, infatti, dall’inizio in cui iniziai a utilizzare quel sistema, le catture si incrementarono, certamente grazie all’uso di questa variante.

Dopo aver bagnato semplicemente un grosso gruppo di boilies da pastura sceglievo una farina per spolverarle e successivamente lasciarle riposare per qualche ora in modo che la farina si “incollasse” a ogni boilie.

A quel punto, via in acqua. Qui la farina si sarebbe dispersa lentamente lanciando un messaggio alimentare molto evidente a tutti i pesci di passaggio, quindi anche alle carpe.

In tal caso, definire una soluzione standard è molto difficile ma sarà la fantasia del carpista a definire la soluzione vincente.

Prsonalmente uno tra i primi esperimenti lo condussi con il belachan, in pratica, dopo aver bagnato una grossa quantità di palline, vi grattugiai sopra un bel po’ di belachan in pasta diffondendo ovunque le sue scaglie. Lasciai riposare circa 3-4 ore e in seguito andai a pasturare.

Durante il lancio di queste esche da pastura, una parte di belachan si disperdeva non appena l’esca cadeva in acqua, mentre altre scaglie raggiungevano il fondo attaccate alla boilie per poi distaccarsi grazie allo scioglimento del liquido diventato collante.

Un’altra variante, forse la più efficace, è quella definita dall’applicazione di Krill Meal, farina di Krill. L’utilizzo di questa farina sulle esche precedentemente bagnate assicura un’ottima permeazione delle sue particelle che si attaccano alla boilie come se fossero incollate e dopo qualche ora è semplice vedere come queste boilies “pimate” rilasciano le scagliette di krill con molta parsimonia. Il krill inizierà a fluttuare nell’acqua circostante disperdendosi anche a lunga distanza grazie al suo peso specifico molto basso raggiungendo così distanze molto elevate. Tutto ciò crea i presupposti per arrivare ai sensori delle carpe anche a lunga distanza.

Anche la farina di pesce predigerita può diventare un eccezionale sistema per potenziare le nostre esche, non solo con boilies a base di pesce ma anche con fruttati, dove il contrasto e soprattutto il segnale alimentare generato dalla farina stessa diventerà un ottimo meccanismo per invogliare la carpa ad alimentarsi.

Come sempre e principalmente nel grande gioco della pesca, sarà solo la vostra fantasia a condurvi nella giusta direzione, io ho voluto solo gettare un’idea dalla quale solo l’estro del carpista troverà la propria soluzione.


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