Tecnica

Piccoli canali

Di Agostino Zurma pubblicato il 14/05/18

Nella maggioranza dei casi il termine “Carpfishing” invita i fautori dell’hair rig ad indiri

zzare la mente verso superfici d’acqua quali  laghi fiumi e cave di media o grande dimensione, questo perché oltre all’innegabile fascino che generano,  probabilmente a simili ambienti vengono fatte coincidere grosse e numerose carpe.

Esistono però anche altre realta, dimensionalmente inferiori ma in alcuni casi inseriti in ambienti magici e da scoprire, si tratta di piccoli canali che, se affrontati nel giusto modo, possono far trascorrere delle giornate veramente divertenti.

Piacevoli lassi di tempo  durante i quali  numerose catture potranno certamente farci visita. Non parlo certo di corsi d’acqua, riferendomi alle mie zone, quali il Canalbianco o Collettore Padano canali di grandi dimensioni meta di numerosissimi carpisti da tutto il Veneto o di altre realtà di pari estensioni, ma di piccoli corsi d’acqua costruiti e concepiti come veri e propri contenitori per il trasporto dell’acqua a volte per scopo irriguo.

Certamente nella nostra penisola se ne trovano ovunque con maggiore presenza nelle regioni della Pianura Padana patria del Grande Fiume. 

Questi corsi d’acqua hanno normalmente larghezza  ridotta ed il corso lentissimo salvo nei casi in cui il loro flusso venga regolamentato da chiuse, oppure quando si identificano quali vie di collegamento o di ramificazione per piccoli fiumi.

Solitamente il peso degli esemplari presente è di media taglia ma qualche baffona di peso importante nuota sicuramente tra queste lente acque.  Costanza, applicazione, tenacia e competenza sono gli ingredienti indispensabili nella nostra tecnica per ottenere successi, nulla è differente quando ci rivolgiamo ai piccoli canali.

Questi ambienti vanno affrontati con grande attenzione in quanto nulla è facile e scontato come si può pensare,    estremamente importante è anche qui un’attenta osservazione dell’ambiente che ci permetta di selezionare i punti strategici. 

Per localizzare in questi corsi d’acqua gli spot  come buche profonde, e gradini interessanti a volte è sufficiente  percorrerli in certi momenti del periodo invernale quando il livello dell’acqua è più basso e consente di mappare in modo inequivocabile il loro percorso. 

Rami, ostacoli sommersi e canneti sono certamente il top, situazioni dove il pesce oltre che alimento trova riparo sicuro. 

La pasturazione è consigliabile venga concentrata, nei punti prescelti, per alcuni giorni prima dell’uscita, il pesce non troverà difficoltà nell’individuare le esche vista l’esigua dimensione dell’area da esplorare.

Le quantità di esche da utilizzare saranno in funzione dei pesci presenti, quindi se abbiamo a che fare con un’acqua sconosciuta inizialmente limitiamo i quantitativi per poi quantificare diversamente l’entità  in base alle eventuali catture.

E’ consigliabile l’utilizzo di canne con libraggi che non superino le due libbre e tre quarti, aumentando il libraggio nel caso si peschi in ambienti cosparsi di ostacoli dove, causa gli spazi ridottissimi si deve contrastare con determinazione le fughe del pesce. Piombature discrete per evitare disturbi nella fase di lancio        

Si applichino tutte le norme valide per la pesca marginale, uso di affondafilo per evitare che i pesci incoccino contro le lenze, evitare uso di fonti luminose e rumori. 

Queste norme valide in tutte le situazioni di pesca marginale diventano assolutamente indispensabili quando si affrontano le ridotte dimensioni di questi canali.

E’ buona norma che il posizionamento del nostro pod sia a qualche decina di metri dal punto di posa dei terminali oppure, nel caso di presenza di rilevante vegetazione, le canne grazie all’utilizzo di picchetti vengano disposte a varie distanze tra di loro.

Questo per evitare che rumori sospetti possano mettre in allarme i pesci e che l’inevitabile fragrore causato durante il combattimento produca l’inevitabile fuga delle altre carpe presenti.


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