Tecnica

Piccole dighe e piccoli laghi

Di Matteo Marmocchi pubblicato il 07/03/14

Sono spesso le palestre di molti neofiti, piccoli bacini/cave a volte con dighe annesse, la loro profondità non supera quasi mai i 6-7m, molto raramente si sfiorano i 10m. Sono circondati da canneti, pareti rocciose, fondale melmoso, grossa presenza di pesci di disturbo e taglia media, a volte, leggermente più bassa di altri ambienti, anche se la sorpresa è sempre dietro l’angolo. Sto parlando di ambienti liberi, ma i soliti discorsi che andrò a fare sono attuabili anche nei laghi gestiti.

Tali laghi sono anche il giusto compromesso tra divertimento e tecnica per i più esperti, non sempre le catture sono all’ordine del giorno, bisogna sempre sudarsele, ma quando si è capito il “giochetto” tutto risulta più semplice che in altri luoghi.

È da qui che molto spesso si punta in alto, mi spiego meglio, è da qui che si fanno le proprie esperienze, si provano diverse tecniche di approccio, diverse esche. Nasce quindi la voglia di confrontarsi con ambienti più grandi, in teoria più difficili, alla ricerca di altre carpe. Così è capitato con me tantissimi anni fa, mi dicevo sempre che non ero pronto per alcuni ambienti fintanto che non avevo completato il mio percorso in una determinata acqua. Fu così che alcuni grandi laghi, famosi in giro per l’Italia o per l’Europa conobbi, solo dopo aver fatto le mie esperienze. È la pazienza che muove il pescatore, chi cerca tutto subito a volte rimane scottato, a volte ci si riesce, ma non sempre si mantengono i risultati nel tempo…ogni cosa a suo tempo! Per chi inizia, trovo sensato quindi dedicarsi inizialmente ad una sola acqua, per poi con l’accumulare dell’esperienza, andare altrove a provare cosa si è imparato.

OSSERVAZIONE

Il primo punto fondamentale è l’osservazione di attività del pesce nel posto. Essendo di piccole dimensioni si ha la possibilità di osservare o udire meglio qualche salto o qualche rollata, magari da un promontorio si possono vedere le carpe a galla. Molto spesso dove saltano è dove mangiano o dove stazionano per la maggior parte della giornata. Le carpe in questi ambienti è bene ricordarlo, possono muoversi rapidamente da una sponda all’altra alla ricerca di cibo, ma molto spesso quando c’è “baccano” lungo le sponde, si ritrovano a metà lago, per poi spostarsi durante le ore notturne lungo riva. Come appunto in periodi invernali, queste si troveranno più facilmente in zone disdegnate in estate durante le ore di sole.

L’osservazione quindi, come per tutte le acque, è la prima arma a nostra disposizione per poter pescare bene.

In primavera le carpe tenderanno ad essere verso la superficie, o in acqua bassa, magari in secche in mezzo al lago.

In estate le zone più proficue sono senza ombra di dubbio quelle centrali, un po’ più profonde, magari vicino a grossi ostacoli, di notte invece le carpe saranno maggiormente più attive, anche se questo fenomeno di attività, è riconducibile anche alla pressione di pesca, se è alta, le carpe si muoveranno più facilmente di notte, se la pressione di pesca è molto bassa, anche di giorno si possono fare sessioni con alcune partenze.

In autunno invece si ha il lago praticamente tutto buono, possono mangiare ovunque e reputo questa stagione la più proficua in queste acque, per la facilità di localizzarle ed insidiarle.

L’inverno al contrario può essere ottimo, come demoralizzante. Se ci sono giornate particolarmente calde, o serene, con il sole che batte sullo specchio, allora le acque di medie e basse dimensioni possono essere molto produttive, il tutto si basa sulle condizioni climatiche, se sono favorevoli, le carpe si muovono alla ricerca di cibo, invece se ci sono dei fronti freddi, si rintanano nelle buche più profonde, molto spesso non spostandosi e non mangiando nemmeno per qualche giorno.

Tengo molto a sottolineare le giornate di frega in questi ambienti, tutti noi sappiamo che le zone maggiormente adatte per questi accoppiamenti, sono le zone adiacenti ai canneti, evitiamo di andare a pescarle proprio mentre lo stanno facendo, anche perché molto spesso sono loro a non abboccare, perché stanno facendo altro, nei laghi artificiali questo fenomeno è poche volte finalizzato, perché si ha un continuo dislivello di acqua.

Al di là del periodo di frega, ritengo le zone a canneto, sempre tra le migliori, in qualsiasi stagione, anche in inverno se il sole batte regolarmente durante la giornata. In queste zone possiamo insidiare anche amur, un pesce che noi non disprezziamo di certo.

LE ESCHE

In questi bacini ho visto che piacciono molto le boilies fruttate e cremose, senza troppe farine complesse, la semplicità è un’arma vincente! In inverno le spezie danno il massimo fino a quasi Aprile. Ritengo opportuno comunque oltre alle boilies, di usare anche le granaglie, mais ben cotto e zuccherato, oppure abbinare le boilies a pellet.

Ho notato che esche dure sono molto meno appetibili di esche leggermente più morbide, infatti in questi casi usare delle palline più morbide risulta essere molto proficuo, al contrario che in grande lago o fiume, dove la consistenza della boilies deve permettere di pescare per diverse ore.

Quindi se mi dovessi fare le boilies per conto mio, ci aggiungerei un uovo in più, per rendere l’impasto più morbido ed in fase di cottura le farei cuocere un minuto di meno, le utilizzerei nell’arco di 24-36 ore dalla loro cottura altrimenti le surgelerei, per poi ritrovarmele della giusta morbidezza una volta scongelate.

In questi ambienti bisogna attrarre le carpe in modo deciso e la boilies morbida ha più attrattività di una boilie dura, oltre che essere molto più appetibile ed in alcuni casi digeribile.

Le boilies ready made sono da tenere in considerazione, ovviamente di alta qualità, danno la giusta consistenza e durata, non nego di svolgere i primi test sulle boilies di Nash prima che vengano immesse sul mercato, proprio in questi ambienti, per poi spostarmi in ambienti più grandi e complessi.

In genere dopo 5 ore cambio sempre l’innesco, anche meno, oppure rilancio se la pallina è ancora perfetta.

A proposito di composizione delle boilies, ovviamente usate solo boilies ben bilanciate, senza esagerare con le proteine, specialmente in questi ambienti, e se le usate, fatelo senza grandi pasturazioni, invece con le ready made, sempre e solo da aziende fidate, boilies con troppi agenti chimici, purtroppo di qualche azienda, immessi in questi bacini, creano solo danno e si propagano molto più velocemente che in altri ambienti.

Non utilizzerei troppo le tiger, salvo in rare occasioni, ho notato che queste, essendo poco digeribili, possono essere respinte nel lungo tempo, per esempio se un anno alcuni pescatori usano diversi kg di tiger, l’anno successivo o anche dopo pochi mesi, queste vengono allontanate dai pesci, in ambienti piccoli; con questo tipo di esca, o si pastura poco, altrimenti si possono incorrere i rischi prima descritti, può succedere perfino nei grandi laghi se se ne fa un uso spropositato. Ho visto più di una volta carpe in diretta scappare alla sola visione delle tiger. La reputo ottima nel breve periodo, ma la reputo controproducente se utilizzata nel lungo.

Ci sono poi ambienti, specialmente non in alta quota, dove tartarughe o gamberi danno particolarmente fastidio, in questo caso l’utilizzo delle esche finte ci è molto di aiuto, bolies e mais aromatizzati o ammollati, sono a mio avviso l’arma più efficace contro questi disturbatori. All’inizio, quando nacquero per il carpfishing le esche finte, ero molto scettico, almeno nel 2005, le vidi per la prima volta con Nash, ho iniziato ad usarle solo nel 2010 e devo dire che se le usavo prima, potevo avere delle chance in più, in molti ambienti dove gamberi e tartarughe si cibavano con la mia esca, facendomi rimanere con l’hair scoperto per tutta la notte. A volte le calze non bastavano.

Ora le esche finte, in particolare il mais, le uso spesso, magari bilanciandole con una boilie vera per creare un omino di neve.

PASTURAZIONE

Ecco l’argomento secondo me più interessante per quanto riguarda la pesca in questi piccoli bacini.

Ne ho provate di tutte, perfino pasturare l’intero perimetro!

Sono arrivato alla conclusione che la pasturazione non è fondamentale, e quindi non bisogna eccedere. Salvo ovviamente che l’ambiente non sia vergine, in questo caso la pasturazione preventiva è molto efficace, per esempio abbinare i primi giorni di pasturazione boilies/granaglie e diminuire le granaglie con il passare dei giorni verso la pescata.

Molto spesso in questi ambienti, l’alimento naturale soddisfa le esigenze di tutte le specie ittiche presenti e la nostra pasturazione è davvero qualcosa di “in più” al contrario nei grandi bacini, dove l’alimento è si copioso, ma le nostre palline se gettate per pasturare, possono condizionare maggiormente le carpe in una determinata zona. Negli ambienti piccoli le carpe devono fare meno tragitti per andare a cibarsi e quindi sono di più facile portata.

Quindi pasturate caso mai uno o due giorni prima con 2kg di boilies nello spot e poi basta, oppure pasturate per 2-3 giorni consecutivi con 1,5kg di boilies circa.

La fase fondamentale è, in questi bacini, l’osservazione!

La pasturazione serve a selezionare il pesce, in questi bacini specialmente, dove le carpe si muovono lungo tutto il lago in poche ore, meno diffidenti sono le carpe e più possibilità c’è di fare un pesce più grosso della media. Anche nei grossi laghi una corretta e mirata pasturazione con esche di qualità aiuta la selezione del pesce.

Esche quindi digeribili, meglio abbinare diversi diametri, variare nella pasturazione da 15 a 20mm. Questo, ho notato, è un’altra arma a nostro favore, se abbiamo diversi tipi di diametro, il peso della boilies cambia e quindi la carpa, potrà associare queste ad un probabile nuovo alimento, perché appunto sui fondali non esistono cozze o alimenti della solita grandezza, ma variano. Sembrano discorsi senza senso, ma per catturare le carpe, bisogna sempre tenere la mente allenata ad ogni possibile scenario.

Durante la pescata l’utilizzo di pellet è eccezionale, ho notato che metterne soltanto uno sul capello, fa aumentare le catture rispetto al non utilizzarlo. Utilizzare due o tre manciate di boilies attorno all’innesco e non di più, magari un piccolo stringer di boilies spezzettate, 4-5 sono più che sufficienti.

L’utilizzo di dip lo considero superfluo, ma comunque adescante quando le carpe stentano ad abboccare, questi possono avere un richiamo in più. Anche se al giorno d’oggi non ho mai avuto l’occasione di utilizzarli ed ho sempre catturato bene senza. L’unica cosa che faccio, utilizzo lo sweetcorn con il mais finto, per bilanciare l’innesco con una boilies affondante.

IL  TERMINALE

Non mi dilungherò molto su questo aspetto, ma trovo indispensabile pescare con ami piccoli, non salire mai sopra il n5. Terminale di lunghezza media, cioè una spanna. Il classico blow out rig o blow back rig va più che bene, cioè il classico nodo senza nodo con tubicino o anellino dove si attacca l’hair/capello per innescare la boilies.

Io personalmente in questi ambienti pesco con amo del 6, boilies del 20 o del 15, inguainato da 25lb. Uso moltissimo il Limpit Leader Diffusion Camo, perché oltre ad essere mimetico, mi garantisce anche la giusta elasticità e tenuta all’abrasione.

Il discorso può variare se c’è la presenza di alghe o erbe sommerse, molto spesso questi laghi ne sono soggetti. In questo caso l’utilizzo di clip dove il piombo si stacca in modo più semplice è la miglior cosa, come le Weed Safety Bolt, queste in caso di incaglio rilasciano il piombo più facilmente perchè sono più corte. Questa situazione è utile, senza ombra di dubbio, per permettere un più agevole combattimento, e capita spesso che il piombo sia quel particolare che ci impedisce di guadinare il pesce perché appunto si arrotola con le erbe sommerse, facendoci slamare la carpa.

DOVE LANCIARE L’INNESCO

È una parte che segue l’osservazione. Molto spesso in questi ambienti, l’utilizzo della barca è vietato, per tanto è ci si affida al plumbing oppure alle chiacchiere degli altri pescatori, anche se nei piccoli bacini, il 99% delle aree è pescabile. Dopo l’osservazione che ci ha fatto scoprire dove è possibile la presenza delle carpe, ritengo che l’unico modo per essere dei veri pescatori è quello di cercarsi il punto di lancio per conto proprio, con il plumbing, se si ha la possibilità di andare qualche giorno prima, si possono svolgere i lanci per la misurazione del fondo, lo sconsiglio fortemente di farlo in pesca, a meno che non è strettamente necessario, molto spesso le carpe scappano, associando il lancio ad un possibile pericolo derivato dall’esterno, quindi se bisogna far rumore bisogna farlo prima di andare a pescare.

Ripeto che se non se ne ha la possibilità, a volte il plumbing non è necessario e basta lanciare dove saltano i pesci o dove vediamo delle zone che noi crediamo proficue. Sta alla nostro sesto senso. Raramente questi bacini sono profondi, o se ci sono ostacoli, nel 90% delle occasioni sono visibili ad occhio nudo. Per il resto, seguire il punto L’OSSERVAZIONE è già un ottimo punto di partenza.

Sentire le chiacchiere degli altri o chiedere troppi consigli non è un buon stile di pesca, a me piacciono i pescatori che se la cavano per conto proprio, ovviamente per i neofiti chiedere è lecito, ma perseverare e seguire troppo gli altri paga raramente, è molto più proficuo sbagliare per conto proprio, è un po’ come un compito in classe (ho fatto per due anni il prof.) chi copia non impara, chi prende un 3 e poi ci riprova, impara! Molto spesso non è un voto a dire che una persona è in grado di fare una cosa o meno! (questa è una perla di saggezza, mi do una pacca sulle spalle da solo!).

Sono arrivato alla fine di questo articolo, non ho detto nulla di nuovo per i più esperti, ma per i neofiti o per chi si vuole cimentare in questi ambienti, posso aver dato degli spunti di partenza per non andare alla cieca in questi ambienti. Tutti, anche i più esperti hanno iniziato da piccoli bacini, da cave private, o da piccoli fiumi. Con l’esperienza poi si è compiuto quel passo per affrontare acque simili, ma molto più grandi.

Divertitevi e non sentitevi pescatori di serie B se andate in tali acque, io ci pesco tutt’ora quando ho del tempo o poche ore disponibili. Di semplice non c’è niente, i cappotti ci possono stare, ovviamente non sono luoghi complicati da interpretare e bastano due pescate per capire come prendere un pesce o come tentare miglior sorte. Le chiacchiere stanno a zero, i fatti contano di più.

Detto ciò vi saluto…alla prossima e…in bocca alla carpa!!!


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