Tecnica

Pesca a lancio

Di Antonio Monaldi- Team Carp Factor pubblicato il 24/05/19

Eccoci giunti al secondo articolo sulla pesca a lancio a grandi distanze.
La scorsa volta abbiamo affrontato tematiche quali l’attrezzatura da usare (perlopiù focalizzandoci su canne e mulinelli), i marker, gli spod e i metodi di pasturazione ottimali per questa tecnica di pesca.
Con questa pubblicazione, invece, andremo ad approfondire argomenti come l’importanza della scelta della giusta lenza/treccia, i tipi di esche più consoni per la pesca a lancio, i terminali e gli inneschi da preferire. 
Lenze, trecce e shock leader
Inizialmente abbiamo accennato che il carpfishing prevede l’uso di lenze o trecce molto robuste e di diametri generosi. In linea di massima è così, ma per questo tipo di tecnica dobbiamo andare un po’ contro le regole.
“Vogliamo raggiungere distanze notevoli?” Se la risposta è si, allora dovremo usare filati fuori dagli standard. I diametri di lenza che andremo a prendere in considerazione sono compresi fra uno 0.22 e uno 0.30, in base a dove decideremo di lanciare e con quale canna abbiamo intenzione di farlo (immagine 1). 
Per le canne da marker e da spod possiamo usare per esempio lenze dello 0.22. Ovviamente sarà indispensabile un buono shock leader in treccia per gli ultimi metri, il quale fungerà da para strappi e ridurrà l’elasticità della lenza in fase di lancio. Un diametro così sottile ci permetterà di raggiungere massime distanze con più facilità. 
In fase di spodding è invece possibile anche montare una treccia diretta al posto del nylon. Molte aziende, infatti, producono trecce apposite, sottili e molto cerate, realizzate per poter fuoriuscire in maniera fluida dal mulinello. Considerando che anche questo tipo di filo sarà molto sottile, dovremo per forza usare uno shock di diametro maggiore nei metri finali, per assicurarci di non strappare nel lancio.  In azione di pesca, in ultimo, è preferibile usare diametri di lenza compresi fra lo 0.25 e lo 0.30, che ci daranno quel minimo di sicurezza in più in fase di combattimento col pesce. 
Il mercato propone una vastissima gamma di trecce e nylon, ma nella scelta dobbiamo fare attenzione ad alcune caratteristiche basilari. La prima scelta può essere quella dei fili siliconici, che sono morbidi, abbastanza resistenti all’abrasione e poco elastici. Una lenza con queste caratteristiche ci permetterà una fuoriuscita del filo perfetta, senza incorrere in spiacevoli grovigli, ci faciliterà inoltre il recupero del pesce, dandoci un margine di sicurezza in più.
Lo shock leader per la pesca a lunga distanza dovrà essere preferibilmente in treccia e deve avere una lunghezza di circa 10 metri. La scelta del diametro dovrà essere fatta in modo da permetterci di lanciare forte in tutta tranquillità (ad esempio, se in bobina avremo uno 0.25 dovremo montare uno shock leader del diametro 0.28, ma non prendete questa cosa come un must, poiché ogni azienda dichiara i propri diametri e non tutti sono reali, quindi abbiate occhio su cosa scegliere e montare).
Esche e tipi di pastura 
Analizziamo ora quali siano le migliori esche da utilizzare sia per l’innesco che per la pasturazione.
La proposta di mercato è talmente ampia che non staremo ad elencare tutto, ma cercherò di essere il più preciso possibile per consentirvi di poter panificare al meglio una sessione di pesca a lancio a lunghe distanze. Boilies, dumble, chicchi di mais finto o dumble finti saranno le nostre armi a disposizione (immagine 2). Sul mercato ce ne sono di mille gusti, colori e dimensioni, quindi occorre porsi una domanda: “Scegliere un innesco piuttosto che un altro può fare realmente la differenza?” La risposta è si… il pesce in questo tipo di laghi super pressati è abituato a vedere ogni cosa possibile ed immaginabile quindi, per stuzzicare la loro voracità, dovremo rendere il nostro innesco ad assetto neutro, azzerando quasi totalmente il peso dell’amo, in maniera tale che, una volta che il pesce entrerà in pastura, aspirerà il nostro inganno senza troppa diffidenza. Dovremo quindi presentare un qualcosa di leggero che tenda a fluttuare nell’acqua. 
Per quanto riguarda la pasturazione, la scelta va effettuata sulla base di ciò che cercheremo di catturare nel lago. Boilies, pellets, granaglie, fioccato e sfarinati sono i prodotti più utilizzati. 
Se vogliamo creare una zona molto ricca di pastura e vedere molte partenze senza fare troppa selezione sulla taglia, dovremo pasturare principalmente con sfarinati e pellets, che potremo arricchire con una parte liquida a base preferibilmente aminoacidica e aromatica, in modo da rilasciare particelle, olii ed estratti senza però saziare i pesci, i quali sentiranno forte presenza di cibo senza realmente trovarlo. Per questo tipo di pasturazione sarà importante rinfrescare la pastura in tempi più o meno brevi in base alle mangiate che avremo. 
Se invece vogliamo impostare la nostra pescata per cercare pesci di taglia, la situazione cambia notevolmente. Infatti, non dovremo creare frenesia alimentare e quindi i vari sfarinati, liquidi e pellets dovranno essere messi da parte. Occorrerà dunque dare maggiore importanza a boilies e granaglie neutre. Lanceremo il nostro innesco in prossimità del marker per poi pasturare in maniera molto leggera intorno ad esso con boilies di dimensioni generose (dai 20 ai 24 mm) e pochissime granaglie. Così facendo, sicuramente non avrete un numero di partenze elevato, ma vedrete che la taglia si alzerà. 
Terminali, inneschi e PVA
Senza stare ad impazzire, restiamo sul semplice: un nodo senza nodo o un blow out saranno più che sufficienti. Andremo ad usare ami non molto grandi (nella misura di 6/8), con forme kurv shank (leggermente più stretti) o wide gape (amo molto aperto), robusti al punto da poter reggere combattimenti  che possono protrarsi per lungo tempo. Come terminale va benissimo un dacron da 15 a 25 libbre, in base anche alle nostre scelte (immagine 3). 
Tre, secondo me, sono gli inneschi più efficaci: 
boilies bilanciata da 16 mm montata su blow out ad assetto neutro, con amo kurv shank n. 6
chicco di mais finto bilanciato montato su senza nodo, con amo wide gape n. 6
dumble da 12 mm montato su blow out, con amo wide gape n.8
Questi sono solo alcuni consigli, ma ci possiamo sbizzarrire come vogliamo. Ad esempio, anche un piccolo snow men 16/10 oppure una boilie affondate da 16 mm con chicco di mais finto per alleggerire l’innesco possono essere efficaci. 
Le aromatizzazioni delle esche e i loro colori sono molto soggettivi e possono variare in base al tipo di acqua che affronteremo e al periodo dell’anno in cui lo faremo. 
Il PVA, indispensabile per questo tipo di pesca, ci aiuterà a creare una piccola zona di richiamo proprio a ridosso dell’innesco. Sono due i suoi impieghi principali nella pesca a la lancio a lunga distanza (immagine 4):
Stick: il classico dei classici! Credo che chiunque abbia provato lo stick, lo abbia trovato molto efficace. Funge da anti tangle in fase di lancio, occulta l’amo in maniera perfetta e può essere caricato con method, boilies spezzate e pellets. L’unica nota negativa è il limite nel lancio. Infatti, se decidiamo di stare in un range compreso fra gli 80 ed i 100 metri, sicuramente farà al caso nostro, se invece vogliamo spingerci oltre, dovremo trovare una valida alternativa.
Bombetta: la bombetta è davvero una bomba in termini di efficacia. Nasce dalle esigenze dei garisti e permette di raggiungere distanze di lancio siderali se utilizzata con un’ottima tecnica di lancio… parlo di ben oltre 130 metri! Ma come possiamo realizzarla? Questa operazione non è semplice per i novizi ma con un po’ di pratica non ci sarà alcun problema. Come prima cosa, nel nostro trave di lead core mettiamo un piombo da 70 grammi circa e colleghiamo il nostro terminale, che dovrà essere lungo fra i 10 e i 15 centimetri. Prendiamo un sacchettino in PVA (preferibilmente di taglia S o M) ed apriamolo, per poi inserire al suo interno un po’ di method o micro pellets. Con molta calma, cerchiamo di adagiare il terminale al suo interno. Mantenendo la punta dell’amo sempre scoperta dall’innesco, mettiamo il piombo in prossimità del fondo del sacchettino e cominciamo a riempire e pressare la pastura fino ad arrivare alla chiusura, che potrà essere fatta o con un filo in PVA. Arrivati a questo punto, facciamo dei piccoli fori nel sacchettino per far uscire l’aria dall’interno rendendolo più compatto. Nella parte bassa del sacchetto, se ci sono dei margini sporgenti, vanno schiacciati con un po’ di saliva bagnando il pollice e facendoli aderire perfettamente al resto del sacchetto (immagine 5). Abbiamo così ottenuto una bombetta pronta per essere lanciata. Il risultato in sostanza è ottenere una sorta di “piombo” molto compatto, dal peso che oscilla fra i 110 e i 130 grammi, composto per buona parte da pastura ed innesco. Dato il suo peso, riusciremo a raggiungere distanze veramente importanti. Anche in presenza di vento, sarà molto più efficace del classico stick, in quanto sarà molto più aerodinamico.?
Dove osano le aquile
A volte può capitare che nonostante avessimo impostato la nostra pescata in maniera perfetta, non si ottenga alcun risultato. Dovremo quindi trovare un’alternativa per evitare il famoso e temuto “cappotto”. Qui entra in gioco la tecnica e la forza, in quanto potremo risolvere la nostra pescata “sparando” almeno una canna fuori pastura, ovvero cercando di lanciare più lontano possibile solo con piombo, terminale ed un ottimo innesco molto attrattivo. Per poter guadagnare metri, innanzitutto dobbiamo scegliere un piombo adatto alla canna con cui stiamo pescando (solitamente il range varia dai 120 ai 140 grammi). Cercheremo poi di stendere il nostro terminale lungo il lead core sopra il piombo, fissandolo con una spugnetta in PVA sulla quale va applicata la punta dell’amo. Questo set up di pesca vi permetterà di lanciare a distanze estreme, oltre i 150 metri, in quanto sarà quasi come lanciare solo il piombo, poiché il terminale non farà quasi per niente attrito nell’aria in fase di volo. 
Antonio Monaldi
Team Carp Factor

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