Tecnica

Pensieri da carpista

Di Alessia Bolsi pubblicato il 15/06/17

Ed ero lì, sola, era da pochi minuti che il mio compagno si era dovuto assentare dalla posta

zione, ero tranquilla, stavo iniziando a sistemare alcune cose, preparandomi gli inneschi e la pastura per ricalare quando sarebbe tornato, di giorno è difficile che parta una canna, le ultime parole famose: “e se parte cosa fai?”, “cosa vuoi che faccia tesor, in un qualche modo so arrangiarmi e poi è giorno, non parte tranquillo!”

Bip bip biiiiip, alzo lo sguardo, inizio a guardare per prima la canna e il cimino, poi mi volto e vedo un branco di nutrie attraversare il canale da una sponda a quella opposta, osservo la direzione del filo e mi accorgo che nel nuotare con le loro zampette prendevano contro ad esso e lo facevano saltellare, aspetto passino tutte e facciano interrompere il bippettio intermittente dell’avvisatore, passa l’ultima...bip bip biip, eh si cavolo, c’è davvero qualcosa!

Mille pensieri mi passano la mente, mille stati d’animo, felicità, paura insicurezza, frazioni di secondo in cui sono già sulla canna e ferro, sento le testate.

Canna ben salda mi fiondo sul gommone, mai guidato un gommone da sola recuperando nel mentre, poi un 2 metri, oltretutto mi rendo conto che il guadino è chiuso, panico!

Inizio con molta fretta ma cercando di stare calma di prendere dimestichezza, accelero appena e recupero, il gommone parte all’impazzate e mi fa fare una piroetta, perdo il controllo, inizio a sudare, “dai Alessia, puoi farlo, hai sempre fatto di tutto, non sei meno a nessuno”, continuavo a ripetermi queste parole, non potevo perdere il pesce, non potevo tornare “sconfitta”, per me significava troppo. Riprendo il controllo, avanzo verso di lei continuando a tenere teso il filo e recuperare, la treccia punta in basso, non si alza, qualcosa non va, si è incagliato, ovvio, è la quotidianità qui, il fondo brulica di ostacoli, mi avvicino, punto la canna in acqua, e con un movimento repentino, imparato guardando il mio compagno destreggiarsi in questo luogo, infilo la punta in acqua e la muovo da sinistra verso destra a creare un mezzo arco ampio…

Attimi di agitazione...ho liberato il filo...con un sorriso appena accennato di soddisfazione per essere riuscita ad apprendere ed a metter in atto ciò che avevo visto fare riprendo la corsa e arrivo in prossimità dello Shok Leader, sento duro, e non è la carpa che fa resistenza, tiro appena e vedo affiorare dall’acqua a distanza di 20 cm da dove punta il mio filo il codone arancione della mia amica baffuta...tutto in torno a me si ferma, non sento più rumori, non vedo più nulla se non lei, è incagliata all’altezza del terminale, adesso come faccio?

Sul gommone c’è un palo, con la parte finale piegata di 90° circa a formare una elle, lo impugno, da una parte la canna con il filo in tensione, dall’altra il palo, accosto la punta ad elle del palo al mio Shok Leader e lo seguo fino in acqua dove si è incagliato, ovviamente non vedendoci posso fare poco se non provare a spostare il filo avanti, indietro a destra e a sinistra, provo e riprovo, non riesco, e ad ogni tentativo quella meravigliosa coda riaffiora, mi scende una lacrima, quando mi agito molto poi sono così, la tensione, le emozioni, giocano brutti scherzi, ultimo tentativo, ormai stanca e sconsolata in mezzo a quel canale impugno saldamente e con convinzione quel maledetto palo, ruoto il polso, sento il filo, e tac dò un colpetto secco...la vedo maestosa affiorare completamente con quella sua bocca stupenda e intatta, eccola, è qui davanti a me, entrambe siamo stremate dal “combattimento”, rimane un unica cosa da fare, guadinarla.

Punto il manico della canna sul pavimento del gommone, la tengo ferma fra le gambe, ammorbidisco appena la frizione del mulinello, lesta impugno il manico e la rete del guadino e infilo le stecche negli alloggiamenti, il guadino è aperto e ancor prima di pensarlo già in acqua!

Siiiiiiiiiiiiiiiii! Siiiiiiiiiiiiiii, ce l’ho fatta, le lacrime che mi bagnavano il viso, un sorriso immenso a 32 denti,e l’unica cosa a cui pensavo era solo la voglia di raccontare tutto al mio compagno.

Ok Alessia, fermati un attimo e ragiona, dobbiamo tornare indietro...per facilitarmi la vita, data la difficoltà nel fare gli scalini per arrivare al gommone, perché tutte scivolose, sconnesse e con il pericolo di volare in acqua, decido di slamare immediatamente la carpa in modo da poter sistemare la canna comoda sul gommone, rientro, con una mano tengo la rete del guadino e con l’altra mi aggancio ad una fune per riuscire a tirarmi e salire gli scalini, aggancio il gommone, metto la carpa sul materassino con già pronta sotto la sacca di mantenimento galleggiante, la libero dalla maglia nera che la ricopriva, la osservo ancora incredula e spaesata, me la ricorderò sempre come la mia più bella e importante cattura, chiudo tutto, fisso le cerniere al gancio, la metto in acqua e la lego “come se non ci fosse un domani” ad un ramo ben sicuro e stabile lì vicino, così non dovrebbe scappare pensavo tra me e me.

Corro verso il telefono, lo guardo, era tempestato di chiamate e messaggi, ero lì da sola, il mio compagno si era giustamente preoccupato, non leggo niente di ciò che mi ha scritto, provo subito a chiamarlo, ma non mi dava linea perché mi stava chiamando lui nello stesso momento, niente, WhatsApp, scrivo solo due messaggi molto brevi: “sono viva” e 

“BOOOOOOOOOOOOOM BABY!!!


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)