Tecnica

Pasturazione..ma quanta ne serve?

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 26/03/17


La pasturazione è il culmine di un processo che parte dall’osservazione dell’acqua, la scelta del settore attraverso lo studio degli ambienti e l’analisi attenta della situazione al fine di definire dove pescare e come farlo. La fase di lancio dell’esca in acqua è quindi posto al vertice di una piramide decisionale che  ci porta alla fase di pesca vera e propria..

Lo scopo che ci prefiggiamo è
“..... quello di influenzare il comportamento alimentare delle carpe al fine di creare una situazione di pesca a noi favorevole”.

Parlare di strategia di pasturazione e di tattiche da adottare, rende l’idea dei comportamenti e delle riflessioni che sono dietro a questa fase che al suo interno contiene analoghi studi sull’ambiente, sul comportamento del pesce, sulle sue abitudini alimentari, sull’esca e sulla pastura da usare e, non ultimo, sulle stagioni in cui affrontare questa fase e su quelle in cui pasturare non ha senso.
Dalla pasturazione e da come la sviluppiamo dipende anche la “resa” che il posto da noi scelto ci può garantire in termini di “effetto immediato”, “corto e lungo periodo”. Ognuna di queste scelte ci indirizza verso un atteggiamento e scelte a sé stanti anche perché, un approccio destinato a una sessione veloce e che richiede un arrivo immediato delle carpe, difficilmente si sposa con una serie di sedute di pasturazione destinate a quel posto che vogliamo invece sfruttare per il periodo più lungo possibile. Anche a livello intuitivo ciò è facilmente comprensibile. Per introdurre questo argomento dobbiamo fissare due punti basilari su cui si impernia tutto il lavoro che andiamo a fare;
- scelta del settore da preparare
- qualità e tipo della pastura
Circa le modalità di scelta del settore sono  presenti in questo lavoro diverse riflessioni e lo stesso sarà fatto per l’esca per cui vorrei attrarre la vostra attenzione su altri aspetti come ad esempio l’atteggiamento che assume il pesce nei confronti dell’esca che immettiamo in acqua. Premesso che ogni forma di pasturazione riesce comunque ad attrarre un certo numero di carpe e farlo mangiare (almeno nelle fasi iniziali) è assolutamente imperativo che le boilies che immettiamo siano “sicure” al 100%. Cosa voglio dire con ciò? Semplicemente che esistendo tantissime boilies ready mades di scadente qualità e costruite principalmente su “gel” e su pochi ingredienti di scarto e nelle quali vengono anche usati conservanti a base siliconica ed aromi di pessima fattura, possiamo anche portare le carpe a mangiare nel brevissimo periodo ma, immediatamente dopo, le allontaneremo per moltissimi giorni. Mille volte meglio prepararsi delle belle boilies fatte in casa con i nostri mix, anche i più economici e qualche semplice aroma.

Altri aspetti che devono essere valutati per comprendere l’efficacia della pasturazione sono:
pressione di pesca
1. salti e rollate
2. risposta delle carpe alle boilies
3. presenza di altri pesci di “disturbo”

Pressione di pesca
In queste aree si può creare un problema di sovrapposizione delle pasturazioni dei vari gruppi di carpisti. Questa sovra – pasturazione riduce di molto l’efficacia del nostro lavoro perché l’eccesso di cibo in acqua tende a far disinteressare il pesce. E’ chiaro che questo discorso è più valido in presenza di bacini medio piccoli e non tanto in acque di grande estensione per cui, nelle sedute di “osservazione” che dobbiamo compiere per conoscere il bacino, dobbiamo anche cercare di capire quanti altri carpisti sono presenti. Perché questo può voler dire che le carpe sono già assuefatte alle boilies e cominceranno ad accettarle subito facendoci guadagnare tempo. La pressione di pesca ad esempio ci costringe però ad adottare uno schema di pasturazione differente rispetto a quello che avremmo usato nel caso di acqua “vergine” poiché, in quest’ultima situazione, avremmo distribuito le boilies in acqua mentre ora, dovremmo ricorrere ad una pasturazione concentrata negli spazi.

Salti e rollate. Un metodo tipico per scoprire se le carpe sono in attività è quello di osservare i famosi salti e le rollate che questi pesci producono spesso in modo fragoroso. Perché avvengono queste manifestazioni? Come devono essere interpretate? La mia idea, dopo aver ascoltato mille teorie (saltano per digerire, per espellere aria etc. etc.) è che i salti siano frutto di uno stato di eccitazione che pervade il pesce prima e durante la fase di alimentazione. Attenzione perché non sempre i salti avvengono nella zona di alimentazione ma, possono essere effettuati anche durante il tragitto che porta a tali aree. Spesso quindi lanciare nella direzione del pesce che salta non produce catture sebbene un tentativo debba essere sempre fatto, se non altro per il gusto di rischiare. In genere questa situazione di salti va associata alla presenza di schiuse di ver de vase (larve di zanzara) che sono una autentica ghiottoneria per le carpe e di cibo di enorme valenza proteica. In questi casi non vi è boilies o granaglia che tenga, le carpe preferiscono di gran lunga il cibo naturale e per noi le cose si fanno tristi.  Se invece il salto o , meglio ancora, la rollata avviene in acqua bassa allora il lancio è certo, subito seguito da una veloce correzione con almeno una ventina d boilies in rapida sequenza.

Risposta delle carpe alle boilies. L’esperienza porta ad affermare che esistono carpe che rispondono immediatamente alle boilies con entusiasmo sin dalle prime ore mentre molte altre hanno bisogno di moltissimi giorni per iniziare ad accettarle timidamente, preferendo il cibo naturale. Altre invece rifiutano a priori le boilies andando su di esse solo in condizioni di reale mancanza di cibo (pieno inverno, ad esempio). Ecco perché in tante acque ogni tanto saltano fuori carpe nuove e mai catturate. E’ chiaro che il fattore “tempo” inteso come durata della fase di pasturazione, gioca un ruolo importante a nostro favore e ci permette di aprire una nuova parentesi. Il fatto che esistano differenti tempi di accettazione dell’esca implica che l’impiego di un solo tipo di pastura (un tipo di boilies ad esempio), non è la giusta strategia da adottare. Ovvio che in tutte queste fasi iniziali, l’impiego di granaglie sia altamente consigliato poiché vengono accettate immediatamente dal pesce poiché le riconosce da subito come cibo naturale. Tra l’altro, per tornare ad un concetto espresso poche righe fa, la tecnica della differenziazione della pastura limita la possibilità di cadere nell’errore della sovra pasturazione che induce, nel breve periodo, al rifiuto di quella data pastura. Prendete l’esempio del mais che spesso viene gettato in acqua in quantità industriali e che, dopo pochi giorni perde gran parte della sua efficacia perché le carpe associano a tale abbondanza un possibile pericolo.

. Un argomento spesso sottovalutato nelle nostre acque è la presenza di altre specie di pesce che possono influenzare la pasturazione. Vi faccio una piccola lista di questi “rompi”? Cavedani, tinche, scardole, carassi, pesci gatto, triotti, breme, spesso anche di dimensioni mostruose e soprattutto, in numero spesso molto elevato. E’ chiaro che una buona parte della nostra pasturazione finisce inevitabilmente nella pancia di questi piccoli pesci ovvero; sottraendoli alle carpe. Le stesse boilies dopo molte ore di immersione tendono a perdere totalmente la loro selettività e diventano attaccabili dai pescetti e facendo perdere molta efficacia alle nostre operazioni. Diventa quindi importante equilibrare le quantità di pasturazione ed il numero di giorni ad esso dedicati in proporzione proprio alla quantità di piccoli pesci presenti. Secondo la mia esperienza, in presenza di un acqua ricca di pesce medio piccolo, almeno il 70% della pastura va persa per cui bisogna far si che le carpe che abbiano a disposizione abbastanza cibo rimanente per poterne essere influenzate. Ecco una mia tabella di riferimento per una sessione di pasturazione tipo:

Giorno            Boilies            Granaglie
1 – 3                10 – 20%        80 – 90%
4 – 5                30 – 40%        60 – 70%
5 – 6                60%            40% (Tiger Nuts principalmente)
7 – 8                80%            20% (Tiger Nuts principalmente)

Ovvio che questa scaletta è assolutamente personale ed è soggetta a mille varianti ma la mia idea è quella di fornire un piccolo aiuto ed un riferimento ai meno esperti che, spessissimo, mi pongono queste domande.


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