Tecnica

Pasturazione in acqua corrente

Di Agostino Zurma pubblicato il 24/04/17

 

La bibliografia, nelle varietà del proprio mondo, definisce come” fiume” un flusso d’acqua che condizionato dalla più o meno rilevante portata non rimanga mai asciutto nel corso dell’anno e privo d’acqua in nessun punto del suo percorso. In questo ambito diverse sono le situazioni di corrente che un fiume può presentare lungo il suo cammino, può essere gestore di un corso lento, oppure riuscire a disegnare lungo il proprio tragitto ampie lanche con corrente rallentata, capace di  descrivere zone di acqua ferma, determinate dalla presenza di grosse massicciate che lo invadono come sbarramenti inviolabili, infine esibire rallentamenti forzati da chiuse o da canali chiusi. Su tutte queste circostanze prevale però quella che mi fa prediligere il fiume in modo incondizionato, ovvero la corrente forte, aggressiva, la vera dimostrazione di forza e di potenza nella quale si concretizza una nuova sfida da lanciare. Il Grande fiume possiede tutte queste peculiarità. Il Po, comprendendovi anche la zona di bassa pianura in cui si sviluppa tutto il Delta, evidenzia un regime idrico assai variabile e condizioni di corso dai citati vari aspetti. Entrando nel vivo dell’argomento,la pasturazione, analizzeremo quali prodotti e il perché della loro scelta, le quantità in base alle stagioni, e alla durata della sessione di pesca, senza tralasciare di dare uno sguardo anche al costo a cui ci dovremo sottoporre.

La scelta di quali alimenti utilizzare per la pasturazione e la rispettiva  quantità, è determinata dalla loro specifica composizione e dall’azione esercitata una volta a contatto con l’acqua, condotta che varia da prodotto a prodotto. 

Mais

Un efficace lavoro viene svolto dal mais,certamente la più antica esca per carpe, esca che nel corso degli anni ha resistito in maniera insuperabile alla concorrenza delle esche moderne, conservando la sua efficacia e notorietà. Riesce, come la maggior parte delle granaglie, ad attirare in breve tempo un buon numero di pesci, attività amplificata nella situazione di acqua corrente, capace quest’ultima di creare delle lunghe scie di richiamo. Oltre a ciò detiene una caratteristica  non trascurabile date le elevate quantità a volte utilizzate, quella di essere un prodotto relativamente economico e di facile preparazione. Sicuramente ha la prerogativa di attirare carpe di piccola media misura, in aggiunta a numerosi altri  pesci quali breme e barbi, ed il Po ne è veramente ben fornito, ma il risultato finale nei confronti di pesci di taglia ci potrà sorprendere. 

Per dare indicazioni sulla sua preparazione sono state scritte pagine e pagine, a volte con disparate informazioni, io procedo semplicemente così, ricordando che le granaglie vanno utilizzate esclusivamente cotte e sottoposte ad un ciclo di preparazione idoneo. Il mais cotto ha la facoltà di rilasciare tutte le sue componenti attrattive in modo abbastanza rapido e consente alle carpe, prive di stomaco e quindi capaci di un processo digestivo limitato, di metabolizzare le componenti nutritive in maniera veloce ed efficace.  

Ecco il procedimento. 

Metto in ammollo il mais per alcuni giorni, due o-tre  dopo aver eseguito la sua preparazione aggiungendo, in un secchio con dieci kg di granaglia e relativa acqua un litro di melassa. Nel periodo di immersione procedo a mescolare ogni tanto, avendo l’accortezza di aggiunge acqua nel caso questa diminuisse. In alternativa, per ottenere un prodotto salato, al posto della melassa si potrà aggiungere del sale grosso nella percentuale di circa 600 gr per dieci kg di mais. In seguito, terminato il ciclo di ammollo, si faccia bollire il preparato per circa 20-25 minuti da inizio ebollizione mescolando con cura, si vedranno i chicchi della graminacea schiacciarsi sotto la pressione delle dita. Si  lasci poi raffreddare e si conservi il tutto nello stesso liquido. Nulla di più semplice e poco impegnativo. 

 

 

 

Bolies & C.

Poche righe per il nostro cavallo di battaglia. 

La boilie è già divenuta l’incontrastata esca per eccellenza del carpfishing, le sue qualità ci sono ben note e difficili da confutare. Le colorate palline sono ormai sinonimo di affidabilità, garanzia, validità nutrizionale e efficienza nel  selezionare la taglia. In questa occasione darò solamente alcune indicazioni di base in riferimento a diametri e tipi utilizzati per le pasturazioni. Generalmente il mio atteggiamento è riconducibile all’uso di boliles di due diverse composizioni, un birdfood e un birdfish,  questo per avere l’azione dell’esca capace di attrarre più pesci( non tutte le carpe reagiscono ai medesimi aromi, attrattivi e mescolanza). I diametri differenti servono ad insospettire meno le carpe e risultano efficaci nel creare una minor diffidenza nei confronti dell’esca stessa. Ci possiamo dotare anche di una strategia di pasturazione riconducibile ad un vero e proprio agglomerato di boilies. Non si tratta altro che utilizzare i nostri mix per una pasturazione preventiva che consenta loro rimanere sul fondo più a lungo e di mantenere maggiormente i pesci nella zona prescelta, stiamo parlando delle “mattonelle di mix”. 

Altro non sono che agglomerati di composto impacchettati nella classica sagoma che origina il nome, molto indicati in acqua corrente, la forma appiattita infatti ne favorisce una maggiore stabilità. Si tratta di realizzare, con l’impasto preparato, delle mattonelle rettangolari con dimensioni di circa 15 cm per 25 cm con spessore di circa 3-5 cm. Si avvolgano poi con della pellicola trasparente e si proceda alla loro cottura in acqua bollente per circa venti- trenta minuti.

Una volta lanciate in acqua, con il passare del tempo, l’assorbimento della stessa e la corrente faciliteranno il lento sgretolamento dell’inconsueto imballo e la possibilità per i pesci di potersene cibare. Occorreranno due- tre giorni, in funzione delle correnti e della temperatura dell’acqua, perché vengano consumate nella loro integrità garantendoci una forma di pasturazione ininterrotta. Possiamo anche tagliare la mattonella a cubetti per accelerarne la funzione di richiamo e presentare ai pesci l’alimento in una forma diversa capace di insospettirli ancora meno.

 

Agglomerati storici

 

La nostra storia di angler ci insegna che da sempre la ricerca del pesce, e delle carpe in particolare, tramite la pasturazione, ci indirizzava all’utilizzo di sfarinati specifici e di polenta. Impasti, i primi, capaci di sciogliersi lentamente in balia della corrente e insufficienti a sfamare coloro ai quali sono diretti. Inoltre gli sfarinati nella loro preparazione, precedente all’atto dell’impasto, possono venire integrati con del mais, pellet, sbriciolato di boilies ecc. garantendo a tutti i componenti di arrivare sul fondo, in vicinanza delle esche, in modo da  iniziare correttamente il loro lavoro di richiamo legato alla formazione di una costante  scia attrattiva. Il ricordo della vecchia ricetta, dove il top dell’aromatizzazione vedeva l’uso della famosissima vaniglia, non mi poteva esimere dall’usare anche la gialla polenta. La possiamo recuperare nei supermercati, in confezioni già pronte e integrare così, a piacimento, la nostra forma di pasturazione. 

 

 

Pasturiamo 

In questo capitolo, dopo aver esaminato i vari prodotti da utilizzare, la nostra attenzione si rivolgerà alle quantità e ai tempi di pasturazione, principi gradualmente cambiati negli ultimi anni, purtroppo non per volontà delle prede, il cui appetito difficilmente muta con il variare dei tempi, ma a causa della indiscriminata, incontrollata e accettata (dalle amministrazioni) predazione umana che sta riducendo in modo significativo la presenza dei pesci in generale e delle carpe in particolare, riducendo il grande fiume in una sorta di gigante al quale vengono sottratte costantemente, e senza possibilità di recupero, le proprie energie. Ricordo che sino a otto dieci anni orsono ero costretto ad utilizzare sino a 15-16 di kg di alimenti giornalieri( compreso mais) per rendere produttivo uno spot, quantità che allora sembravano elevate e ad alcuni eccessive ma, dalle prove e dai risultati conseguiti la realtà dei tempi obbligava il carpista a distribuire, nel Po, senza alcuna moderazione le cibarie preparate.    

Una considerazione, valida per tutte le acque, deve essere diretta alla ormai opinione comune che tende ad asserire come una carpa possa ingoiare, giornalmente, un quantitativo di alimenti pari a circa il 15-20 % del proprio peso, consumo che varia  in condizioni differenti di temperature dell’acqua e stagioni diverse. Non si dimentichi poi il dispendio di energie a cui è costantemente sottoposto, dalla mutevole intensità della corrente, un pesce di fiume in continuo e forzato movimento. Doveroso precisare che parte di quanto riversato in acqua, riconducibile a circa un 30 % sarà inefficace allo scopo prefissato in quanto sarà sottratto alle carpe dagli altri pesci presenti. La forza del fiume farà il resto occultando  parte dei prodotti, e disperdendo i più leggeri in grandi superfici, ottima cosa vista come modo atto ad intercettare un più alto numero di pesci convogliandoli verso le nostre esche. Poche e semplici valutazioni che consentono a ciascuno, dopo averle stimate, di organizzare la pasturazione in modo da non immettere in acqua quantitativi eccessivi di prodotto che altro non faranno che creare effetti dannosi all’ambiente e alle carpe stesse. 

Eccoci quindi arrivati al momento topico dell’argomento, l’atto formale che ci porta lungo il fiume a rendere concrete le nostre valutazioni e i nostri pensieri. 

I quantitativi da utilizzare, come detto in precedenza varieranno a seconda della stagione, della temperatura e della quantità stimata di pesce presente, valutazione quest’ultima che alla prima uscita su uno spot sconosciuto, a meno di avere cercato informazioni sufficienti da altri pescatori, cosa che consiglio vivamente di fare, ci deve indurre ad un approccio prudente e ragionato. 

 

Prepariamo lo spot

La prima decisione da prendere è connessa al periodo. Il migliore per dare il via alla pasturazione di una nuova zona è senza dubbio quello che coincide con la presenza di una temperatura  dell’acqua sufficiente a stimolare efficacemente la ricerca continua di cibo. Questa condizione ci perdonerà eventuali errori di eccessiva valutazione sulle quantità. Un controllo al meteo non guasta, garantiamoci una previsione favorevole nel tempo, per non vanificare con l’arrivo di una perturbazione, capace di originare una improvvisa piena,tutto il lavoro svolto,. Si proceda per circa 8-10 giorni con pasturazioni possibilmente giornaliere, almeno le prime tre, a giorni alterni per il restante periodo, immettendo nell’acqua le seguenti indicative quantità : 3 kg di boilies, 5-6 kg di mais. Si inizi allargando moderatamente la pasturazione ad una zona abbastanza ampia per ridurla gradualmente con il passare dei giorni, ci penserà la corrente a continuare a sparpagliare i nostri prodotti. Volendo uniremo all’utilizzo delle boilies, di diverso diametro e composto, delle mattonelle di mix che sono garanzia di una maggiore durata in acqua e nell’insieme determinano una efficace combinazione.

Il mantenimento efficace dello spot, per chi ne avesse la possibilità, e con una frequenza di pesca diretta ai fine settimana, sarà garantito da almeno 2 - 3 pasturazioni durante tali intervalli utilizzando in via indicativa le quantità esposte precedentemente. Si scelgano postazioni che presentino caratteristiche poco modificabili durante le grandi ondate di piena. Canaloni con decise correnti che ripuliscono rapidamente l’alveo da depositi e sedimenti, fondali sabbiosi, zone con ostacoli saldamente ancorati nel fondo, lunghe massicciate sono certamente ambienti da preferire. Con l’entrata della stagione fredda riduciamo i quantitativi e abbiniamo  maggiormente alle boilies cibi diversi quali sfarinati, polenta e bigattini.

Alterno, per verificare la reazione dei pesci, la scelta di lascare o meno un giorno di riposo dall’ultima pasturazione prima di entrare in pesca ma, se vi sono le possibilità, un passaggio pre-uscita con delle bocce di sfarinati miste a boilies spezzettate non guasterebbe. Durante l’azione di pesca, una pasturazione iniziale prima del lancio delle canne è obbligatoria, andranno poi in acqua ad intervalli regolari, ogni 1,5-  2 ore  circa,  più o meno da venti a trenta boilies a seconda del diametro intere e altrettante rotte a pezzi, alcune cucchiaiate di mais,se ne siamo in possesso, questo da farsi anche in mancanza di abboccate e al seguito di ogni cattura. 

 

Durante la pesca potremmo utilizzare i tranci di polenta pronta, generalmente un paio di confezioni a giornata. Tagliati a piccoli pezzi da circa  6 cm di lato, si frantumeranno lentamente grazie alla corrente creando una scia di richiamo decisamente favorevole all’avvicinarsi, non solo delle carpe ma  anche dei forti ed energici barbi.

Un suggerimento. Nell’effettuare la pesca in acque con presenza di corrente risulta inutile fare lo stringer con il semplice filo solubile. Lo scioglimento, specialmente in acqua con alto grado di temperatura avverrà dopo pochi secondi dal lancio, e l’azione della corrente stessa, porterà le esche-pastura lontano dall’innesco vanificando le nostre attese.  

Naturalmente, tutto quanto esposto, rientra sul campo delle personalissime indicazioni certamente opinabili,  dipende poi da ciascuno di voi scegliere  quali prodotti utilizzare e su quali affidarsi per quella specifica uscita di pesca. Stesso discorso vale sulla loro alternanza e sulle quantità specifiche con le quali farli collaborare.


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