Tecnica

Parlando con Matteo

Di Agostino Zurma pubblicato il 05/07/17

Quattro chiacchere con Matteo 

Ho pensato di proporre un pezzo di questo tipo perché spesso ci si dimentica di quelle centinaia di carpisti che in silenzio, stretti nelle loro realtà pensano, producono, sperimentano e realizzano valide soluzioni che li portano a vivere con gratificazione la nostra tecnica. Angler che, meno fortunati di noi autori non possono dare voce alle loro realizzazioni e alle loro opinioni tramite una rivista. Credo che per ciascuno di noi, dalla numerosa schiera di amici da cui è circondato, a volte emerga quello con cui, con maggior frequenza e attenzione, vengono condivisi i momenti della pesca e le sfaccettature che li compongono. Ho voluto dare la parola a Matteo Gallana,grande amico e insostituibile compagno di pesca, in arte “Stiwi” , un bravo carpista dalle cui frasi potrete certamente cogliere significative indicazioni.   

 

 

A-Prima di presentarti, vorrei tu raccontassi ai nostri lettori l’episodio che ci ha fatto incontrare e che ha determinato quel rapporto di grande amicizia e stima che da anni ci lega. Te lo chiedo perché non vi è occasione in cui non te lo sento esporre, so che ci tieni. 

M- Come dimenticarlo, per me gli albori del carpfishing, era domenica e stavo pescando al lago Smeraldo a Solesino (un cult a quei tempi ) tu stavi passeggiando con tua figlia sul passeggino ,ti fermasti e facemmo due chiacchiere quando Laura ti disse “papa’ ma è un uomo o una donna !!!‘(avevo capelli lunghi e orecchini)…una fragorosa risata ci accomunò, ecco da quel momento ebbe inizio il cammino della nostra amicizia che dura da 20 anni.

 

A-Parlaci un poco di te. 

M-mi chiamo Matteo Gallana ,ma tutti mi conoscono come Stiwi  ,ho 42 anni sono operaio e vivo con la mia compagna Federica  a Ospedaletto Euganeo, mi considero un carpista a 360 gradi perchè amo pescare in qualsiasi acqua ove vi siano carpe. Se dovessi dare una precedenza, ad una branca della nostra tecnica, forse al primo posto metterei lo studio della composizione dei mix. Penso che una delle maggiori soddisfazioni sia poter dire che la cattura, è frutto di un’attività riferibile in massima parte te stesso.


A -Dopo 50 anni che frequento il grande fiume nella sua massima espressione, il Delta, mi sento di considerarla la mia acqua per eccellenza, insostituibile. Ho il vanto di affermare di essere stato uno dei primi se non il primo a praticare il carpfishing nel Po. Un giorno  venisti con me a Polesine Camerini, il tuo battesimo del Delta, cosa ricordi di quel momento? 

M- Ricordo un mare di acqua zeppo di carpe ,a quei  tempi il bracconaggio esisteva in forma minore, in una notte portammo a guadino un enorme numero di esemplari,di tutte le taglie. Magnifico ! 

A- Verissimo erano tempi in cui esibire foto con pesci da dieci kg non era cosa di tutti i giorni .

M- Forse un carpfishing dal sapore diverso. Emozioni che oggi si stanno perdendo, purtroppo. 

A-Il nostro pescare insieme ha molti anni alle spalle,mi  ricordo fin da allora, come da sempre, amante del lancio, preferivo canne molto potenti, splendide e mitiche le Shogun della Daiwa attrezzi da 2,75 lb ad azione di punta che scagliavano piombi a distanze estreme. Ora le moderne canne ad azione progressiva hanno rivoluzionato il nostro mondo. Il tuo rapporto con gli attrezzi come si contrappone, o avvicina al mio ? 

M-Il mio modo di pescare si avvicina molto al tuo, anche per me la sensazione di scagliare la mia esca a distanze importanti è una bellissima cosa. Per cui è normale che quando sostituiamo attrezzatura ci facciamo ore di telefonate per scambiarci opinioni e consigli. Preferisco canne da 3,25 ad azione parabolica, valide  per quasi tutte le acque, Grande Fiume a parte, per il quale valgono attrezzi da 4,5- 5 lb. 

A- Naturale, quando si devono lanciare zavorre anche da 500 gr non si può certo andare per il sottile

M-Non solo ma i nostri attrezzi devono anche vincere la forza della corrente e le sfuriate delle potenti carpe del Po.

A.Sei un fanatico del fai da te, decine sono le ricette che la tua mente inesauribile ha partorito,di alcune forse solo io ne conosco la composizione. Insieme abbiamo dato vita a mix che ancora oggi sono il cavallo di battaglia delle grandi pasturazioni. Cosa cerchi in un buon miscuglio di farine ?

S-Hai detto bene sono un amante del self made in un mix cerco 3 cose fondamentali :semplicità, gusto apprezzabile e digeribilità. 

A-Sai benissimo che la mia attività di carpista si rivolge prevalentemente verso acque correnti di grandi dimensioni  dove l’approccio alla pasturazione e conseguentemente l’utilizzo di esche risulta abbastanza consistente. 

M-Lo so bene, sei stato maledettamente abile a trasmettermi l’amore per queste situazioni. 

A-Ne deriva la necessità di produrre e  utilizzare  boilies che riassumano  caratteristiche di essere un buon prodotto e nello stesso tempo con un costo economicamente accettabile. L’esperienza mi ha insegnato di presentare ai pesci , nel corso della stessa uscita di pesca, due mix leggermente diversi tra di loro ma con la composizione di base quasi del tutto simile tu come la pensi ?

M-Come ho detto prima  mix semplici, quindi costruiti con farine sempre fresche caratteristica molto importante, di facile reperibilità,  e molto digeribili.  Un buon birdfood o birdfish  è quello che di solito uso.

A-Quindi per te un buon birdfood fatto di farine di buona qualità risulta un’ottima scelta. Sono d’accordo. Parliamo di componenti, penso non ti dispiaccia ah ah ah .La parte principale a parer mio deve essere supportata da semolino e farina di mais. Il primo per il  costo veramente ridotto, lega molto bene con qualsiasi miscela, ha proprietà digestive elevate e valori proteici bassi. La farina di mais è molto amata a livello gustativo e di sapore. Poi soia tostata, presenta un’ altissima percentuale di digeribilità prossima al 90% ed è di  ricca di lipidi, i grassi sono presenti al 1,3%. La tostatura permette di bloccare l’attività degli enzimi responsabili del caratteristico gusto amaro della soia. Vorresti completare la composizione ?

M-Posso provarci ! Aggiungerei un buon pastoncino : bisko giallo pastoncino secco all’uovo,molto dolce con pochi grassi circa il 5%, oppure l ‘ottimo” quiko classic” sempre molto dolce con la stessa nota di grassi passando poi con” nectar blend o red factor prodotto dalla hait” , il primo dolcissimo a base di miele il secondo un poco speziato concludendo con del latte in polvere e pochi grammi di lievito, per favorire la digestione, quest’ultimo trattato con enzimi che lo rendono termostabile, non alterandone le carattestiche in fase di cottura.

A-Perchè un’olio essenziale ? Secondo me per il semplice fatto che se le sessioni di pesca, nel medesimo spot, sono ripetute nell’intero corso dell’anno e agli oli essenziali non si richiede il requisito di velocità, velocità che potremmo però ottenere combinandolo con  un alcool etilico. La tua opinione?

M-Da come la vedo io un’ ottima soluzione sarebbe quella di avere all interno dell’ esca una combinazione di olio essenziale e aroma in glicole :il primo la rende  gustosa,  ed il secondo, grazie al suo profumo, attira il pesce nell ‘area pasturata. Per pescate veloci un aroma in alcol è la soluzione migliore.

A-Lago o fiume, cosa preferisci?

M-Bella domanda ! Amando le acque libere ed avendo poco tempo per pescare ,le mie uscite veloci si concentrano soprattutto nel Grande fiume, meta ineguagliabile. Quando il tempo me lo permette, con diversi giorni a disposizione, i grandi laghi diventano la mia prima scelta la loro vastità mi stimola maggiormente. Senza nulla togliere alle acque correnti, le molteplici situazioni che un grande specchio d’acqua presenta, spronano maggiormente la vena creativa di ogni carpista. Cosa che tu sai benissimo, viste le numerose sessioni fatte in tua compagnia, ottima compagnia!
  

A-Quali sono i carpisti che ti hanno maggiormente influenzato?

M-Il mio carpfishing inizia nei primi anni 90 a quel tempo si era in pochi ma spiccavano gia dei nomi importanti : Roberto Ripamonti e Massimo Mantovani ecco questi 2 signori mi hanno influenzato , il primo con la sua tecnica il secondo con i suoi miscugli di farine.

A-Alcuni numeri orsono, in questa rivista, ho ricordato uno dei momenti più belli della mia vita di angler, trascorsi in terra Francese in riva al mitico  Lac du Der, guarda caso in tua compagnia. A decine si contano  i momenti che ci hanno visto complici nella pesca, la nostra settimana annuale ormai ha origini remote, quale ricordi con maggior emozione ?

S-Ho ricordi di ogni nostra settimana, ma quella indelebile e la pescata che dovevamo fare nel lago di Lugano per poi finire dopo 700 km in Po vicino casa.Giorni frenetici con le catture che ben poco tempo lasciavano ai b nostri dialoghi. Fantastico! 

A- Nello schematico individuo le tre regole che accompagnano regolarmente il mio carpfishing : - esigo alta precisione nella preparazione del terminale, rasento il fanatismo; -semplicità e qualità per le esche; -estrema cura nella ricerca del posto. Infatti,a cosa servirebbe un perfetto terminale collocato nel posto sbagliato, e una buona esca su un terminale mal fatto….a nulla. Indicami le tue tre regole.

M-I tre comandamenti eheheh : il terminale giusto a seconda della situazione, un ottima esca,  e massima cura e precisione nel posizionamento della stessa.

A-Il tuo rig preferito ?

M-Un semplice line alinger montato su amo a curva larga,valido in svariate presentazioni, e il tuo ?

A-Il mio è  il whity pool, per il quale ho realizzato una variante da me chiamata  “Whity pool d’ emergenza”. Per motivi facili da intuire non lo uso in acque correnti, ma in tutte le altre occasioni è il mio cavallo di battaglia. Mi soddisfa pienamente!

 

A-Credo sia ben conosciuta la mia posizione nei confronti di CFI, lo presiedo da tredici  anni, quattro mandati, e ne faccio parte da dal 1993. Anche la tua partecipazione attiva in CFI ha una storia importante, da anni iscritto mi sei succeduto alla guida della sede perifica di Rovigo, la n.ro 30 quando io ho assunto la carica di Presidente Nazionale, ne hai tenuto la carica per un mandato. Come vede Stiwi la nostra associazione?

M-Si faccio parte di CFI dal 94 io credo che tutti i carpisti dovrebbero farne parte  invece vedo, soprattutto gli ultimi anni, molte discussioni e attacchi verso l’ associazione, atteggiamenti che non hanno minato minimamente CFI, che continua la sua battaglia alla ricerca di soluzioni e norme vicine alla pesca moderna. Non dimentichiamo la lotta al bracconaggio e le guardie ittiche volontarie dislocate in quasi tutto il territorio nazionale di cui anch ‘io  faccio parte,  cosa chiedere di piu da un associazione monotematica ? Anzi ne approfitto per congratularmi ancora per la tua nomina all’interno della consulta regionale per la pesca sportiva, il primo carpista a raggiungere questo traguardo.

A-Grazie Matteo, una bella chiacchierata, soprattutto perché fatta in riva al nostro Po.

M- Veramente una bella idea, Ago, un saluto a tutti i lettori.

Agostino Zurma


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