Tecnica

Parentesi di alimentazione:

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 05/04/13


Con temperature finalmente accettabili sessioni a ripetizione sono d’obbligo, la macchina è praticamente sempre carica, sono spesso sul piede di guerra e appena posso parto per una nuova avventura. Ultimamente ho iniziato ad avere conferma su fenomeni che prima riconducevo a  banali coincidenze, e che invece oggi definisco episodi sistematici con una certa concentrazione delle partenze in periodi ristretti (decine di minuti, addirittura ore nei casi più fortunati). Forse la definizione è un po’ bruttina, semplificando diciamo piuttosto: capita che durante una sessione si aprano della parentesi di alimentazione, vere e proprie finestre di attività innescate da una serie di condizioni che hanno un effetto positivo sullo spingere le carpe a cibarsi proprio in loro concomitanza. Di cosa parliamo? Negli ultimi anni ho iniziato a valutare determinati fenomeni ambientali, o prettamente antropici, e a distinguerli in quanto al loro effetto sulle carpe, distinguendo tra fenomeni positivi e negativi; Ovviamente questa distinzione è legata esclusivamente al numero di partenze che riesco a registrare nel momento in cui il fenomeno oggetto d’esame esercita la propria azione, nonostante è da premettere che al cessare di taluni di questi, si bloccherà l’attività alimentare dei pesci, mentre in altri casi, nonostante termini un fenomeno, comunque la sua azione si protrae, ciò ci consentirà di continuare a catturare vista l’azione nel tempo che lo stesso esercita. Da un punto di vista biologico, attività alimentari elevate si osservano, come tutti sappiamo, nel pre o nel post-frega. Consiglio vivamente di non perdere di vista le danze dei ciprinidi, che siano carpe di fiume o di lago poco importa, generalmente le 72 ore precedenti o seguenti la piena frega sono estremamente produttive. In un lago avremo la possibilità di distinguere le zone di pre-frega, laddove le carpe si ritrovano 2-3 giorni prima dell’inizio delle danze, riuscire ad individuare queste aree è basilare al fine del divertimento, ma attenzione: rispettiamo sempre i periodi di chiusura. Se individuiamo uno spot con molte carpe in pre-frega nel periodo di chiusura, lasciamo perdere e evitiamo anche di pescare quando la chiusura termina ma le danze continuano, non credo infatti sia utile, per il nostro divertimento futuro, rompere le uova nel paniere alle baffute mentre sono in amore. Mi è capitato di catturare esemplari con lo sperma a frega ultimata (vedi foto), in effetti non è poi così difficile, dato che i periodi di chiusura (almeno qui in Campania) sono i medesimi dal Dopoguerra, nonostante le stagioni siano cambiate, e non poco, col passare dei decenni. In questi casi evitiamo di disturbare i rituali, anche se questi sembrano terminati (cessazione delle danze), piuttosto facciamo prevalere la coscienza e l’etica di cui troppe volte ci vantiamo, ma che invece altrettante volte utilizziamo  per un mero scopo egoistico… Per evitare confusioni preferiamo i periodi migliori di frega conclusa definitivamente e non avremo problemi sotto nessun punto di vista.

Le preliminari distinzioni tra fiume e lago/cava sono d’obbligo, pertanto cominciamo con il fiume.

Parentesi fluviali: In un fiume fenomeni che, in generale, producono effetti positivi sulla nostra sessione, e quindi sulle carpe, sono davvero numerosi. Riuscire ad approfittare di uno di questi rappresenta una strategia davvero proficua, che potrà garantirci diverse catture in un arco di tempo davvero ristretto. Probabilmente l’evento che più di tutti esercita un effetto produttivo e duraturo è il “post piena”, ossia il rientro negli argini dei fiumi a seguito di piogge abbondanti. Quando l’acqua invade terra, che invece durante la maggior parte dell’anno è fuori dal contatto con l’elemento liquido, la stessa riuscirà a scavare, e quindi intrappolare, trasportando nel percorso fluviale standard una serie di sostanze e alimenti (vermi, lumache, insetti) che rappresenteranno per i ciprinidi una fonte di approvvigionamento alimentare da non sottovalutare. Ovvio è che se le piene si verificano nel periodo delle concimazioni dei campi, il loro effetto non sarà altrettanto positivo, dato che le carpe si allontaneranno dal cibo naturale, se questo sarà impregnato di artifizi chimici propriamente tellurici e non dei ciprinidi, o appartenenti al mondo naturale. Con le piene la sessione è intuitivamente rischiosa e sconsigliabile. Le fasi maggiormente produttive saranno poco comode per gli anglers, ma comunque un pizzico di audacia e sfrontatezza potranno aiutarci a catturare tante carpe, anche se l’acqua sarà torbida; Le fasi migliori sono dunque quelle appena successive al rientro negli argini canonici (purché non ci siano grosse concimazioni nelle terre in cui l’acqua entra), sia perché quando il fiume è in piena è davvero difficile pescarci ed altrettanto utile evitare, sia perché quando poi l’acqua carica di alimenti rubati alla terra rientra, il suo volume inizierà a diminuire e sarà possibile pescarci anche se la limpidezza non sarà dalla nostra e se la corrente di sicuro darà grosse noie alla nostra azione di pesca. Oltre alle piene, che veicolano nutrienti nel fiume, una finestra di alimentazione potrà essere offerta nel periodo estivo da tutto ciò che “smuove” gli strati d’acqua, intendo ad esempio le pompe per l’irrigazione che risucchiano acqua dal fiume, rumorosissime ma davvero utili, piuttosto che le zone di erosione e i nuovi spot che durante l’inverno il fiume scava, rendendo disponibili e scoprendo neo porzioni di alimenti di cui le carpe approfitteranno senza troppi fronzoli (questi ultimi sono episodi che hanno un effetto positivo estremamente breve, non duraturo).

Parentesi lacustri:  Un fenomeno davvero positivo per l’apertura di parentesi alimentari è rappresentato da piogge improvvise che rimescolino in qualche modo gli strati d’acqua, e quindi garantiscano l’ossigenazione della stessa, specie in estate, quando si susseguono per lunghi periodi giornate con caldo afoso e quando ciò si traduce in una conseguente apatia alimentare da parte delle carpe. Se, come dicevo in un altro articolo, in questi periodi si manifesta un temporale improvviso (è sufficiente anche una pioggia intensa di 10-15minuti), oltre all’acqua, si rimescoleranno le carte in gioco della nostra sessione e di sicuro le partenze non mancheranno. Nei laghi e nelle cave non è detto che uno stesso fenomeno produca il medesimo effetto. E’ infatti intuitivo comprendere che una cosa è intaccare il microclima di piccoli volumi (cave), discorso diverso è invece quello legato ai grandi bacini, laddove certi effetti o alcune condizioni climatiche (compresi i cambiamenti improvvisi di queste) devono essere “pesanti” e non lievi. A parte questa doverosa premessa, in generale, una finestra di alimentazione che spesso noto in ogni bacino, indipendentemente dalla grandezza, è quella offerta dal cibo naturale presente e dalla sua disponibilità al momento della sessione. Quando quest’ultimo è disponibile al massimo, è davvero sconsigliabile andare a pesca, questo perché dobbiamo comprendere che una carpa non sostituirà mai una boilie con una succulenta cozza, anche se la nostra pallina ci sarà costata 20€/kg. Non a caso durante le fasi di luna piena (come sostenevo invece in un altro articolo), quando chioccioline, cozze, gamberi o altro escono allo scoperto sui fondali, le carpe si disinteresseranno quasi totalmente dei nostri manicaretti e della nostra pasturazione, preferendo sempre  e comunque quegli alimenti che madre natura serve da secoli di evoluzione. Conseguenza ovvia sarà la assenza o scarsità di partenze. Ciascun animaletto lacustre seguirà il proprio ciclo biologico che le carpe conoscono ed assecondano, al fine di approfittarne e cibarsi degli stessi. Esistono poi eventi fortuiti che definisco casuali, come ad esempio la caduta in acqua di parti di piante (pensate ad un tronco). Quando si verifica ciò, inizialmente i pesci per paura si allontaneranno, ma poi spinti dalla curiosità o dalla fame si accalcheranno nei pressi del “corpo estraneo”. Pescare a ridosso di questi alleati, soprattutto quando notiamo che da poco sono caduti o stati trasportati in acqua, può offrire una soluzione per una sessione davvero produttiva, anche perché su di essi potrà essere presente una certa quantità di materiale organico o larve di cui le carpe sono particolarmente ghiotte. Inoltre, nelle cave che hanno un fiume o un piccolo immissario che sfocia al loro interno, nei periodi di piena estate e di apatia alimentare, oppure nei momenti di acqua torbida, approfittiamo proprio delle zone ossigenate o leggermente più chiare (acqua pulita). Calare a ridosso o nei pressi di questi rivoli è utile e le carpe a volte si collocheranno proprio in queste zone per captare un po’ di ossigeno disponibile, per rinfrescarsi, oppure per alimentarsi, approfittando del flusso che ingloberà spesso materiale nutritivo di vario genere.

Evito consapevolmente di riportare eventi di cui non ho ancora piena certezza, mi serve un po’ di tempo per comprendere se altri fenomeni, che finora ho vissuto on the banks, rappresentano banalissime coincidenze oppure assi di briscola a cui dare un significato. Avere tempo a disposizione e vivere il più possibile con le lenze immerse è l’unica reale strada da percorrere per riuscire a vivere a 360 gradi la nostra passione e valutare eventi e circostanze; Se da una parte è vero che approfittare di alcune condizioni può renderci opportunisti e quindi approfittare di determinate situazioni, dall’altra è anche vero il contrario, ossia che anche quando tutto sembra essere dalla nostra, potrebbe materializzarsi un sonoro cappotto che rimetterà in discussione le nostre certezze e le nostre convinzioni. Diciamoci la verità: è proprio questo il bello del carp fishing, non sapere mai ciò che una sessione potrà riservarci, non sapere cosa c’è dall’altra parte della lenza che gioca al tiro alla fune con noi e se quel pesce che abbiamo appena slamato è davvero la carpa che di notte fa a pugni con Morfeo. Non diamoci per vinti e peschiamo, torniamo sui campi delle sconfitte precedenti e teniamoci pronti a nuove avventure, nuove delusioni e nuove conquiste.


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Commenti

Quirino Riccitelli il 16/04/13
Ciao Guido e grazie! Si è un tech con le gambe dell'evo (3 allunghi). Le gambe si comprano a parte, ma mi viene difficile dirti un prezzo preciso perché collaborando con Meccanica Vadese ho la fortuna di testare i prodotti senza preoccuparmi dei prezzi. Se vuoi posso chiedere in azienda. Parliamone su fb eventualmente ;-). Grazie ancora per i complimenti.


Guido B. il 16/04/13
Scusa Quirino vorrei farti una domanda fuori tema se mi è concesso.....poi dopo la risposta se vuoi puoi anche farla cancellare. Ti volevo chiedere se il pod è un teck nik personalizzatto,perchè ho notato che ha le zampe a tre sezioni,e l'avevo viste solo nik95 o sul mio daiko(le ho comprate apparte). Se cosi è,saresti cosi gentile da mandarmi un mp su fbk per dirmi quanto l'hai pagato.......grazie 2000 in anticipo ;-)


Guido B. il 16/04/13
Grande Quirino,complimentoni......ultimamente ne stai sfornando diversi di articoli piacevoli da leggere,ma soprattutto interessanti,quindi mi accodo ai complimenti di Francesco. Bravo davvero.


Francesco Vozza il 16/04/13
Chiarissimo ed esaustivo....grazie Quirino, hai reso perfettamente l'idea. Mi auguro di poter condividere presto una sessione di pesca, ancora complimenti per l'articolo, a presto!!


Quirino Riccitelli il 15/04/13
Ciao Francesco, Adesso ho capito la tua domanda. A Favore di corrente, o rischi di avere l'innesco dentro l'ostacolo man mano che la lenza si carica dei detriti trasportati dalla stessa (si appesantisce). Fa niente che poi si sposta anche di 1-2 metri (questo dipende dalla forza della corrente e dalla quantità/dimensione dei materiali che essa trasporta), l'importante è stare in pesca anche se ci si sposta dal punto x, ciò che conta è non rischiare di piantare l'amo nell'ostacolo (cosa che può accadere se si pesca contro corrente) o il ramo da alleato si trasforma in inconveniente. Se peschi nel Volturno in zone a corrente bassa con pochi materiali veicolati (pensa a Ruviano), utilizzando un buon 200 grammi riesci a incollarti all'ostacolo senza grossi problemi, se peschi invece a Dragoni (dove vado io) hai bisogno, anzi sei costretto a pescare a favore di corrente perchè non puoi lanciare 300 grammi che ti inchiodano al fondo, e quindi devi semplicemente "assecondare" la corrente e le eventuali partenze. Il discorso filerebbe ancor meglio se riuscissi a farti un'idea sulla direzione delle partenze. Spesso la carpa punta l'ostacolo appena l'amo trasmette il dolore, perciò cerca in ogni caso di calcolarti un margine di "ferrata utile" e spazio necessario a non permettere al pesce di trovare riparo facilmente nel ramo; In altre parole: è sempre meglio andare sul sicuro, magari pescare nei pressi e non realmente "dentro l'ostacolo", o rischiamo non solo di non fotografare, piuttosto di lasciare amo e il resto in bocca alla carpa. Spero di essere stato abbastanza chiaro ;)


Francesco Vozza il 14/04/13
Il fatto di pescare nei dintorni di un albero semisommerso o simili, è una carta da giocare, sia in acque ferme che correnti....su questo ci siamo!! Quello che non riesco a capire, scusami ma mi sfugge ancora, è se risulta opportuno, in presenza di corrente, pescare prima o dopo il tronco. Cioè, considerando l'esempio della corrente da sinistra verso destra, lancerò sul tronco di fronte alla sua destra, quindi a favore di corrente, o a sinistra, quindi in direzione contro corrente? Non riesco a spiegarmi meglio, scusa.


Quirino Riccitelli il 12/04/13
Ciao Francesco, Grazie per le belle parole spese. Per i tronchi che cadono in acqua io mi riferisco principalmente ad episodi lacustri. Pensa per un attimo al lago di Telese, vedi che tutti gli spot del sottoriva sono figli di cadute accidentali di ostacoli in acqua, non è assolutamente un caso. Ogni fattore che va ad offrire alle carpe riparo e cibo è da sfruttare e nel tempo garantirà risultati. In fiume il discorso è altrettanto producente, c'è da sperare che il tronco si ancori alla sponda, in questo caso pescarci a ridosso con frizioni serrate è l'opzione da preferire, magari assecondando la corrente in funzione della ferrata, perché questa risulti quanto più comoda ed efficace possibile...


Francesco Vozza il 11/04/13
Anzitutto complimenti a Quirino per l'articolo, credo molto utile a chi, come me, non riesce a vivere la pesca con una certa continuità. Lineare, semplice e molto esaustivo, ma, sperando mi si possa perdonare l'ignoranza, vorrei chiederti una cosa (mi rivolgo a te direttamente). Quando parli di "a ridosso" di un albero caduto, considerando il senso della corrente, conviene pescare dopo l'albero in acqua verso il senso opposto della corrente o al contrario? Non so se sono riuscito a farmi capire bene...sperando in una risposta, rinnovo i complimenti per questo articolo, da non sottovalutare!!


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