Itinerari

Paradisi di 'Gallia' L’Etang De La Ramade

Di Davide Mancaroni pubblicato il 20/07/17

Paradisi di “Gallia”

L’Etang De La Ramade

Alcune sessioni di pesca lasciano il segno e rimangono indelebili nella vita di un carpista. Non solo per i pesci

ma anche per le emozioni vissute in posti fantastici e poi, la prima volta in terra francese rimane impressa nel cuore e nella mente. Infatti Io ed il mio socio di pesca Giovanni decidemmo di affrontare per la prima volta queste famigerate acque. Iniziammo ad informarci un po’ sui vari laghi sia liberi che gestiti per farci un’idea. La nostra attenzione si focalizzò inizialmente su acque libere in quanto questa idea ci affascinava di più rispetto che affrontare una cava a pagamento. Però c’era un problema, come dicevo, per noi sarebbe stata la prima sessione in terra francese, non conoscevamo nè il territorio né tantomeno la lingua per cui l’idea di andare allo “sbaraglio” non è che poi ci allettasse più di tanto. Finalmente e fortunatamente girando su internet

(Santo chi lo ha inventato!) trovai quello che cercavamo, un lago naturalema gestito da un’associazione, così da poter partire con un po’di serenità in più. Il lago in questione è “Etang De La Ramade” situato nel sud della Francia, al confine del “Park Naturel Regional De Limousin”. Ha una superficie di 66 ettari ed è costituito da 3 bracci principali da cui prende anche il nome di “Mini Lac De Saint Cassien”. Il lago è dal 1994 di proprietà del comune di Giat e come già detto è gestito da un’associazione. Mi confrontai un po’ con il socio e fu così che decidemmo di prenotare. Il periodo che avevamo a disposizione erano i primi giorni di aprile e dato che il lago è situato a circa 800 metri sul livello del mare non avremmo trovato di certo un clima primaverile ma certamente invernale, ma questo non ci avrebbe fermato di certo, anzi. Arrivò il giorno della partenza (2 Aprile), euforici, emozionati e con la macchina carica all’inverosimile ci aspettavano 12 lunghe ore di viaggio per raggiungere la tanto agognata “terra promessa” dove avremmo trascorso un’intera settimana all’insegna della pesca e del relax. Dopo un’interminabile viaggio arrivammo in questo paradiso e la stanchezza del viaggio si fece da parte alla vista dello splendido bacino. Senza perdere tempo scaricammo la macchina e ci preparammo al trasbordo per raggiungere la nostra postazione.  Cercammo di montare il campo non troppo vicino alla riva del lago, le previsioni meteo annunciavano pioggia per quasi tutta la settimana e dato che nel lago si immettevano diversi piccoli fiumi sapevamo che il livello dell’acqua sarebbe potuto aumentare, per cui non volevamo correre inutili rischi. Muniti di barca ed ecoscandaglio era ora di scoprire cosa ci riservava il fondale del lago. Ci concentrammo principalmente su tre spot: il vecchio letto del fiume, a circa 50-70 metri da riva ad una profondità di 3/4 metri d’acqua; un albero sommerso, nel sottoriva opposto a circa 180 metri dalla nostra postazione ed infine una legnaia, in una piccola ansa a sinistra del nostro accampamento su un fondale di circa 3 metri. Come jolly, decidemmo di calare una canna su un fondale più “molle” su circa 4 metri e mezzo di acqua. Ci affidammo ad esche del calibro di Bardick e Aspis di casa Feed Up, dal diametro di 20/24 mm e ad un’esca invernale molto adeguata al contesto come l’H3 Curry Word. Visto il periodo iniziammo con una pasturazione abbastanza leggera e non troppo invasiva, qualche manciata di palline sopra il nostro innesco e alcune a raggio più ampio. La temperatura esterna era di qualche grado sopra lo zero (nella parte finale della sessione scese notevolmente raggiungendo valori bassissimi), mentre la temperatura dell’acqua si attestava intorno ai 6°, cosa che ci portò a pensare che il pesce non sarebbe stato molto attivo quindi era necessario adottare una strategia che ci consentiva di “ingannare un pesce alla volta!”. Prima notte, ore 7.30 del mattino, “STRIKE” , una canna posizionata nel vecchio letto del fiume fece impazzire un Delkim, uscimmo in barca e dopo un bel combattimento la prima specchi francese, anzi per essere più precisi, una “magnifique carpe miroir” entrò nel guadino . Un pesce di media taglia sui 12 kg, caduta su una Zero Gravity Bardick da 24 mm. Prima del calar del sole della seconda notte altra partenza, stavolta vicino all’albero sommerso nel sottoriva opposto. Inizialmente forzai molto il pesce per non perderlo nella legnaia ma purtroppo dopo pochi secondi si slamò con tanto rammarico del sottoscritto. Dopo queste due partenze pensavamo di aver “capito tutto” e che la strada fosse tutta in discesa. Purtroppo ci stavamo sbagliando, nei giorni seguenti nessun segno di carpe ma ricevemmo la visita di qualche grossa breme e uno storione. Le basse temperature e il meteo molto instabile non erano di certo dalla nostra parte. Pensammo anche di spostarci in un’altra postazione magari in cerca di hot spot dove il pesce potesse stazionare, però poi decidemmo di rimanere, sapevamo di pescare bene e se qualche pesce fosse passato nei pressi dei nostri inneschi non avrebbe avuto scampo e magari sarebbe stato anche qualche pesce di taglia. Ci rimanevano ancora due notti e durante il giorno la pioggia si alternava a qualche sprazzo di sole. Nel calar della notte si alzò un leggero ma freddo vento proveniente da nord. Passarono alcune ore, il vento aumentava e sapevamo che questo potesse essere un fattore positivo per mettere in movimento le nostre care carpe. In breve tempo, le incessanti piogge fecero aumentare il livello del lago costringendoci a traslocare il nostro campo nel bosco retrostante. La penultima notte trascorse silenziosa fino alle 2 del mattino quando una fulminea partenza ci fece sobbalzare dai comodi lettini, ferrata e via in barca, era la cannanel letto del fiume a circa 60 metri da riva. Nel nostro sottoriva erano presenti grossi massi, alghe e alberi sommersi quindi dovevamo combattere il pesce più a largo poi, la fitta nebbia non ci aiutava di certo ma dopo un bellissimo combattimento una bella carpa regina entrò nel guadino, da lì in avanti il pesce “rispose” molto bene alla nostra strategia di pesca. Nelle restanti due notti collezionammo altre sette partenze e vedendo che il pesce era attivo soprattutto nello spot del vecchio letto del fiume concentrammo la nostra azione di pesca proprio in quella zona. Il pesce “gradiva” una piccola pasturazione mirata sopra l’innesco ed ignorava le canne con pasturazioni più massicce. Neanche a dirlo le solite Bardick Zero Gravity e le H3 Curry Word fecero la differenza. Concludemmo la nostra sessione con 13 partenze, con due carpe perse e con il pesce più grande portato a guadino di poco sopra i 20 kg. I combattimenti che ci trovammo ad affrontare furono incredibili perché, nonostante la temperatura dell’acqua fosse di appena 6° il pesce ostentava una forza e potenza straordinaria. La sessione era giunta al termine, era arrivata l’ora di trasbordare e ricarica la macchina a “puntino”, eravamo molto “stanchi” ma certamente molto appagati da questa nuova esperienza. Per tornare a casa e alla vita quotidiana ci aspettava un’estenuante viaggio di 12 ore, ma questo non ci preoccupava affatto perché avevamo con noi un bel bagaglio di esperienza in più e indelebili emozioni che certi paradisi lasciano nel cuore e nella mente.

A presto Francia

                                   promoter Feed Up

                                   Davide Mancaroni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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