Tecnica

Oltre gli ostacoli

Di Thomas Santandrea pubblicato il 25/10/16

Non c'è cosa più bella che fermarsi sulle sponde di uno specchio d'acqua e osservarlo, magari al tramonto quando i colori raggianti e vivi rendono tutto più magico. La natura meravigliosa che fa da cornice ad un lago è qualcosa di indescrivibile che, solo chi lo vive a stretto contatto, può emozionarsi. Una delle cose che più osservo quando mi trovo seduto sulle sponde, oltre alla maestosità dell'acqua, sono gli ostacoli presenti in superficie. Spesso il mio pensiero va a quante carpe possano girovagare nei pressi di ostacoli sommersi. Molto spesso si tratta di alberi semi-sommersi, di rovi e di alghe che possono trovarsi sia in  superficie che in profondità.  Gli ambienti che presentano ostacoli sono sicuramente i più difficili da affrontare perché nascondono numerose insidie, ma rendono la sfida ancora più avvincente ed entusiasmante.  La caccia alla carpa sempre sognata parte proprio da qui, ovvero dalla ricerca meticolosa e precisa dei luoghi in cui esse si possono alimentare e regalarci una grande emozione. Essendo un animale abitudinario tenderà a transitare e alimentarsi spesso nelle stesse zone, che a volte possono cambiare a seconda della stagione. In base alla profondità e all'alimento naturale che troverà, privilegerà certe zone piuttosto che altre, ma possiamo stare sicuri che a ridosso di ostacoli sommersi, la carpa troverà sempre cibo in abbondanza. Spesso la presenza di ostacoli è legata al sotto-riva e quindi, dove è più facile trovare cibo, la corrente e il vento faranno depositare nelle zone marginali piccoli molluschi e piccoli organismi. Inoltre il sotto-riva è sempre ricco di cozze e gamberi, cibo preferito dalle nostre amiche. Pescare in mezzo agli ostacoli ne determina un'attenzione doppia sulla scelta dell'attrezzatura e dei terminali che andremo ad utilizzare. Materiali di alta qualità e di alta affidabilità che ci possano garantire una volta allamata la preda, poi di guadinarla. Dovremo mettere in preventivo qualche rottura o qualche slamata perché negli ostacoli sommersi la carpa ci vive e sa destreggiarsi molto bene, dando valore doppio ad una cattura fatta in queste circostanze. Ci sono ostacoli e ostacoli e dipende da dove decidiamo di affrontare una sessione di pesca.  Se ci troviamo di fronte ad un canale, luogo che prediligo e in cui pesco abitualmente, avremo condizioni più o meno simili sia che ci troviamo di fronte ad un canale di grandi dimensioni o di modeste. La presenza di canneti fitti e rigogliosi nel sotto-riva non deve ingannare, spesso hanno radici abbondanti e sporgenti che possono crearci notevoli problemi. Le nostre amiche amano alimentarsi proprio a ridosso di questi e di conseguenza una volta allamate tenderanno ad andare il più veloce possibile a ridosso di essi.  In certe situazioni capita di dover forzare la preda una volta entrata nel fitto canneto, di conseguenza dobbiamo essere preparati al peggio. Un filo rigido e di robusto diametro e un finale con shock leader del 0.60 ci potrà garantire un buona riuscita nel combattimento. Spesso si tratta di canneti di piccole dimensioni e quindi una volta forzata, la carpa riuscirà ad uscire. Importante l'utilizzo del piombo a perdere che ne consente una maggiore sicurezza nel combattimento, ovvero una volta perso il piombo la  preda tenderà a salire in superficie consentendoci un combattimento più libero e sicuro.  Inoltre qualora dovesse infilarsi tra gli ostacoli la perdita del piombo garantirebbe una maggiore sicurezza per il pesce perché se eventualmente dovessimo incappare in una rottura, non rimarrebbe incagliata insieme a tutto il terminale all'ostacolo. Calcoliamo che la maggior parte delle volte la causa di incaglio è determinata dal piombo, che a volte si incastra negli ostacoli sommersi, un esempio lampante è il Po. Molte volte quando ci troviamo a pescare sulle rive del grande fiume, in sassaia, nel recuperare, il piombo si incastra proprio negli angoli dei grossi massi sommersi non consentendoci di recuperare il terminale. È dunque fondamentale, in presenza di ostacoli, utilizzare le safety clip che ci consentono di perdere il piombo in situazioni di incaglio. Tornando alla pesca in canale e finendo il discorso legato agli ostacoli, un altro problema che potremmo riscontrare soprattutto in fine estate e inizio a autunno, sono le alghe. Queste per la maggior parte si sviluppano in superficie e quindi riusciamo ad occhio a vedere dove si trovano e decidere se evitarle o pescarci a ridosso. Dipende molto dal tipo di alga ma generalmente quelle che trovo nelle mie zone sono prevalentemente superficiali, solo di rado ho trovato quelle lunghe e filamentose molto simili alle castagnole, le quali hanno le radici robuste e spesse. Queste ultime sono molto ostiche e pescarci a ridosso molto spesso significa perdere la preda appena ferrata. Diverso il discorso per le alghe di piccole dimensioni superficiali, che  a volte in stagioni molto calde e umide prolificano fino a coprire interamente il letto del canale. Pescare in queste condizioni è pressoché impossibile ma, utilizzando alcuni accorgimenti, ci potremmo riuscire. Tempo fa pasturai un tratto di canale soggetto a questo tipo di alghe e il caldo contribuì alla prolificazione massiccia. Siccome il canale è soggetto a corrente più o meno sostenuta, il giorno in cui decisi di svolgere la mia sessione mi trovai di fronte ad un tappeto di alghe davanti che non mi permettevano nemmeno di vedere il pelo dell'acqua. Decisi di affrontare la pescata tra le mille difficoltà, preparai le canne e i terminali e misi l'innesco insieme al piombo all'interno di un sacchetto in pva, in modo tale da non incagliare l'amo nell'azione di lancio. La corrente era nulla e quindi si riusciva a pescare bene, canne alte per superare il letto di ostacoli in superficie sperando che non aumentasse la corrente. Fortunatamente questo non accadde e alla notte con mio grande stupore giunse a trovarmi una bellissima regina selvaggia e combattiva. Insieme a lei guadinai qualche chilo di alghe, ma nonostante le difficoltà riuscì a immortalare la preda catturata. Molte volte la passione e la voglia di pescare va oltre a ogni limite, ma con un po' di fortuna e attenzione qualche bella soddisfazione riusciamo a togliercela ugualmente.  La pesca tra gli ostacoli richiede un'attenzione doppia da parte del pescatore perché ne va della salute delle nostre amiche, perdere metri di filo e di treccia dovuti ad una rottura nel mezzo di ostacoli può portare alla morte della carpa dopo giorni di agonia incagliata in ostacoli sommersi. Quindi evitiamo di montare shock leader o leadcore con girelle per collegare la lenza madre perché in caso il piombo non si dovesse staccare la safety clip dev'essere libera di uscire dalla parte superiore del montaggio. Piccoli accorgimenti che possono evitarci spiacevoli situazioni, prima di tutto dobbiamo avere il rispetto per chi poi ci darà una grandissima emozione nel catturarla. Pescando a ridosso di alberi sommersi, rovi o qualsiasi altro tipo di ostacolo e avendo a disposizione una barca per calare i nostri inneschi la miglior soluzione è quella di utilizzare il sasso a perdere. Questo ci consente oltre al risparmio di soldi, perché i piombi costano, un minor impatto ambientale ovvero evitando di lasciare chili di piombi sott'acqua sostanzialmente non inquiniamo. Il montaggio del sasso a perdere è molto semplice, una camera d'aria o un elastico messo intorno ad esso in cui andremo ad agganciare la nostra safety clip. Basterà la sola forza della carpa in partenza a far staccare immediatamente l'elastico dal sasso consentendoci di combattere il pesce libero da peso superfluo. Non sempre potremo utilizzare questa soluzione, in quanto laddove non si possa utilizzare la barca saremo costretti a lanciare e di conseguenza l'unica possibile soluzione è il montaggio del piombo. A seconda del tipo di ostacolo che ci troveremo di fronte sceglieremo se utilizzare la treccia o il nylon. La prima va molto bene qualora ci trovassimo di fronte a ostacoli come alberi, rovi e alghe perché la sua grande rigidità e resistenza ci da una maggiore sicurezza e una minore probabilità di rottura, inoltre quando avremo a che fare con le alghe molto spesso la treccia tesa riesce a tagliarle, garantendoci una buona riuscita del combattimento. Il nylon va molto bene in presenza di sassi e massi di notevole dimensione, essendo meno rigido e più elastico è meno soggetto alla rottura, cosa che invece capita se utilizziamo la treccia in presenza di sassi. Quindi la bravura del carpista, quando si trova a pescare in queste situazioni, è determinata dalla scelta del materiale che andrà ad utilizzare in funzione degli ostacoli presenti. Pescando a ridosso di incagli è quasi scontato dire di lasciare la frizione o il baitrunner semi chiusi, così da evitare che la carpa prenda quei metri per lei fondamentali per infilarsi in mezzo alla foresta sommersa. Se peschiamo a lunga distanza utilizziamo sempre e comunque la treccia, che ci consente una maggiore rigidità e non consente alla carpa di prendere troppi metri, se a lunga distanza abbiamo la presenza di grossi sassi allora facciamo un shock leadear con un buon nylon dello 0.50 o 0.60 e siamo sicuri di non rompere. Controlliamolo ogni qualvolta facciamo una cattura e assicuriamoci che non ci siano dei punti di rottura rovinati dallo sfregamento con i sassi. 

Il bello della nostra tecnica è l'imprevedibilità, ovvero il non sapere cosa esattamente ci aspetta, affrontare un avversario “invisibile” di cui non vediamo la presenza è sempre difficile soprattutto se lo affrontiamo in mezzo a ostacoli dove di solito vive e sa destreggiarsi alla grande. In certe condizioni qualsiasi carpa ci venga a trovare deve renderci felici, non importa di quale peso essa sia,  ciò che importa è guadinarla.


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